Etichette falsificate e acqua nelle vasche della cantina: blitz della Finanza in una nota azienda vitivinicola trentina, tre indagati per associazione a delinquere e frode
Tre dipendenti di una nota cantina trentina sono indagati per frode in commercio e associazione a delinquere: nel mirino delle Fiamme Gialle vini venduti come Igt, ma con origine e annata differenti da quelle dichiarate. Accertate anche irregolarità nell'utilizzo dell'acqua durante la lavorazione

TRENTO. Vini con etichette falsificate e acqua presente in alcune vasche della cantina: blitz della Guardia di Finanza, tre dipendenti di una nota azienda vitivinicola trentina indagati per associazione a delinquere, frode in commercio e messa in vendita di prodotti con segni mendaci.
Le Fiamme Gialle di Trento sono entrate in azione assieme agli ispettori dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari e nella giornata di giovedì 5 novembre hanno eseguito una perquisizione personale, locale ed informatica autorizzata dalla dalla Procura della Repubblica di Trento.
Nel corso di alcuni controlli è stata rilevata l’esistenza di acqua di vegetazione in alcune vasche all’interno della cantina, in violazione della normativa di settore: l’acqua sarebbe stata impiegata sui vini, attraverso la pratica enologica dell’osmosi inversa, senza alcuna comunicazione obbligatoria al registro telematico Sian.
Inoltre nel corso delle verifiche sono stati prelevati varo prodotti vitivinicoli, poi analizzati in laboratori specializzati: ad essere rilevate importanti discrepanze con la documentazione. Alcuni vini, inoltre, erano dichiarati, certificati e venduti dalla cantina come “Igt 2025” (Indicazione Geografica Tipica), provenienti quindi dal Trentino, ma sono risultati irregolari sia in merito all’origine geografica che all’annata (differenti rispetto a quelle del prodotto venduto).
Questo, spiega la Finanza, avrebbe garantito agli indagati e all’azienda una significativa riduzione dei costi, immettendo in commercio vini di qualità inferiore, nonché guadagni, vendendo più bottiglie di qualità falsamente superiore, con un potenziale rischio di compromissione dell’attendibilità generale delle denominazioni in questione.
Questo, viene sottolineato, "arrecando un potenziale danno economico e di immagine al territorio di riferimento, notoriamente d’eccellenza per qualità e sicurezza della filiera vitivinicola".














