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Trento
01 aprile | 19:35

"Il bisnonno nel 1919 creava selle e briglie. Poi sono arrivati gli zaini da lavoro e da montagna", storia di Tania e del Ravelli Sport: ''Così ho seguito le orme di famiglia''

La giovane imprenditrice e artigiana Tania Ravelli Racconta a il Dolomiti la sua scelta di rilevare l'impresa di Famiglia 'Ravelli Sport', laboratorio artigianale che produce zaini da montagna e non, borse e accessori: "Quando mio padre decise di andare in pensione non me la sono sentita di lasciare andare una realtà storica, con il suo patrimonio di conoscenze: ho imparato a cucire, a gestire l’ufficio e a seguire tutta la produzione"

TRENTO. “Ho studiato storia dell'arte all'università, ma quando mio padre ha deciso di andare in pensione ho scelto di affiancarmi a lui nell'attività di famiglia, rilevando ora completamente il laboratorio artigiano Ravelli Sport: non potevo permettere che quel patrimonio andasse perduto, perché parliamo di una storia d'impresa, e di una serie di competenze, le cui radici affondano nel 1919 quando il mio bisnonno aprì la sua attività a Gardolo”. Tania Ravelli, trentina classe 1992, inizia a raccontare così a il Dolomiti la scelta di raccogliere il testimone dell'azienda di famiglia “Ravelli Sport”, laboratorio artigianale che produce zaini da montagna e non, borse e accessori vari a Gardolo di Trento, creando inoltre prodotti su misura ed effettuando ogni genere di riparazione.

 

Dopo un lungo affiancamento al padre Sergio, Tania Ravelli ha preso le redini di un'attività storica sul territorio, e da sempre connessa con il mondo alpino: è stata infatti tra le prime a realizzare zaini da montagna, “ascoltando” lungo i decenni le esigenze e le richieste dei clienti, sia che fossero alpinisti o solo appassionati. “Il mio bisnonno era un mastro sellaio della Val di Sole – racconta Tania Ravelli – e nel 1919 arrivò a Gardolo e aprì un negozio artigiano al servizio dei carrettieri realizzando selle, briglie e accessori in cuoio per carrozze. Con l'evolversi della società l'attività diventò una fabbrica di materassi e tappezzeria fino a specializzarsi negli zaini da lavoro negli anni Trenta, puntando in seguito sui sacchi da montagna chiamati 'prosac' da contadini e alpinisti”.

E da quel primo step, inizia un "passaggio di consegne" familiare che porta l'impresa trentina ad evolversi sempre più: “Negli anni Quaranta raccolgono il testimone mio nonno Pierino e suo fratello Bruno Ravelli, alpinista di grande esperienza, ed è qui che inizia la vera produzione degli zaini da montagna, all'inizio poco più che delle sacche con degli spallacci”.

 

La svolta arriva negli anni Ottanta, quando subentra il padre Sergio che amplia la produzione introducendo borse e zaini di vario tipo, naturalmente da montagna ma anche per associazioni sportive, per il Soccorso alpino e l'elisoccorso e inoltre, tra gli altri prodotti, materassi per le piste da sci: l'azienda cresce e arriva ad avere una ventina di dipendenti. “Tra gli anni Ottanta e Novanta – dice con un pizzico di soddisfazione l'attuale titolare – penso che molti trentini avessero un nostro zaino e Ravelli Sport è stata soprattutto un punto di riferimento per alpinisti e appassionati di montagna: realizzavamo i sacconi per le spedizioni anche sugli Ottomila e lavoravamo a stretto contatto con chi li utilizzava. Ascoltavamo i consigli degli alpinisti e progettavamo gli zaini insieme a loro, e questo ci ha resi un luogo di incontro per chi viveva la montagna, non solo a livello locale ma in tutto il Triveneto”.

 

L'attività, spiega la titolare, prosegue per molti anni sviluppandosi sempre di più a contatto con il territorio ma poi avviene un'altra sliding door: con la crisi economica del 2008, quando molta produzione italiana si sposta all'estero per ridurre i costi, Sergio Ravelli sceglie di non delocalizzare ma di ridimensionarsi e cambiare produzione. “Abbiamo ridotto il lavoro in serie – specifica – per concentrarci su prodotti più piccoli e su misura, e su prototipi da affidare alla grande produzione che noi non curiamo. Abbiamo iniziato anche lavorazioni più tecniche, come tele in cotone e tubi in Pvc per ambiti industriali, ad esempio per miniere, cantieri o per il trasporto di materiali”.

E su questo “cambio di era” si innesta il passaggio dalla terza alla quarta generazione, da Sergio a Tania, che dal 1° gennaio 2026, dopo anni di lavoro al fianco del padre, è diventata l'unica titolare. “Fin da piccola – prosegue Ravelli – ho frequentato l'azienda, ma non avrei mai pensato di portarla avanti: ho infatti studiato storia dell'arte perché immaginavo un futuro diverso, magari in un museo. Poi quando mio padre decise che era arrivato il momento di andare in pensione capii che, essendo figlia unica, se non fossi subentrata avremmo chiuso: non me la sono sentita di lasciare andare una realtà storica, con il suo patrimonio di conoscenze. Ho imparato quindi a cucire affiancandomi alle sarte, a gestire l’ufficio e a seguire tutta la produzione: non è stato semplice, ma con l’aiuto di mio padre e molta buona volontà sono riuscita a prendere in mano tutte le fasi del lavoro”.

