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Bolzano
18 ottobre | 19:59

"Dico basta, è il momento di fermarsi. Ma quanto mi sono divertito". Il bomber dei bomber regionali Fabio Bertoldi chiude con il calcio giocato, dopo 422 gol in 540 partite

Un problema all'anca lo ha costretto a fermarsi, dopo aver segnato valanghe di reti in serie D, Eccellenza e Promozione. Una media stratosferica per una delle grandissime icone del calcio regionale. "Il gol più bello? Ad Ala, con la maglia del Bozner: se lo riguardo, ancora oggi un po' mi emoziono. Il più importante? In serie D con il Levico: la rete al 96' contro l'Union Feltre ci permise di andare ai playoff. Ho avuto tanti allenatori eccezionali, ma il più importante è stato Lupo Toccoli, che mi ha fatto alzare l'asticella"

Dico basta, è il momento di fermarsi

SALORNO. Ormai "tutti" si erano abituati a cercare il suo nome nei tabellini della domenica calcistica. Ormai era diventata un'abitudine, anche per chi non lo conosceva o non ci aveva mai giocato contro: "vediamo quanti gol ha fatto stavolta Beto" era il leit motiv.

 

Sì, perché Fabio Bertoldi segnava sempre. E, se ogni tanto capitava che non "timbrasse" il cartellino, si rifaceva - spesso con gli interessi - nel turno successivo. Il pensiero dei "prossimi" avversari quando vedevano che il bomber non aveva segnato? "Mannaggia, poi domenica questo arriva ancora più carico".

 

La sua media? Stratosferica - 422 reti in 540 partite disputate con le maglie delle prime squadre in cui ha militato, considerando solamente le gare di campionato perché, se prendessimo in esame anche le partite delle varie Coppe, il dato salirebbe ulteriormente.

 

Ebbene (e purtroppo, aggiungiamo noi), quel dato non verrà più ritoccato: Bertoldi ha detto "basta" e chiuso con il calcio giocato. Suo malgrado perché, a 38 anni suonati, continuava a segnare, la voglia era (ed è, perché non si perde in pochi giorni) tantissima e, se fosse stato per lui, di gol ne avrebbe realizzati ancora parecchi.

 

"Il mio fisico mi ha imposto lo stop - esordisce "Beto" -: ho un problema all'anca, che già lo scorso anno mi ha dato parecchio fastidio. Pensavo e speravo che, fermandomi durante l'estate e facendo un gran lavoro di prevenzione, la situazione sarebbe migliorata, ma non è così. E, allora, è venuto il momento di fermarsi. Mi dispiace immensamente perché avrei voluto continuare e, anche quest'anno, giocando con il dolore e allenandomi a scartamento ridotto, avevo già segnato 5 reti in 8 partite con il Salorno. Il calcio è sempre stata ed è la mia più grande passione, ho dedicato tantissimo tempo al pallone e mi sono tolto innumerevoli soddisfazioni. Qualche rimpianto? Ma sì, ma sono decisamente più le gioie che provato, senza dubbio".

 

L'esordio in prima squadra è datato stagione 2004 - 2005, quando Bertoldi era un adolescente. Con il Salorno, la squadra del suo paese, la cui maglia giallorossa ha sempre rappresentato una sorta di "seconda pelle", mette subito a segno 7 reti in 15 presenze in Eccellenza. L'anno successivo le presenze sono 28 con ben 17 marcature, mentre nella stagione 2005 - 2006, complice qualche piccolo infortunio, gioca "solamente" 18 partite ma realizza comunque 9 reti.

 

Poi un'annata a Merano, sempre nella massima categoria regionale (23 presenze e 14 reti), prima del ritorno "a casa". I suoi 23 gol in 27 partite contribuiscono a riportare subito il Salorno - nel frattempo retrocesso in Promozione - in Eccellenza, dove l'anno successivo realizza 12 gol in 25 gare.

 

Nel 2010 approda - per metà stagione - per la prima (e unica) volta in Prima Categoria, segnando 14 reti in altrettante partite, mentre nel 2010 saluta l'Alto Adige e si sposta - sarà la prima di tre avventure - in terra trentina, per quello che è stato il "colpo" del decennio del calciomercato regionale.

