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Trento
03 aprile | 13:18

La truffa di due associazioni no profit ai danni della Provincia di Trento e dell'Autorità Giudiziaria: un giro da 340mila euro. Un arrestato e 70 persone indagate

Le indagini hanno altresì scoperto che i cinque avevano costituito una seconda associazione no profit che era convenzionata con diversi Tribunali italiani, che si occupava di certificare i lavori di pubblica utilità e messa alla prova di soggetti imputati. Tale associazione, dietro pagamento di una somma di denaro (anche sotto forma di donazione), attestava falsamente che l'attività era stata svolta. Perquisizioni anche province di Vicenza, Padova, Latina, Siracusa, Modena, Vercelli e Lecco

di D.L.

TRENTO. Hanno truffato sia la Provincia Autonoma di Trento, ottenendo - senza averne titolo - contributi pubblici, l'Autorità Giudiziaria, fornendo false dichiarazioni o atti destinati alla stessa autorità, oltre all'emissione di fatture per operazioni inesistenti, giovani imprenditori, che hanno costituito le proprie società nella speranza d'iniziare il proprio percorso nel mondo del lavoro (e, invece, si sono ritrovati senza nulla in mano) e altre aziende che erano associate - senza saperlo - ad un ente di categoria.

 

L'indagine - denominata "Operazione Fantasma" - è partita dalla Procura della Repubblica di Trento, ma perquisizioni sono state effettuate anche nelle province di Vicenza, Padova, Latina, Siracusa, Modena, Vercelli e Lecco. Complessivamente sono circa 70 le persone indagate, 15 le imprese coinvolte. L'operazione ha visto l'impiego di oltre 200 tra carabinieri e finanzieri.

 

I Carabinieri e la Guardia di Finanza dei Comandi Provinciali di Trento hanno operato il fermo nei confronti di un uomo, il promotore occulto dell'attività, e proceduto all'arresto di altre due persone in flagranza di reato nell'ambito di un'indagine che ha portato alla luce un'associazione per delinquere composta da cinque soggetti trentini che, mediante la creazione e gestione di due enti no profit, hanno commesso numerosi reati ai danni di Enti Pubblici.

 

Due i filoni d'inchiesta. Nel primo caso, attraverso la gestione di un'associazione di categoria a livello locale, mediante l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché la presentazione di conti falsi: molte imprese risultavano infatti associate a loro insaputa all'ente no profit che, grazie alle "iscrizioni", aveva raggiunto il numero minimo (200) di adesioni necessarie per percepire i contributi pubblici, quantificati in 340mila euro e ottenuti dall'A.P.I.A.E. (Azienda Provinciale Incentivazione Attività Economiche), anche se la cifra potrebbe essere destinata a raddoppiare.

 

E le nuove imprese, una volta costituite da giovani (di età tra i 23 e 25 anni), venivano poi gestite dall'ente no profit, al fine proprio di ricevere ulteriori contributi. A tal proposito sono in corso indagini sull'indebita concessione di contributi anche da parte della Camera di Commercio di Trento e di Trentino Sviluppo.

 

Le indagini hanno altresì scoperto che i cinque avevano costituito una seconda associazione no profit che era convenzionata con diversi Tribunali italiani, che si occupava di certificare i lavori di pubblica utilità e messa alla prova di soggetti imputati. Tale associazione, dietro pagamento di una somma di denaro (anche sotto forma di donazione volontaria), attestava falsamente che le attività erano state svolte.

 

Alcune delle persone che hanno beneficiato dei "servizi", nel momento in cui avrebbero dovuto svolgere le ore le pubblica utilità si trovavano all'estero, un soggetto era in vacanza al mare e c'è anche stato chi, nel momento in cui avrebbe dovuto essere al "lavoro", era invece addirittura in caserma a presentare una denuncia. L'associazione era in grande espansione e si stava accreditando anche presso altri Enti.

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