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| 27 maggio | 20:20

"Da bambina giocavo con attrezzi e bulloni, poi ho scelto il lavoro di papà", la carpentiera Giorgia Veglio si racconta: "Qualcuno entra e chiede dov'è il meccanico"

La 26enne trentina Giorgia Veglio, artigiana carpentiera e manutentrice, racconta a il Dolomiti la scelta di seguire le orme del padre e di lavorare nella carpenteria di famiglia, specializzata in costruzioni e manutenzioni meccaniche: "Il primo giorno di catechesi mi chiesero che lavoro volessi fare da grande e io risposi: costruire i cancelli come papà. Ricordo che da bambina giocavo con i giocattoli assieme alle mie amiche, poi correvo sul banco da lavoro di mio padre e assieme a lui scoprivo i vari strumenti, e forse è iniziato tutto da lì"

di Redazione

TRENTO. "Il primo giorno di catechesi mi chiesero che lavoro volessi fare da grande e io risposi: costruire i cancelli. Ricordo che da bambina giocavo con i giocattoli assieme alle mie amiche, poi correvo sul banco da lavoro di mio padre e assieme a lui scoprivo i vari strumenti: forse è iniziato tutto da lì".

 

Inizia a raccontare così la sua storia professionale la 26enne trentina Giorgia Veglio, di professione carpentiera e manutentrice, che ha scelto di seguire il percorso artigiano di suo padre Luigi, titolare dell'omonima carpenteria a Mattarello di Trento specializzata in costruzioni e manutenzioni meccaniche.

 

L'azienda ha una lunga storia alle spalle, nata alla fine degli anni Novanta e trasformatasi poi in attività artigiana nel 2005, producendo manufatti in carpenteria e seguendo la manutenzione industriale in vari settori, fino a diventare partner richiesto da privati, professionisti e grandi aziende.

 

Giorgia Veglio, intervistata da il Dolomiti, racconta la sua scelta professionale da quando da bambina giocava sul banco da lavoro del padre, con attrezzi e bulloni, alla scelta della scuola da adolescente, fino al presente dove assieme alla sua famiglia porta avanti l'azienda, alternando il lavoro con una grande passione per lo sport. La sua specializzazione? Oltre a fare il “factotum in azienda”, la saldatura e la progettazione degli interventi.

 

"Ricordo ancora quando andai con mio padre a vedere l'Enaip di Villazzano – racconta Veglio – durante il cinquantesimo anniversario della scuola: lui era un ex studente e io sul momento mi innamorai di quel percorso anche se al tempo frequentavo già l'Itt Buonarroti, che si è rivelato troppo teorico per la mia indole pratica".

 

Da lì la decisione di cambiare strada, scegliendo un percorso più orientato al lavoro manuale e tecnico. "Ho quindi fatto un progetto passerella – continua – per passare alla scuola professionale, partendo dalla metà della seconda classe per colmare il gap accumulato. Mi sono diplomata come operatore meccanico in terza superiore, come tecnico per la manutenzione e la conduzione degli impianti automatizzati in quarta e come tecnico per la manutenzione e assistenza tecnica in quinta".

 

E durante gli anni delle superiori arrivano gli stage, che le permettono di capire definitivamente quale sarebbe stata la sua strada professionale. "Tra le esperienze che ricordo maggiormente – prosegue Veglio – c’è quella in un’azienda che produce stampi: lì ho capito che mi piaceva lavorare con le mani, scoprendo la loro sensibilità, quasi come se avessero degli occhi, che mi permette di intervenire sui vari macchinari".

 

E dal passato al presente: dal 2020, anno in cui si è diplomata, Giorgia Veglio lavora stabilmente nell’azienda di famiglia e oggi segue praticamente ogni aspetto dell’attività: "Ci occupiamo della saldatura dei metalli, realizzando manufatti tra cui appunto i cancelli che costruiamo e installiamo, ma anche di manutenzione di macchine utensili e del settore alimentare. Io, in azienda, faccio molte cose: dalla progettazione ai preventivi, fino al lavoro in officina e alle uscite per gli interventi e i montaggi".