 

Con la Fersina "delle meraviglie" stravince l'Eccellenza, contribuendo con 14 marcature in 27 "caps". Finalmente Bertoldi arriva in serie D ma lui stupisce tutti e si accasa al Bozner, in Promozione, alla corte di "Lupo" Toccoli. I numeri sono "fotonici": 24 reti in 27 partite, con annessa promozione, poi 20 reti in 30 partite, 11 reti in 14 partite, 33 gol in 30 partite e, udite udite, 38 reti in 34 partite, con la squadra altoatesina che arriva a giocarsi la promozione in Quarta Serie agli spareggi nazionali.

 

E, allora, finalmente, nel 2017 ecco che arriva la serie D. A convincerlo è il Levico Terme e Bertoldi, ovviamente, anche sui campi della Lombardia dà spettacolo, segnando 21 reti in 33 partite. In estate gli arrivano decine di proposte da compagini extraregionali che lo vogliono a tutti i costi, ma lui dice "no, perché sogna il Trento, squadra della quale è sempre stato tifoso.

 

La chiamata arriva, puntuale, e "Beto" indossa la maglia gialloblù, ma le cose non vanno come previsto: la sua avventura dura solamente metà stagione, con 1 gol in 12 partite. Eccolo il suo grande rimpianto.

 

"Il più grande, forse l'unico di certe "proporzioni" - prosegue -. Io sognavo d'indossare la maglia del Trento, sono arrivato con la testa giusta, in grande forma, la voglia di essere decisivo. Con l'ambiente, soprattutto i tifosi, avevo legato sin da subito, sentivo affetto e fiducia. Certo, il contesto era molto diverso da quello di Levico, ma io ero pronto anche a "vivere" anche situazioni per me nuove. L'inizio è stato buono, ho segnato 2 reti in Coppa Italia e 1 in campionato, poi è cambiato l'allenatore (via Rastelli, dentro De Paola, ndr) e sono stato messo ai margini. Ci sono stati alcuni episodi spiacevoli e, ad un certo punto, non ci ho capito più nulla, sino a quando ho deciso di andarmene, con la società che è stata ben felice di "liberarsi" di me. Però quella è stata comunque una stagione positiva perché...".

 

Perché Bertoldi torna a Levico, dove lo riaccolgono a braccia aperte. La squadra è in difficoltà, lui contribuisce a risollevarla ed la sua rete al 96' della partita contro l'Union Feltre permette ai gialloblù di agguantare i playout.

 

"Chiusi con 7 marcature in 20 partite - ricorda con una memoria invidiabile - e l'ultima, quella messa a segno contro il Feltre, la reputo, tutt'oggi, la più importante della mia carriera. Sì, perché quel gol ci ha permesso di raggiungere lo spareggio salvezza contro il Tamai, che poi abbiamo in trasferta vinto grazie ad un gol di Aquaro, altrimenti saremmo retrocessi. Ultima palla buttata in avanti alla "viva il parroco", io riesco a controllarla e poi calcio di "rabbia", trovando il varco giusto, infilando il portiere tra le gambe. "E' venuto giù lo stadio di Levico": il boato lo ricordo ancora. Ah, aggiungo, conquistata quella salvezza io sarei tornato a Trento in Eccellenza per dare una mano, ma nessuno mi ha nemmeno fatto una telefonata".

 

A 31 anni, dopo due stagioni complessivamente super in Quarta Serie, il bomber altoatesino cosa fa? Torna in Promozione e si accasa alla Strada del Vino, addirittura in Promozione: le due stagioni "mutilate" dalla pandemia raccontano di 14 reti in 17 partite nel 2019 - 2020 e 9 gol in 7 gare in quella successiva, immediatamente "abortita" dopo essere iniziata tra mille dubbi.

 

Qualcuno potrebbe pensare che, forse, siano venute meno le motivazioni ad un attaccante che ha segnato valanghe di reti? Ma nemmeno per sogno, visto che nell'annata 2021 - 2022 di reti ne segna 37 in 28 partite e porta la compagine di Cortina all'Adige in Eccellenza, dove resterà anche nell'annata successiva, realizzando 22 gol in 27 presenze.

 

Siccome il "primo amore" non si scorda mai, ecco che nel 2023 decide di tornare a casa, dove tutto è cominciato. Negli ultimi tre anni in Promozione, con la maglia del "suo" Salorno, stringendo i denti per gli acciacchi disputa complessivamente 76 partite, segnando in tutto 70 gol.

