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Trento
25 giugno | 17:20

"Per tanti siamo quelli delle scope e delle padelle, ma io non mi arrabbio più. Il curling t'insegna lo spirito di squadra e il fair play. Se smetto a 43 anni? Assolutamente no"

Quattro Olimpiadi, titoli italiani ed europei a profusione e quattro successi Grand Slam: Joel Retornaz è una vera e propria icona del curling a livello mondiale, conosciuto ad ogni angolo del pianeta. L'intervista a Il Dolomiti dell'atleta cembrano - svizzero che ha contribuito a cambiare questa disciplina in Italia. "Cambiare la cultura e la percezione è un processo lungo e impegnativo, ma noi siamo fieri di quello che abbiamo fatto e facciamo. E a chi dice che non facciamo fatica, rispondo: venite voi a lanciare le stones sul ghiaccio"

TRENTO. Un "back to back" incredibile, con pochissimi precedenti nella storia dello sport, da Torino 2006 a Milano Cortina 2026, quattro Olimpiadi disputate (e due, quelle del 2010 e 2014, sfumate per la mancata qualificazione) e un nome che nel mondo del curling mondiale è conosciuto ad ogni angolo del pianeta.

 

E non è ancora finita, perché Joel Retornaz non ha nessuna intenzione di appendere scopa, scarpette e stones al chiodo. Anzi, il 43enne nato nell'angolo occidentale della Svizzera, a Chêne-Bougeries, da papà elvetico e mamma italiana e trasferitosi a quattro anni a Cembra, ha una gran voglia d'iniziare un'altra stagione.

 

E, per non farsi mancare gli stimoli, Retornaz, capitano del team che porta il suo nome (nel curling funziona così), ha deciso varcare il "confine". Non quello di stato, ma quello provinciale: nell'annata 2026 - 2027 difenderà i colori dell'ASC Curling Südtirol, dopo diversi anni alla guida del Team Trentino Curling, che ha raggruppato i più forti giocatori italiani, capaci di raggiungere risultati sensazionali Oltreoceano.

 

A curling ha iniziato a giocare nel 1993, a dieci anni e, da allora, quel "bimbetto" che sin da subito ha amato le stones, non ha più smesso.

 

"Il mio avvicinamento al curling è stato, direi - esordisce Retornaz -, "territoriale", perché sono cresciuto a Cembra, dove il curling era praticato sin dagli anni '70. Come tutti, o quasi, ho provato il calcio, ma non ero portato e ho chiuso quasi subito la mia esperienza con il pallone e mi sono dedicato a quello che, per me, è lo sport più bello del mondo. E lo ringrazio tutt'oggi, perché mi ha permesso di girare il mondo, viaggiare, conoscere posti nuovi e tante magnifiche persone. Oltre, ovviamente, a raccogliere grandi risultati e immense soddisfazioni. E poi non c'è niente di più gratificante che indossare l'azzurro, ascoltare l'inno di Mameli e gareggiare per l'Italia, anche se tantissime soddisfazioni me le sono prese anche a livello di club. I trionfi in Canada, i quattro titoli nel Grand Slam, mi hanno ripagato di tutti gli sforzi profusi nei miei 33 anni di carriera".

 

Oggi si "vive" di curling?

"Oggi sì, grazie ai gruppi militari che, a partire dal 2018, hanno deciso d'investire anche il curling. L'Aeronautica Militare, le Fiamme Oro e le Fiamme Gialle hanno deciso di riservare alcuni posti anche agli atleti che praticano in curling, permettendo a questo di dedicarsi esclusivamente ad allenamenti e gare. Oggi abbiamo una decina di professionisti del curling. E' stata una svolta fondamentale, perché di sponsor e premi non si viveva. Io, però, ero già "vecchio" per i parametri e, dunque, ho continuato a lavorare, allenarmi e gareggiare, come avevo fatto prima del 2018 e come faccio tutt'ora".

 

Quanto "costa" praticarlo?

"Mah, ciò che incide sono ovviamente le trasferte e l'aspetto logistico. Per il resto i costi non sono esorbitanti, anzi. Bisogna comprare le scope e le scarpe, le "stones" si trovano in palestra. Dunque a livello di equipaggiamento è una disciplina tutt'altro che onerosa".

 

Insomma, la sua giornata si divide tra lavoro, famiglia e  curling. Con un impegno, per quanto riguarda lo sport, da professionista. Dispone di 30 ore anziché 24?

"No, no - ride Retornaz - ma ormai ci sono abituato. La famiglia, poi, mi ha sempre supportato e io mi sono dato da fare. Rispetto a quando ho iniziato, nel 1994, il curling è cambiato tantissimo e l'impegno, da quando mi sono affacciato al mondo dei "gradi", l'impegnato è sempre stato da professionista. Lavoro, dedico tempo alla famiglia e mi alleno. Sono sempre riuscito a far coesistere la mia attività professionale da imprenditore con lo sport".

 

Di cosa si occupa?

"Ho lavorato in vari ambiti, dalla ristorazione all'allevamento di cavalli, dal settore immobiliare a quello degli investimenti finanziari. Ho la fortuna di potermi "gestire" gli impegni professionali e, dunque, riesco ad incastrare tutto. Non è semplice, ma con buona volontà e determinazione si riesce a farlo".

 

Ogni quattro anni tutti diventano "esperti" e tifosi di curling. Per il resto, purtroppo, viene considerato ancora lo sport con le scope e le "padelle".

