Dalle stufe antiche del Castello del Buonconsiglio ai camini cinquecenteschi di Palazzo Geremia: storia dei fratelli Tapparelli, artigiani fumisti e restauratori
Patrizio Tapparelli racconta a il Dolomiti la storia dell'impresa di famiglia che da quasi 50 anni in Trentino è specializzata nella produzione artigianale di stufe e caminetti, e nel restauro di stufe antiche: "Siamo artigiani fumisti a tutto tondo e ci occupiamo di tutto quello che riguarda il riscaldamento con biomassa, che sia legna o pellet. Ad oggi sono migliaia i manufatti usciti dalla nostra ‘bottega del fuoco’ e siamo stati inoltra i primi ad aprire un negozio specializzato in stufe a olle a Trento. Nel nostro museo una collezione di 130 stufe antiche, la più vecchia è del 1600"

TRENTO. "Siamo artigiani fumisti a tutto tondo e ci occupiamo di tutto quello che riguarda il riscaldamento con biomassa, che sia legna o pellet. Realizziamo e installiamo stufe a olle e pellet, caminetti, cucine a legna e canne fumarie certificate e ad oggi sono migliaia i manufatti usciti dalla nostra ‘bottega del fuoco’ e siamo stati inoltre i primi ad aprire un negozio specializzato in stufe a olle a Trento".
Patrizio Tapparelli, titolare assieme al fratello Donatello della ditta Tapparelli in via Alto Adige a Trento e attiva dal 1980 nella produzione artigianale di stufe e caminetti, inizia così una lunga chiacchierata in cui, tra passato e presente, racconta a il Dolomiti una storia d'impresa che prosegue da decenni e che affonda le radici in secoli di generazioni di artigiani.
Oltre alla produzione, l'impresa è specializzata nel restauro di stufe antiche e dal 2010 ha allestito un museo che vanta una collezione di 130 stufe, con la più antica costruita nel 1600 e la più vasta collezione di stufe originali Bormioli.
Ma la storia parte da lontano, quando di stufe ancora non si parlava, almeno in famiglia. "Nel 1700 un nostro capostipite di Celentino in Val di Sole arrivò a Vigo Meano con il fratello – racconta il titolare – dove aprì una bottega di sartoria e calzoleria. L’arte di saper lavorare con le mani non ha mai abbandonato i vari discendenti, anche se nei secoli sono cambiati i mestieri: dal calzolaio e dal sarto sono nati cestai, carpentieri, scalpellini e muratori, fino ad arrivare a noi, fumisti fornellari".
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Correndo lungo i secoli, Patrizio Tapparelli arriva al percorso del papà Roberto, nato a Vigo Meano nel 1946 e fondatore dell’attuale attività. "Nel 1962, a 16 anni, nostro padre si diploma come scalpellino e inizia a lavorare nelle cave di porfido – racconta – e ricordo che mi confessava che da giovane andava tutti i giorni in bicicletta a lavorare. Successivamente rileva le quote di una cava e avvia un’attività in proprio con il fratello".
È proprio da qui che prende forma un percorso imprenditoriale che parte dalla lavorazione della pietra per i manti stradali, i famosi cubetti, e arriva progressivamente ai caminetti artistici e agli arredi da esterno, prodotti che conoscono una forte diffusione negli anni Settanta. "Fino al 1979 lavora quasi esclusivamente la pietra nell’azienda gestita con i fratelli – prosegue Tapparelli – creando soprattutto caminetti artistici e arredi da esterno. Nel gennaio del 1980 apre a Lavis la sua prima attività autonoma, affiancando subito la costruzione di stufe a olle: è qui che parte la storia della nostra attuale azienda".
L’attività cresce rapidamente e si struttura sempre di più. "L’azienda si dimostra subito innovativa e fiorente: nello stesso anno – ricorda l'artigiano – viene assunto il primo collaboratore e nel 1982 viene costruito un nuovo capannone produttivo a Lamar di Gardolo, mentre poco dopo arrivano nuovi macchinari per la lavorazione del marmo, del legno e della ceramica". E proprio la stufa a olle, spiega Tapparelli, rappresenta in quegli anni uno dei prodotti più richiesti, grazie alle sue caratteristiche energetiche e al ridotto consumo di legna.

Alla fine degli anni Novanta avviene poi il passaggio di testimone generazionale. "Nel 1998, terminati gli studi da geometra, ho affiancato mio padre in bottega, e nel 2001 è entrato anche mio fratello Donatello, geometra anche lui, e oggi siamo noi a portare avanti l’attività".
Una continuità che, racconta, nasce quasi naturalmente all’interno della famiglia. "Intraprendere questa via artigiana? Diciamo che non è stata una scelta, ma un passaggio obbligato. Obbligato e sottolineo non imposto, perché siamo cresciuti in azienda e il confine con la famiglia era molto poco netto: nostra madre ci aiutava con la burocrazia e noi da ragazzi prendevamo confidenza con il lavoro nel doposcuola, è stata una scelta arrivata da dentro con la volontà di portare avanti una lunga storia d’impresa".
Appresa la lunga storia famigliare, e la scelta di continuarla, chiediamo a Patrizio Tapparelli di spiegarci nel dettaglio il lavoro. "Come anticipato – spiega – siamo artigiani fumisti e ci occupiamo di tutto quello che riguarda il riscaldamento con biomassa, che sia legna o pellet. Realizziamo e installiamo stufe a olle e pellet, caminetti, cucine a legna e canne fumarie certificate".