 

"Cercando sempre di dare il massimo, senza mai risparmiarmi - spiega con un filo di commozione - perché, al di là dei gol e delle gioie personali e di squadra, ho sempre voluto essere un punto di riferimento nelle squadre in cui ho giocato e un esempio per i ragazzi giovani. Ecco perché, per me, non era un obbligo, un "peso" spingere forte anche in allenamento, impegnarmi a fondo, essere l'ultimo che andava via dal campo. Il calcio è uno sport meraviglioso e la "fatica" fa parte del gioco".

 

Adesso che farà Fabio Bertoldi?

"Beh adesso a casa c'è un altro bomber - se la ride di gusto -, cioè mio figlio Alessandro, che gioca in attacco, segna tanto e si diverte moltissimo. Personalmente, visto che la notizia è ancora "freschissima", non ho ancora pensato al mio futuro sportivo. L'allenatore? Mah, adesso non mi ci vedo tanto nel ruolo. Il diesse? Forse un po' di più, ma non è il momento. Se qualcosa farò mi piacerebbe aiutare i giovani e lavorare con loro, per contribuire alla loro crescita. Con calma: se fosse stato per me sarei ancora in campo, ma arriva un momento in cui il fisico ti "presenta il conto" e devi ascoltarlo. Certo eh, che mi sono divertito un sacco. Devo ringraziare la fortuna, visto che non ho mai avuto infortuni particolarmente gravi che mi hanno costretto a lunghi stop, la mia famiglia, a cominciare dalla mia straordinaria moglie Valentina, che mi ha sempre supportato in tutto e per tutto".

 

E, allora, di questi 422 gol in campionato è in grado di dire quale è stato il più bello o è troppo difficile?

"Ah no, non ho dubbi. L'ho segnato ad Ala, contro l'Alense, quando indossavo la maglia del Bozner: lancio in avanti dalla difesa, a metà campo ne ho due addosso - ma proprio letteralmente e, allora, mi porto avanti il pallone con un colpo di tacco, poi me ne vado di potenza, mi scrollo di dosso un avversario, arrivo davanti al portiere, l'altro difensore mi stende, mi rialzo, salto il portiere e faccio gol a porta vuota e segno. Quel gol è stato anche premiato come la rete "della stagione" dalla Lega Nazionale Dilettanti. Ne ho fatti altri di belli, certamente, ma quello li batte tutti, per tecnica, forza fisica, determinazione: se lo riguardo, ancora oggi, un po' di emoziono".

 

Durante la sua carriera ha avuto tantissimi allenatori. Chi ha lasciato più il segno?

"A livello giovanile non posso non dire Diego Zambiasi, che mi ha "costruito". Poi, devo dire, che ho avuto tantissimi grandi allenatori e tutti - o quasi - mi hanno migliorato e contribuito alla mia crescita. Se devo citarne uno, però, non posso non menzionare "Lupo" Toccoli, oggi al Maia Alta, con cui ho trascorso cinque anni meravigliosi al Bozner. Lui mi ha insegnato a non essere appagato, ad avere tanta "fame". Insomma mi ha fatto alzare l'asticella in maniera considerevole. Ma, come ho detto, anche tutti gli altri mi hanno lasciato tantissimo, Cortese, Manfioletti, Nonnato, un mister ingiustamente sottovalutato, Bertinato a Merano, che s'incazzava come "una iena" quando giocavo la palla indietro e non puntavo".

 

E il compagno di squadra con cui si è trovato meglio?

"Ho giocato con calciatori fortissimi, incredibili, ma l'intesa che ho avuto con Max Dalpiaz era unica. Quando giocavamo assieme, lui - oltre a fare tanti gol - inventava e io realizzavo".

 

Fabio Bertoldi saluta e appende le scarpette al chiodo. Qualcuno, canticchiando e parafrasando Cremonini, potrebbe intonare che "non è più domenica". Per lui, tifoso fino al midollo sin da bambino (il figlio si chiama Alessandro come un "certo" Del Piero) il giusto tributo. Lo stesso che gli hanno riservato per quasi due decenni e mezzo i suoi tifosi. Ma anche quelli delle altre squadre e gli avversari.

 

Sì, perché se marcavi Bertoldi e lui segnava... beh, non c'era da vergognarsi. Era semplicemente "la normalità".

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