"Quando papà è morto abbiamo capito che la storia non poteva finire lì", i fratelli Mattivi raccontano quattro generazioni di marmisti: "Non solo lavoro, ma un dovere morale"
I fratelli Loris e Eros Mattivi raccontano la storia dell'impresa di famiglia Mattivi Marmi, dalla scelta di rilevare il testimone dopo la morte del padre fino al presente, lanciando uno sguardo su quattro generazioni di marmisti che arriva fino alla metà dell'Ottocento

TRENTO. "In seguito alla morte di nostro papà Alessandro in un tragico incidente in montagna nel 2015 abbiamo deciso di prendere in mano l'attività di famiglia insieme a nostra madre Antonella: non è stata una scelta facile, ma sentivamo il dovere anche morale di portare avanti non solo l'azienda Mattivi Marmi, ma anche una storia che ci lega alle generazioni che ci hanno preceduto".
I fratelli Loris ed Eros Mattivi, rispettivamente classe 1990 e 1994 e che sono alla guida della Mattivi Marmi di Trento con sede in via dei Solteri, iniziano così a raccontare a il Dolomiti il passaggio di testimone di una realtà artigiana che da oltre 150 anni lavora la pietra, tra tradizione di famiglia e innovazione.
La loro è una storia che affonda le radici nell’Ottocento e che intreccia due famiglie, i Mattivi e i Tomasi, unite dalla stessa professione oltre che da legami personali. "I nostri bisnonni infatti – spiegano – erano entrambi cavatori e si conoscevano anche se non lavoravano assieme".

Tra le prime figure ricordate c’è Davide Tomasi, trisnonno di Eros e Loris, che tra le altre cose lavorò all’estrazione e alla sagomatura dei blocchi di granito provenienti da Predazzo e utilizzati per il monumento a Dante Alighieri in Piazza Dante a Trento, inaugurato nel 1896. Il bisnonno Giovanni Tomasi, invece, ereditò dal padre e lavorò nella cava delle coste di Cognola, diventando maestro scalpellino dopo un lungo percorso di formazione.
Un passaggio fondamentale nella storia dell’azienda è stato compiuto poi dal bisnonno Pietro Mattivi, classe 1875, che imparò il mestiere dagli zii lavorando come cavatore e scalpellino e fu lui a fondare l’attuale impresa artigiana. "Tra le opere più significative a cui è legato – raccontano – c’è il basamento del Mausoleo dedicato a Cesare Battisti, realizzato con pietre locali della cava Mattivi e inaugurato nel 1935".
Nel tempo, l’attività si è trasformata insieme ai cambiamenti dell’edilizia. "Al tempo dei nostri bisnonni si costruivano edifici in pietra e servivano anni per ricavare ogni elemento. Con l’avvento del cemento armato – proseguono i fratelli Mattivi – il modo di lavorare è cambiato radicalmente e la pietra è diventata soprattutto un materiale ornamentale, un’evoluzione che si riflette anche nel lavoro delle generazioni successive".

Continuando nella storia ultracentenaria dell'impresa, dopo Pietro il testimone passa al figlio Enrico Mattivi, nonno degli attuali titolari e ricordato come uno degli ultimi scalpellini trentini dotati di grande precisione e passione. "Era uno scultore – specificano – e disegnava molto bene, insegnava anche ai nuovi lavoratori portando avanti una visione più artistica del mestiere".
La svolta dell'azienda arriva poi con Alessandro Mattivi, padre di Loris ed Eros, che nei primi anni Ottanta avvia il percorso professionale moderno, costruendo il capannone in via Solteri e introducendo nuovi macchinari. "Con lui c’è stato un forte sviluppo tecnologico – spiegano Eros e Loris – che rappresenta ancora oggi la base del nostro lavoro".
Il passaggio alla quarta generazione, però, avviene in modo improvviso e tragico: dopo la scomparsa del padre in un incidente in montagna, i due fratelli decidono di raccogliere il testimone dell'azienda per non interrompere il corso della storia.

"Avevamo sempre lavorato in azienda durante l’estate e, dopo aver completato gli studi, abbiamo scelto di continuare. In quel momento – raccontano con un pizzico di emozione – nostra madre ha avuto un ruolo fondamentale, rappresentando un ponte tra la vecchia e la nuova azienda, un passaggio che ha comportato anche una riorganizzazione interna, dal momento che alla morte di nostro padre avevamo più dipendenti, poi c’è stato un naturale assestamento. Non è stato semplice, ma abbiamo rimodulato il lavoro".
Venendo all'oggi, la Mattivi Marmi opera in più ambiti, mantenendo una struttura versatile e uno sguardo sull'ambito del marmo a 360 gradi.
"Lavoriamo nell’arredamento, nell’edilizia e nell’arte funeraria: realizziamo cucine, bagni e rivestimenti per interni, scale e pavimenti per l’edilizia, ma anche lapidi, monumenti, altari e opere commemorative" raccontano i titolari, sottolineando la precisa scelta di non specializzarsi in un solo settore: "Copriamo tutto il mondo del marmo e questo ci ha permesso, e ci permette, di avere continuità anche nei periodi più difficili".

Accanto alla lavorazione, interessante è farsi raccontare come lavorano "lungo la filiera del marmo", dalla cava al prodotto finito. Centrale, spiegano, è la scelta della materia prima: "Ci riforniamo soprattutto nella zona di Domegliara e quando possibile partiamo direttamente dal blocco, seguendo tutta la lavorazione fino al prodotto finale. La qualità del marmo è fondamentale: questo perché se il 'problema' nasce all’origine, si riflette inevitabilmente sul risultato finale".
I due fratelli sottolineano come tradizione e innovazione convivano nel loro percorso professionale all’interno dell’azienda. "Lavoriamo ancora con utensili forgiati più di 150 anni fa – spiegano – ma li affianchiamo a macchinari moderni. Rappresentiamo quattro generazioni che hanno lavorato la pietra con le proprie mani e oggi uniamo questa esperienza alla tecnologia e all’aggiornamento continuo, il che ci permette di realizzare anche soluzioni moderne e su misura".
Smarcandosi per un attimo dalla storia dell'impresa, e dal loro lavoro, i due titolari scelgono poi di soffermarsi sulle difficoltà del settore, su tutte quella del problema del ricambio generazionale. "Formiamo giovani direttamente in azienda – spiegano – ma diventare marmista richiede anche cinque anni di formazione e non è facile trovare persone disposte a intraprendere questo percorso, né trattenerle in un mercato del lavoro sempre più dinamico".

A questo, così come emerso in altri approfondimenti inerenti al mondo delle imprese artigiane (QUI ARTICOLO) si aggiungono le criticità legate alla burocrazia. "Servirebbero – spiegano Loris e Eros Mattivi – maggiori supporti e agevolazioni per alleggerire il carico sulle imprese artigiane, e questo dovrebbe partire in primis a livello istituzionale".
Nonostante le difficoltà, lo sguardo di Loris ed Eros Mattivi resta comunque orientato al futuro.
"Quando abbiamo deciso di raccogliere il testimone – concludono – eravamo consapevoli dei sacrifici che ci avrebbero atteso ma li abbiamo accettati, anche perché quello che facciamo non è solo un lavoro, è un legame con il nostro passato. In un contesto in cui spesso si pretende tutto e subito, restiamo convinti che la qualità dell’artigianato continuerà a fare la differenza, così come il rapporto diretto del cliente con chi realizza un prodotto".