"Ne siamo consapevoli che il curling viene descritto quasi come un sport "comico". Se qualche anno fa la cosa mi dava fastidio, adesso non è più così. Ci ho fatto il "callo" e non mi arrabbio più quando, il giorno dopo aver vinto un Gran Slam, la notizia viene relegata in fondo alla pagina, se viene riportata, mentre si dà grandissimo spazio, magari, al trasferimento del calciatore importante di serie C. E' una battaglia persa che non vale nemmeno la pena combattere. La cultura sportiva italiana è legata ad altri sport ed è difficile cambiare determinati equilibri. Noi tutti che pratichiamo curling ci proviamo, ci alleniamo duramente, otteniamo risultati e andiamo avanti per la nostra strada. E, voglio aggiungere, tutti quanti noi abbiamo sempre portato fieramente e difeso i colori dell'Italia in tutto il mondo".

 

Se dovesse fare uno spot, scegliete il curling perché...

"Perché è una disciplina che t'insegna tantissimo dal punto di vista dei rapporti interpersonali, visto che è uno sport di squadra e, dunque, ti alleni e gareggi assieme ad altre persone, con dinamiche ancora più forti rispetto ad altri. E' uno sport "pulito": il fair play una componente fondamentale, imprescindibile e, infatti, lo "Spirit of curling" viene citato anche in altri ambiti. Nel curling il rispetto dell'avversario è alla base di tutto. Entrando più nello specifico, fisicamente è uno sport estremamente faticoso e richiede una grande preparazione. Provate voi a lanciare le stones e poi ditemi se non si fa fatica. Negli ultimi anni c'è stata una notevole evoluzione, sia a livello qualitativo che quantitativo, dal punto di vista degli allenamenti, sia sul ghiaccio che in palestra"

 

In Italia esistono tanti centri dove si può allenarsi tutto l'anno? A livello di strutture come siamo messi?

"Solo Cembra, una struttura top a livello europeo, è "fissa" tutto l'anno. In Italia sono pochi gli impianti di un certo livello dedicati al curling dove si può allenarsi con costanza".

 

Prima delle Olimpiadi di Milano Cortina il curling è stato "investito" da quello che è stato descritto come uno scandalo, legato alle convocazioni. Con tanto di servizi a Le Iene. Come ha vissuto, da spettatore interessato, la vicenda?

"Mi sono detto: almeno fanno pubblicità al nostro sport. Scherzi a parte, ribadisco quanto detto prima: io sono un buono e non riesco ad arrabbiarmi, ma sappiamo che quando si parla di curling lo si fa o in chiave ironica o per sottolineare qualcosa che non va bene. Come in questo caso. Se dovessimo prendercela, perderemmo un sacco di tempo prezioso a cercare di cambiare la percezione e la cultura. E, per farlo, servono tanti, tanti anni".

 

Lei, in assoluto, è probabilmente uno dei pochissimi atleti al mondo ad aver disputato due Olimpiadi nel proprio Paese.

"E' vero, già mi sento un privilegiato ad averne disputate quattro, nel 2006, nel 2018, nel 2022 e nel 2026, figuriamoci ad aver gareggiato per due volte in Italia. Sono stato sicuramente fortunato, ci ho messo un po' del "mio". Certamente le sensazioni provate a Torino 2006 sono diverse da quelle vissute pochi mesi fa a Milano Cortina. Sono passati 20 anni ed è, ovviamente, diverso il modo di percepire lo sport. Questo credo valga per tutti, non solamente per il sottoscritto".

 

A Cembra il curling è lo "sport nazionale"?

"C'è tanto interesse, movimento e ci sono ragazzini che si avvicinano allo sport. Il curling e la squadra sono un orgoglio per la comunità. Poi, purtroppo, basta fare dieci chilometri e nessuno sa nulla. C'è enorme soddisfazioni per quello che abbiamo fatto: il percorso è stato lungo, ma siamo passati da essere atleti amatoriali che si allenavano sul ghiaccio di casa ad essere atleti di livello in grado di vincere medaglie agli Europei e ai Mondiali, oltre a quattro titoli Grand Slam, il circuito più importante del pianeta al quale partecipano i migliori 16 team del mondo, che si svolge tutti gli anni in Canada, dove il curling è, veramente, uno sport "nazionale", con diretta sulla tv di Stato, palazzetti pieni, giornalisti al seguito e grandissimo interesse. Dietro a ogni vittoria ci sono sacrifici, ore spese sul ghiaccio e in palestra, i costi, i viaggi. Non è facile, adesso, a oltre quarant'anni prendere e partire e trascorrere quasi due mesi all'anno in Canada, ma i risultati mi hanno sempre ripagato di ogni sforzo".

 

Quanti scudetti ha conquistato? E, soprattutto, dalla prossima stagione cambierà provincia: il Team Retornaz si sposterà in Alto Alto per difendere i colori dell'ASC Curling Südtirol dopo aver 

"Sinceramente? Ho perso il conto del numero di scudetti. Il primo è stato all'inizio del millennio e poi sono stati tanti. Non è corretto dire che "ci sposteremo" in Alto Adige. Ci separeremo e giocheremo in team diversi e questo sarà un "plus" per il campionato italiano, visto che ci saranno più team competitivi e, dunque, il livello si alzerà". Ci siamo "smistati" in tre formazioni. Ritrovarsi da avversari sarà una sensazione nuova

 

A settembre compirà 43 anni. Pensa mai al ritiro?

"No, assolutamente. Sento di poter giocare ancora ad alti livelli e mi piace giocare. Quando smetterò di divertirmi, allora quello sarà il momento di dire "basta"".

 

Ha già iniziato ad allenarsi in vista della prossima stagione?
"Certo, assolutamente sì. Adesso si lavora fisicamente e, da metà agosto, con il team saremo sul ghiaccio. Siamo atleti "veri" anche noi, anche se a qualcuno sembrerà strano, ma ci alleniamo dodici mesi l'anno".

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