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Vino contraffatto con acqua, zucchero e uso di aromi, la truffa coinvolge 5 regioni. Guardia di Finanza alla Cantina La Vis. Patton: ''Massima collaborazione''

L'inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza di Pavia è partita nel 2018 ed ha portato a cinque arresti. Il presidente della cantina trentina spiega: "Estranei a qualsiasi truffa, massima collaborazione con le forze dell'ordine"

Di Giuseppe Fin - 22 gennaio 2020 - 16:23

TRENTO. Viene citato anche il Trentino nella maxi inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza di Pavia e dai Carabinieri che all'alba di quest'oggi ha portato all'arrestato di cinque persone di nazionalità italiana che, in associazione fra loro, si sono rese responsabili di una complessa frode in commercio nel settore vinicolo, perpetrata dalla Cantina sociale di Canneto Pavese, nell’Oltrepò pavese.

 

La Guardia di finanza sta portando a termine l'acquisizione dei documenti proprio in queste ore. In Trentino le fiamme gialle questa mattina hanno acquisito dei documenti della Cantina La Vis e Valle di Cembra. Al momento, però, è bene chiarirlo, non vi è alcun genere di accusa. Il coinvolgimento, secondo le informazioni fornite dalle forze dell'ordine, ci sarebbe per il fatto che la cantina trentina ha acquistato nel corso del 2018 un quantitativo di vino e mosto dalla Cantina sociale di Canneto Pavese che si trova al centro della truffa. L'acquisizione di documenti avvenuta in queste ore servirà per capire se la realtà trentina fosse a conoscenza dell'artificiosità del vino oppure se la truffa fosse avvenuta a sua insaputa.

 

"La Guardia di Finanza - ha spiegato il presidente della Cantina, Pietro Patton - è arrivata questa mattina ed è stata chiesta della documentazione amministrativa. Da parte nostra c'è stata la massima collaborazione e siamo completamente estranei al qualsiasi genere di truffa. In passato avevamo affittato degli spazzi alla cantina pavese per dello stoccaggio e forse acquistato del vino".

 

L'operazione è iniziata la scorsa notte nel territorio dell’Oltrepò pavese e nelle province di Asti, Cremona, Piacenza, Verona, Vicenza e Trento. Sono stati coinvolti i militari della Compagnia Carabinieri di Stradella (PV) e della Compagnia Guardia di Finanza di Voghera (PV), con il concorso dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), del Gruppo Carabinieri Forestale di Pavia e dei Comandi Provinciali dell’Arma e della Guardia di Finanza di Pavia e con il supporto aereo dei Nuclei Elicotteri dell’Arma dei Carabinieri e del Roan della Guardia di Finanza e dei cash dog del Gruppo della Guardia di Finanza di Linate.

 

 

In tutto, come già detto, sono state eseguite cinque misure cautelari degli arresti domiciliari e due obblighi di firma emessi dal Tribunale di Pavia, responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (DOC e IGP). Oltre a questo tra i reati anche l’utilizzo e l’emissione di fatture false che servivano a giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate, non presenti in magazzino, e sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.

 

Nel corso delle attività di polizia giudiziaria sono state eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino, nonché laboratori di analisi compiacenti.

 

Più nel dettaglio l’indagine ha avuto inizio nel settembre 2018 allo scopo di verificare presunte attività illecite, finalizzate alla contraffazione di prodotti vinicoli, avvenute durante la vendemmia e la prima lavorazione dei mosti del 2018 presso la Cantina Sociale di Canneto Pavese, specializzata nella produzione di vini a marchio DOC e IGT tipici della zona.

 

Le indagini, sviluppate anche attraverso intercettazioni telefoniche e videosorveglianza, hanno consentito di verificare un consistente ammanco di cantina, ossia la differenza tra la quantità fisica di vino presente nelle cisterne e la quantità commerciale riportata nei registri di cantina, che era decisamente superiore a quella fisica. L’ammanco, risultato pari a circa 1 milione e 200 mila litri, ha determinato per il produttore una ulteriore possibilità di vendita di vino contraffatto per un valore economico di svariati milioni di euro.

 

L’ammanco è stato dolosamente creato falsificando le rese dell’uva/ettaro mediante bolle di consegna relative ad uve mai conferite in azienda da agricoltori compiacenti. La successiva indicazione sui registri di cantina della massima resa inerente la trasformazione dell’uva in vino, generava una contabilità sbilanciata rispetto al reale carico della cantina, che consentiva a quest’ultima di giustificare la vendita come vini DOC e IGT o “BIO” anche di prodotti che in realtà non avevano le caratteristiche richieste per tali etichettature, poiché “miscelati” con vini di qualità decisamente inferiore, non proveniente da uve certificate.

 

A tali prodotti venivano quindi aggiunti “aromi” vietati nella produzione vinicola, allo scopo di falsarne le proprietà olfattive e al palato così da imitare sapore e profumi delle tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.

 

Le complesse indagini, durate oltre un anno, hanno permesso di evidenziare che i vertici della Cantina, con il concorso di enologi di fiducia, hanno posto in commercio vino spacciandolo per Doc, Igp/Igt , ma in realtà contraffatto per quantità, qualità e origine.

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