 

Ed ora, come lavora l'azienda, dopo il passaggio di testimone?

 

“Porto avanti l'attività assieme a mio padre che non è più il titolare ma che si occupa del taglio dei tessuti, mentre io cucio e gestisco tutta la produzione, dal lato pratico alla burocrazia. Lavoriamo con privati e aziende: abbiamo una nostra linea di zaini, da montagna e tempo libero, e realizziamo anche prodotti su richiesta, come zaini e borsoni da lavoro. Collaboriamo poi con enti pubblici: realizziamo infatti zaini per il 118, barelle per il soccorso sulle piste da sci e cartelle per i documenti dei cantieri. È un’attività, insomma, molto variegata. Lo zaino resta però il prodotto principale, ci occupiamo anche di attrezzature tecniche per il soccorso, e io oggi faccio soprattutto prototipi per grandi aziende: sviluppo il prodotto, poi la produzione su larga scala viene realizzata altrove”.

L'azienda è inoltre specializzata in riparazioni, non solo sui loro prodotti ma su qualsiasi zaino, e questa viene definita “una scelta etica, volta anche a contrastare la filosofia dello spreco”. In linea con questo pensiero, specifica la titolare, vengono utilizzati materiali di alta qualità, riducendo al minimo gli scarti, con anche i ritagli che sono utilizzati per le riparazioni. “Pensi – spiega – che lavoriamo con tessiture storiche, talvolta le stesse che utilizzava il mio bisnonno, come il loden per gli zaini da caccia che esiste addirittura dal Seicento”.

 

Ripercorrendo la scelta di voler prendere le redini dell'attività di famiglia, lo sguardo di Tania Ravelli si posa sulle difficoltà che attraversa il mondo dell'artigianato oggi, un settore che registra un difficile ricambio generazionale e sempre meno giovani disposti a mettersi in gioco (QUI ARTICOLO). “Una delle difficoltà principali – spiega – è trovare dipendenti che garantiscano continuità: formare qualcuno, soprattutto in un settore così specifico, richiede tempo e poi può succedere che un abbandono diventi difficile da gestire. C’è poi il tema della burocrazia, che porta via tantissimo tempo: io ad esempio mi occupo sia della produzione che dell’ufficio, e questo spesso rallenta il lavoro. Ultimo, ma non per importanza, l'aspetto dei costi fissi molto alti. Servirebbero quindi semplificazioni burocratiche e incentivi, soprattutto per le imprese artigiane portate avanti dai giovani e per chi decide di mantenere la produzione in Italia”.

Al netto delle difficoltà appena descritte, Tania Ravelli – che fa parte del Gruppo Giovani Imprenditori Artigiani del Trentino – spiega come, soprattutto dal punto di vista dei giovani consumatori, si stia osservando un'inversione di tendenza, con le nuove generazioni che appaiono più attente alla sostenibilità e alla qualità. “Mi sembra che ci sia un ritorno all’artigianato soprattutto tra i giovani: c’è più consapevolezza – osserva – rispetto al fast fashion e alla sua mancanza di etica, se così vogliamo chiamarla. Credo che si stia tornando sempre più a quei prodotti che durano nel tempo e che non si devono buttare dopo poco: la filosofia è semplice ma efficace, magari spendi di più all’inizio ma poi non devi ricomprare continuamente il prodotto, e anche l'ambiente può trarne delle conseguenze positive”.

 

Parlando di futuro, chiediamo a Tania Ravelli quale sia la direzione che la giovane artigiana vuole dare alla sua azienda, e la risposta si innesta su due cardini: tradizione e innovazione.

 

“Vorrei rendere Ravelli Sport un'azienda sempre più digitale: oggi infatti – spiega – un artigiano deve possedere competenze che vanno oltre il lavoro manuale e spaziare dal marketing alla comunicazione, oltre alla gestione e allo sguardo sempre attento all'innovazione. Ora sto lavorando a un e-commerce, che a breve sarà online, e voglio continuare a innovare senza però perdere il contatto con la nostra tradizione: l’obiettivo è tenere insieme qualità artigianale e aggiornamento continuo”.

 

Parlando di innovazione, le chiediamo una curiosità rispetto al rapporto dell'azienda con la montagna e l'alpinismo, che per quanto riguarda le attrezzature e l'abbigliamento ha registrato, e registra, un'evoluzione costante.

 

“Il mondo della montagna è in continuo aggiornamento– conclude Tania Ravelli – e si cercano materiali sempre più leggeri, tecnici e performanti. Anche noi, naturalmente, seguiamo questa direzione cercando di coniugare innovazione e qualità: per una realtà piccola evidentemente è meno semplice, ma cerchiamo di restare al passo con il mercato e i suoi sviluppi. Naturalmente le ore di lavoro sono tante, e anche l'impegno richiesto, ma tutti questi aspetti sono compensati dalla soddisfazione nel vedere i clienti contenti dei nostri prodotti”.

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