''C’è una sofferenza che va oltre quella della perdita: è la sofferenza creata dal rumore'', quando un lutto è inghiottito da media e social: lettera della famiglia di Gianna Sommavilla
La notizia della morte della donna di 76 anni di Ziano di Fiemme a seguito delle complicazioni emerse dal morso di una zecca è stata ripresa in tutta Italia. Ne sono seguite trasmissioni di approfondimento, commenti, servizi sul funerale in presa diretta. La famiglia oggi chiede silenzio e ringrazia ''tutte le persone che hanno voluto davvero bene a Gianna e che hanno rispettato il dolore e la sua memoria''. ''Gianna è una persona che ha vissuto di cultura, di tradizioni, arte, natura, lealtà, professionalità e per questo va ricordata''

ZIANO DI FIEMME. ''C’è una sofferenza che va oltre quella della perdita: è la sofferenza creata dal rumore. Un rumore forte, assordante, fatto di voci vuote, sguardi curiosi, parole sciocche che inseguono un fatto. Si parla per riempire spazi, per ottenere visibilità, per apparire attraverso il dolore degli altri''. Comincia così la lettera scritta dalla famiglia di Gianna Sommavilla, la donna di 76 anni di Ziano di Fiemme che, a seguito di un morso di zecca e di una grave encefalite, è morta negli scorsi giorni all'ospedale Santa Chiara di Trento.
Una lettera che, in qualche modo, cerca di ricomporre quel silenzio e quel rispetto che un lutto avrebbe sempre il diritto di ottenere ma che nel caso di Gianna non c'è stato. La notizia, infatti, ha rapidamente assunto i contorni del racconto nazionale (e in qualche caso nazionalpopolare con servizi pomeridiani), è rimbalzata sulle televisioni e sui media di tutta Italia ed ha assunto i contorni della morbosità con i servizi realizzati durante il funerale che hanno dato particolarmente fastidio ai familiari e a chi conosceva bene Gianna.
E se da un lato c'è la speranza che tutto questo 'rumore' almeno sia servito a far aumentare le vaccinazioni e a far crescere la consapevolezza nel grande pubblico che le zecche sono un problema serio, serissimo, e che il tema non va assolutamente sottovalutato dall'altro c'è l'amarezza per essersi trovati dentro a un circo mediatico che non risparmia niente e nessuno. Come il Dolomiti la speranza è di aver contribuito al primo aspetto e meno al secondo ma riteniamo giusto pubblicare integralmente quel che ha inviato la famiglia di Gianna perché fermarsi ad ascoltare e riflettere fa sempre bene, a tutti.
C’è una sofferenza che va oltre quella della perdita: è la sofferenza creata dal rumore.
Un rumore forte, assordante, fatto di voci vuote, sguardi curiosi, parole sciocche che inseguono un fatto. Si parla per riempire spazi, per ottenere visibilità, per apparire attraverso il dolore degli altri. Rendersi interessanti attraverso la storia altrui è diventato un gioco senza rispetto: manca il silenzio che farebbe riflettere, manca la verifica delle informazioni prima di giocare al telefono senza fili.
Ciò che è accaduto a Gianna non è una notizia da usare per riempire il vuoto di un programma televisivo; è una storia di dolore profondo e tagliente per chi resta. Dietro ogni titolo sensazionalistico c’è una famiglia, persone che vivono il lutto, il dubbio, la frustrazione di non aver ricevuto risposte in tempo. Ridurre tutto a commenti frettolosi o a consigli generalisti è cinico e inutile.
I social sono pieni di questi bei consigli: slogan che suonano risposte pronte, ma arrivano spesso troppo tardi. Nel momento decisivo, la realtà è diversa; i protocolli, le diagnosi, le possibilità terapeutiche non sempre coincidono con la semplicità della chiacchiera online. Le parole autorevoli pronunciate a posteriori non restituiscono quel che è stato perso.
Un altro problema grave sono le fughe di notizie dagli ambienti ospedalieri. Alcuni fatti non vengono nemmeno condivisi tra familiari, eppure finiscono in mano a chi monta titoli e storie. Nome, cognome, età, dinamiche. Le spiegazioni possibili sono due: o certe informazioni vengono inventate di sana pianta, o la tutela della privacy è così debole da permettere queste violazioni. Nessuna delle due ipotesi è accettabile.
Ancora più aberrante è la strumentalizzazione del dolore: trasformare il lutto in contenuto, riempire minuti televisivi e pagine web per guadagnare audience, macinare righe che non aggiungono comprensione ma alimentano il rumore. È uno spettacolo che svilisce le persone coinvolte e disumanizza chi osserva.
Per questo vogliamo dire grazie a tutte le persone che hanno voluto davvero bene a Gianna e che hanno rispettato il dolore e la sua memoria: chi non si è prestato a questo spettacolo, che non si è lasciato coinvolgere nella caccia al sensazionalismo, a chi ha difeso la memoria con discrezione e amore. Gianna è una persona che ha vissuto di cultura, di tradizioni, arte, natura, lealtà, professionalità e per questo va ricordata.
A loro va la nostra riconoscenza.

