 

Le chiediamo se, tra i vari ambiti, ce n'è uno in cui si è specializzata. “Le direi la saldatura – dice l'artigiana – che svolgo riuscendo a gestire bagni di fusione (porzione di metallo liquefatta dal calore, ndr) anche molto piccoli e sottili, talvolta grandi quanto un chicco di riso".

 

Lo sguardo va poi all'organizzazione dell'azienda, realtà completamente a conduzione famigliare: "Mio padre Luigi è il titolare, mia mamma Rossella si occupa principalmente dell’amministrazione e da poco è entrato in squadra anche il mio compagno Nicolò, che segue principalmente gli interventi esterni, e a noi si aggiunge anche un dipendente".

 

Le chiediamo a questo punto di parlarci della scelta di seguire le orme del padre, nell'ottica anche di un passaggio di testimone generazionale. "Lavorare con i miei – riflette Giorgia Veglio – mi ha sempre attirato e mi sembrava giusto proseguire su questa strada, anche se lavorare in famiglia a volte può essere difficile per un giovane (ride, ndr). Ma sono comunque contenta della mia scelta".

 

Nel corso degli anni, viene specificato, anche l’azienda è cresciuta e si è evoluta. "In origine aveva sede in città a Trento sud, sotto casa nostra – spiega Giorgia Veglio – poi si è trasferita a Mattarello in via della Cooperazione: con il tempo l’attività si è ampliata anche grazie al nostro ingresso e a quello di un dipendente".

 

Ma come è cambiato il lavoro negli anni, anche tenendo conto delle nuove tecnologie? "Fin dall’inizio mio padre è stato molto attento alle innovazioni – osserva – e anch’io voglio seguire questa linea: penso soprattutto all’avvento dell’elettronica, che ha portato molte comodità e agevolazioni. Alla fine però il lavoro artigiano vero e proprio non è cambiato, soprattutto per quanto riguarda la manutenzione". Diverso, invece, il discorso relativo alla carpenteria: "In questo caso si può parlare di complementarietà tra lavoro manuale e tecnologia, penso banalmente all'ambito delle misurazioni".

 

Tra le difficoltà principali del lavoro artigiano, Giorgia Veglio indica invece la gestione burocratica.

 

"La burocrazia – analizza con un pizzico di amarezza – è sicuramente uno degli scogli più importanti perché, soprattutto nelle piccole imprese, toglie molto tempo al lavoro stesso. Da noi se ne occupa principalmente mia mamma Rossella, ma il dato di fatto è che qualcuno deve sempre rimanere in ufficio a sbrigare pratiche, e probabilmente qualche semplificazione burocratica sarebbe auspicabile".

 

L'artigiana si sofferma poi sul fatto che, statisticamente, il suo lavoro di tecnico meccanico sia principalmente maschile: il ricordo parte dalla scuola, fino a qualche episodio “curioso” in azienda.

 

"Quando studiavo – spiega – ricordo che eravamo tre ragazze in tutto l’istituto, ma posso dire che mi sono sempre trovata benissimo. Sul lavoro invece capita ancora che qualche cliente si stupisca nel trovarsi davanti una ragazza e magari mi chieda dov'è il meccanico, ma alla fine sono episodi simpatici”.

 

Prima di salutare, Giorgia Veglio ci racconta l'intreccio tra lavoro e vita privata, nella quale coltiva anche diverse passioni: negli anni ha infatti praticato nuoto, vela, judo e tiro a segno, mentre oggi dedica il tempo libero soprattutto alla pole dance e alla passione per le moto.

 

Tornando al lavoro, e guardando al futuro, la volontà di Giorgia Veglio è quella di proseguire il percorso iniziato dal padre, garantendo continuità a una realtà artigiana costruita negli anni e accompagnandola nel passaggio generazionale.

 

"L’idea è quella di svilupparla sempre di più – chiosa – stando al passo con le nuove tecnologie come abbiamo sempre fatto, e continuando a fornire il miglior servizio possibile ai clienti senza perdere il valore e la qualità del lavoro artigiano".

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