"Tutto iniziò nel 1919, oltre cent’anni e tre generazioni nell'ottica", le sorelle Barbara e Carmina di Ottica Frescura: “Occhiali tecnologici? Significherebbe snaturarci"
Tra le realtà storiche del Feltrino c’è Ottica Frescura: partita come bottega da arrotino si è poi specializzata nel settore, passando anche attraverso la fotografia. Oggi alla guida c’è la terza, e purtroppo ultima, generazione con le sorelle Carmina e Barbara: Il Dolomiti le ha incontrate e si è fatto raccontare la loro storia

FELTRE. “La difficoltà dell’essere donne imprenditrici non è cambiata, a differenza del mercato. Abbiamo diviso il tempo tra famiglia e lavoro e questo ha contribuito a mettere in secondo piano l’attenzione ai cambiamenti che stavano avvenendo, soprattutto nel digitale. Certo non avevamo capito la velocità con cui si verificavano, ma quando devi crescere i figli posticipi il non strettamente necessario”.
Quella dell’Ottica Frescura, storica realtà nel cuore di Feltre, è una narrazione che parte da lontano, nel tempo e nello spazio, e attraversa tre generazioni. A raccontarla le sorelle Carmina e Barbara, oggi titolari. “La nostra storia - esordiscono - inizia nel 1919, anzi prima. Quando nonno Celestino aveva 19 anni partì da Rizzios, a Calalzo di Cadore, con la mamma vedova, alcuni parenti e un carretto con la mola da arrotino, il suo lavoro, perché facevano la fame e avevano sentito dire che a valle c’erano opportunità”.
Ci misero molto a scendere, lavorando lungo la strada, finché decisero di fermarsi a Feltre. “Non sappiamo esattamente come nacque il negozio - proseguono - ma era sicuramente più semplice di oggi aprire una piccola bottega da arrotino. Qualche tempo dopo si unì il fratello Ferruccio, con una visione diversa: fu lui a mostrare al nonno come, con suoi strumenti, si potevano anche lavorare lenti per gli occhiali, cosa all’epoca poco conosciuta. Inventò anche un tornio dove produceva una sorta di lenti, ma sono racconti tramandati e non riusciamo a essere più precise”.
Intanto passano due guerre, nascono Ada e Giovanni, papà di Carmina e Barbara, e il negozio si ingrandisce andando verso la specializzazione. “Quando subentrò - specificano - papà ristrutturò gli spazi creando anche un negozio di fotografie, la sua passione”.
Tra le righe di questa storia, infatti, c’è anche la storia del Feltrino. Se da un lato papà Giovanni fu il primo a Feltre a dedicarsi alle lenti a contatto e fondò, con altri colleghi, la prima scuola di optometria a Calalzo, dall’altro delegò parte della gestione del negozio ai dipendenti per dedicarsi alla fotografia. “Quella tra gli anni Cinquanta e Sessanta - spiegano - era un’epoca di fermento artistico, c’erano molti pittori, e lui, che non dipingeva, esprimeva così la sua arte. Fece anche il fotoreporter per i giornali locali, lavorava per matrimoni e feste, e ha documentato la vita di Feltre fino agli anni Novanta: al piano superiore abbiamo un ampio archivio del territorio”.
La vita dell’ottica intanto procede. Nei primi anni Ottanta arrivano le sorelle, uniche donne in una realtà maschile. “I clienti - affermano - erano abituati a soli uomini, tanto che alcuni entravano chiedendo se ci fosse qualcuno disponibile quasi che noi non fossimo state lì. Poi col tempo ci siamo integrate fino a prendere in mano l’attività, i dipendenti sono andati in pensione e oggi siamo noi due più un’altra donna”.
Com’è cambiato il settore? “Il mercato - ammettono - è cambiato completamente, i negozi chiudono perché i giovani concepiscono il commercio prevalentemente online, anche se il nostro ne è relativamente colpito. Sentiamo più il peso della grande occhialeria a pochi passi, ma abbiamo fatto la scelta di rivolgerci alle realtà ‘minori’ e alla piccola filiera, privilegiando i locali. Puntiamo molto sulla fiducia del cliente perché la differenza con il grande commercio e Internet è data da questo. Il nostro è rimasto un piccolo negozio, l’ambiente è curato, le vetrine preparate nel dettaglio e scegliamo personalmente le montature. Un modo di fare commercio destinato a cambiare, perché ora c'è bisogno di più scelta possibile, anche se ciò porta anche distrazione”.
Il mercato si è poi fatto digitale: da un lato la presenza social, dall’altro la tecnologia che entra nell’occhiale, che fa foto e video e può monitorare la salute (qui). “Abbiamo cercato di adeguarci - spiegano - ma forse non abbiamo capito i cambiamenti in tempo, o magari una parte di noi non voleva, ad esempio sui social siamo arrivate ma tardi. Sul fronte degli smart glasses, invece, mentre le aziende investiranno in tecnologia, per noi significherebbe diventare una cosa totalmente diversa perché servono competenze diverse”.
Tasto dolente, infine, il passaggio generazionale: cosa vi riserva il futuro? “Purtroppo - concludono - non ci sarà la quarta generazione. I figli fanno altro e nostra sorella lavora altrove. Lavoreremo ancora un paio d’anni e poi speriamo subentri qualcuno, magari tra gli studenti della scuola di ottica a Pieve di Cadore che qui troverebbero oltre cent’anni di storia e un radicamento nel tessuto locale.
Per noi all’epoca fu naturale subentrare nell’attività già avviata, non si pensava nemmeno di fare altro: era scontato per una ragazza fare tesoro di questa sicurezza e siamo contente della scelta. Oggi, forse, chi sceglie di fare l’ottico parte con un entusiasmo diverso e potrebbe dare un nuovo impulso all’attività. Per noi è difficile capire come cambierà, ma i giovani sapranno adeguarsi”.












