Dal magazzino spariscono attrezzi professionali di ogni genere con sospetta regolarità: nei guai un operaio dell'azienda, nel suo furgone 12 mila euro di refurtiva
Lunga attività di indagine, poi la svolta: denunciato un operaio della ditta

ARCO. È finita con la denuncia di un operaio straniero, accusato di ricettazione, una lunga e complessa attività di indagine portata avanti dai carabinieri di Arco.
L’indagine ha avuto inizio nel mese di maggio, a seguito della denuncia presentata in stazione dal legale rappresentante di una ditta dell’Alto Garda il quale aveva constatato la sparizione sistematica di attrezzature aziendali professionali in determinati giorni della settimana.
I carabinieri arcensi hanno individuato una serie di persone sospette fra le quali un operaio che, lo scorso 17 settembre, è stato fermato dai militari della stazione di Mori alla guida di una utilitaria e trovato in possesso di attrezzature che rappresentavano solo una piccola parte della refurtiva asportata dall’azienda nei mesi precedenti.
A quel punto, i militari della stazione di Arco hanno richiesto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Rovereto di valutare l’emissione nei suoi confronti di un decreto di perquisizione domiciliare e veicolare, provvedimento che è stato eseguito nella zona della Valle Lagarina qualche giorno dopo. L’attività ispettiva si concludeva con esito positivo in quanto, all’interno di un furgone di proprietà dell’operaio, i carabinieri della stazione di Arco hanno rinvenuto, all’interno del vano di carico e nascosta sotto indumenti e suppellettili di scarsissimo valore, gran parte della refurtiva di proprietà della azienda, per un valore di oltre 12.000 euro.
Peraltro, nell’abitazione del soggetto veniva trovata altra attrezzatura aziendale. Tutta la refurtiva è stata quindi posta in sequestro e restituita all’avente diritto, mentre per l’operaio, vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza penale di condanna definitiva.













