"Tolleranza zero" contro il caporalato, in Trentino 300 lavoratori coinvolti in 4 inchieste. Sale la preoccupazione: "Chi sfrutta deve essere isolato"
"I fatti emersi in Val di Non sono criminali e lontani anni luce dai veri valori della nostra agricoltura" ha dichiarato il presidente di Coldiretti Trentino, Gianluca Barbacovi, in merito all'ultima inchiesta della Guardia di Finanza che ha riguardato un imprenditore di nazionalità straniera attivo nel settore della ristorazione, indiziato di aver sviluppato un articolato sistema di sfruttamento in concorso con alcuni imprenditori del settore agricolo

TRENTO. “Tolleranza zero”, Coldiretti del Trentino Alto Adige con il presidente Gianluca Barbacovi interviene dopo l'ennesima inchiesta sul caporalato in Trentino. E' la quarta operazione di quest'anno che riguarda il settore dell'agricoltura e che mostra una realtà che non può essere sottovalutata. “Non possiamo permettere che i caporali e una minoranza senza scrupoli infanghi l'impegno quotidiano di migliaia di agricoltori onesti” ha spiegato in una nota Barbacovi.
Le indagini portate avanti in questi mesi dalle forze dell'ordine con più operazioni hanno riguardato il mondo dei piccoli frutti ma anche il settore vitivinico. L'ultimo intervento della Guardia di Finanza ha riguardato la Val di Non dove sono state usate le procedure di ingresso previste dal cosiddetto “decreto flussi” per mettere in piedi un sistema di sfruttamento di lavoratori stranieri (QUI L'ARTICOLO).
A finire nei guai un imprenditore di nazionalità straniera attivo nel settore della ristorazione, indiziato di aver sviluppato questo articolato sistema in concorso con alcuni imprenditori del settore agricolo. E' stato scoperto che l'imprenditore, tra il 2020 e il 2025, aveva preteso da connazionali, per favorirne l’ingresso in Italia, somme comprese tra 10 mila e 12 mila euro, e ulteriori importi, quantificati tra 4 mila e 6 mila euro, prospettando la regolarizzazione della posizione lavorativa tramite la conversione del contratto di lavoro da stagionale a subordinato.
Questa inchiesta, come già detto, rappresenta il quarto caso di sfruttamento emerso in Trentino nel solo 2026, con un bilancio di circa 300 lavoratori coinvolti. Di fronte a questo scenario, Coldiretti si schiera al fianco delle Forze dell'Ordine e della Magistratura, ringraziandole per il rigoroso lavoro di indagine.
"I fatti emersi in Val di Non sono criminali e lontani anni luce dai veri valori della nostra agricoltura – ha affermato Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige – Non possiamo permettere che i caporali e una minoranza senza scrupoli infanghi l'impegno quotidiano di migliaia di agricoltori onesti. Il nostro dovere è garantire la tutela dei lavoratori e la difesa del reddito delle imprese sane, che oggi subiscono una concorrenza sleale spietata da parte di chi calpesta i diritti umani. Rivendichiamo con forza la dignità del lavoro agricolo: chi sbaglia e sfrutta deve essere isolato e punito con la massima severità".
Coldiretti ricorda di essere in prima linea in Europa per difendere e rafforzare la condizionalità sociale, che rischia di essere eliminata dalla nuova Pac: legare l'erogazione dei fondi comunitari al rigoroso rispetto dei contratti e della dignità del lavoro è lo strumento decisivo per tagliare ogni risorsa a chi si macchia di crimini inaccettabili premiando unicamente le imprese agricole che operano nella piena legalità.
“L’infiltrazione di sistemi di reclutamento illecito – spiega in una nota Barbacovi - che trasformano i lavoratori in vittime, impiegandoli illegalmente sia nei meleti che nella ristorazione, danneggia il cuore dell'economia locale. Serve una rete coesa tra istituzioni, sindacati e associazioni di categoria per estirpare definitivamente i caporali e la criminalità dalle nostre campagne. L'obiettivo è proteggere i soggetti fragili, tutelare la stragrande maggioranza di aziende sane e assicurare la totale trasparenza dal campo alla tavola, promuovendo sempre la difesa della salute dei cittadini. Il Trentino agricolo è fatto di etica, legalità e rispetto: lotteremo affinché queste reti criminali non trovino mai più spazio nelle nostre valli" conclude Coldiretti.


