E pur mantenendo un forte legame con la tradizione, l’azienda ha continuato ad aggiornarsi nel tempo seguendo l’evoluzione delle tecnologie. "È un lavoro che affonda le radici nel passato – spiega Tapparelli – e il fumista è l' artigiano che conosce e gestisce tutto ciò che riguarda la combustione della legna, e che ne sa sfruttare al massimo l'energia prodotta, oggi aiutato da software di calcolo e nuove tecnologie, ma non si può prescindere da una cosa fondamentale: immedesimarsi e comprendere la fiamma che brucia e i suoi fumi".
Tra le difficoltà maggiori di oggi, emerge nel corso del racconto, c'è soprattutto il peso della burocrazia. "Su cinque giorni di lavoro, due li passiamo in ufficio”, osserva. Ma secondo l’artigiano è cambiato profondamente anche il rapporto con il cliente: “Molti pensano che quando si acquista qualcosa valga la ‘logica flash di Amazon’, mentre un prodotto artigianale porta con sé non solo l’oggetto, ma anche le competenze di generazioni di lavoratori e decenni di studio. Noi forniamo un prodotto, ma anche uno studio e delle soluzioni pratiche".
Accanto alla produzione, la famiglia Tapparelli ha sviluppato negli anni una forte specializzazione nel restauro di stufe e camini antichi. "Nostro padre Roberto, fin dagli inizi, si occupò anche del restauro e trasmise a noi figli questa passione: negli anni ci siamo specializzati nel settore e abbiamo firmato alcuni dei restauri più importanti della regione".

Tra gli interventi citati ci sono quelli sulle stufe antiche del Castello del Buonconsiglio, sui camini cinquecenteschi di Palazzo Geremia, sulla stufa di Sfruz a Palazzo Saracini Cresseri, oltre ai restauri effettuati a Castel Stenico, Castel Thun, al monastero di San Damiano a Borgo Valsugana e al castello di Calavino. "Quando si restaura una stufa antica – spiega l'artigiano – si lavora su manufatti vecchi anche 400 anni, realizzati con tecnologie completamente diverse da quelle attuali: serve immedesimarsi nelle tecniche e nelle dinamiche di secoli fa".
Per questo, racconta, negli anni i due fratelli hanno frequentato corsi specifici di ceramica al tornio, pittura e tecniche medievali di cottura. "Ricordo un corso con l’Università di Innsbruck che ci ha portato a realizzare mattonelle rinascimentali cotte con forno a legna, imparando a creare smalti partendo da ossidi ed elementi naturali. È questo insieme di competenze che ci permette di 'viaggiare nel tempo' per interagire con prodotti così antichi".
Ma come ci si confronta, nel concreto, con una stufa antichissima? Nel laboratorio, spiega Patrizio Tapparelli, le stufe antiche ritornano a nuova vita. "Già ad un primo sguardo – prosegue – riusciamo a capire da quale manifattura proviene e di conseguenza quale era la tecnica costruttiva. Un esame più accurato ci permette di capire che materiali sono stati utilizzati, i collanti, la creta, gli smalti e in questo modo stabiliamo la modalità di intervento per l’asportazione degli inerti, la pulizia delle superfici maiolicate, la ricostruzione dei pezzi mancanti e delle sbrecciature, e quali colori utilizzare per il ritocco pittorico".
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L'impresa ha poi un'altra unicità: da questa passione per il passato è nato anche il museo delle stufe antiche, inaugurato nel 2010 e oggi considerato un unicum in Trentino e in Italia. "Nostro padre recuperò la prima stufa antica già nel 1982 – ricorda Tapparelli – salvandola da una fine ingloriosa in una discarica di inerti lungo il greto del fiume Avisio, e poi noi abbiamo continuato puntando soprattutto sul contatto con la gente che magari ci proponeva la classica stufa del nonno".
E da lì è stata un'ascesa "verticale", con il museo che ospita oggi una collezione di 130 stufe che vanno dal 1620 al 1910, e custodisce la più vasta collezione di stufe originali Bormiolli e alcuni pezzi sono anche in vendita, il che fa sì che il museo "sia in costante movimento con stufe che vanno e che vengono".
"Dal 1998 ho approfondito questo settore – continua l'artigiano – appassionandomi alla storia delle stufe, sulla quale ho scritto anche il libro Bormiolli - Le stufe a olle di Trento, che ripercorre la storia di questo prodotto sul territorio dal Settecento". Un patrimonio che, sottolinea, richiama visitatori dall’Italia e dall’estero e che continua ad arricchirsi nel tempo: "Qualche tempo fa un signore brasiliano con origini trentine ha acquistato una casa sul lago di Garda ed è venuto da noi dicendoci: io non so neanche cosa sia una stufa a olle, ma mia nonna me ne parlava sempre e ne voglio una della sua epoca. Incredibile".
Guardando al futuro, l’obiettivo dei fratelli Tapparelli è quello di continuare mantenendo viva la tradizione, innovando ma senza stravolgere, e con uno sguardo attento all'ambiente. "Le stufe sono sempre meno inquinanti e la questione della classificazione energetica è sempre più importante. Amiamo questo lavoro – conclude l'artigiano – e ci appassiona soprattutto per la storia e la cultura che porta con sé e che vogliamo continuare a raccontare. In quest’ottica uscirà anche un altro libro dedicato alla storia documentaria delle stufe a olle in Trentino: parliamo dell'oggetto artigianale più identitario del territorio e non ne esiste un altro che ci identifichi e rappresenti così tanto. La storia dietro a questi oggetti è plurisecolare, e andrebbe valorizzata e tutelata anche dagli enti pubblici".












