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Lollo Dondi dice "basta" con il calcio giocato a 45 anni: un talento puro che ha scelto di giocare solo per divertimento

È di pochi giorni fa la decisione di ritirarsi dopo una carriera trascorsa tra Prima e Seconda Categoria. L'esordio in Promozione nel 2016 a quarant'anni dopo aver conquistato il passaggio di categoria da protagonista con la squadra di "patron" Facchinelli. Difensore "moderno" già vent'anni fa, era il terrore dei portieri con le sue punizioni "bomba" anche dalla lunghissima distanza e rigorista infallibile

Il direttore sportivo della Bolghera Bruno Cornelatti consegna a Lorenzo Dondi la maglietta celebrativa
Di Da.Lo. - 12 giugno 2021 - 20:47

TRENTO. Il grande rammarico, anzi grandissimo, è quello di aver chiuso con il calcio giocato... senza giocare. La stagione 2019 - 2020 del calcio provinciale trentino (ma è andata a finire così in tutta Italia) è stata stoppata la scorsa primavera a causa della prima ondata della pandemia di Covid-19, mentre la seconda ha posto lo stop ai tornei versione 2020 - 2021 ad autunno inoltrato.

 

Lorenzo "Lollo" Dondi ha deciso comunque di dire "basta" all'età di 45 anni dopo aver indossato in carriera appena tre maglie. L'ultima è stata quella della Bolghera, società nella quale ha militato dal 2017 sino a pochi giorni e che ha deciso di celebrare una delle icone del calcio trentino con una maglia ricordo personalizzata, recante tutte le firme dei compagni di squadra.

 

E prima? Ogni estate la scena si ripeteva ed era la medesima: lo cercavano dall'Eccellenza, dalla Promozione e, ai tempi in cui era un under, anche dai settori giovanili più importanti della regione, il Trento su tutti, ma "Lollo" ha sempre risposto "no, grazie". Per lui il calcio è sempre stato prima di ogni altra cosa un divertimento, un modo per abbinare la pratica sportiva allo stare assieme con gli amici. Oh, sia chiaro: Lorenzo Dondi era uno che in Prima Categoria giocava con "la sigaretta in bocca" e, oltre ad essere un difensore "moderno" già vent'anni fa (grande tecnica, lancio millimetrico di sessanta metri e praticamente insuperabile nel gioco aereo), segnava parecchio, perché era un vero e proprio specialista dei calci piazzati dalla lunga distanza e dei calci di rigore.

 

La sua carriera? È presto raccontata: cresce nella Virtus, poi diventata Nordauto Virtus e ora Virtus Trento: inizia dal campetto polveroso tra i "casoni" di Santa Maria Maggiore e compie tutta la trafila sino ad arrivare, stabilmente, in prima squadra ancora in età d'Allievo. Tante società lo cercano, lo vogliono, lo corteggiano, gli offrono anche rimborsi spese da "top player", ma lui non si muove e diventa uno dei punti fermi della compagine cittadina.

Sino all'estate del 2003 quando, a sopresa, all'età di 27 anni decide di cambiare aria, ma non per un'altra categoria o per misurarsi nel calcio regionale di "top level": Lollo Dondi attraversa semplicemente la strada (è vero, non è una metafora: pensate all'ubicazione dei due campi d'allenamento...) e si accasa all'Aquila Trento (ex Orione) del "patron" Claudio Facchinelli, che riesce a convincerlo e lo porta in biancazzurro.

 

Dopo l'arancione e il verde, Dondi si cucirà addosso anche questi altri due colori, visto che la sua avventura in via Ghiaie durerà la bellezza di quattordici anni. Con l'Aquila Trento conquisterà la storica promozione in... Promozione dopo alcuni tentativi andati a vuoto e, all'età di 40 anni, il difensore centrale trentino fa il proprio esordio nella massima categoria provinciale. Al termine del girone d'andata (stagione 2016 - 2017), "Lollo" saluta la compagnia, perché l'impegno è assai gravoso (tre allenamenti e la partita alla domenica) a ritmi decisamente impegnativi.

 

Di chiudere con il calcio giocato, però, non ne ha intenzione e, allora, ecco un'altra avventura con la Bolghera: il ds Bruno Cornelatti lo convince a sposare un'altra causa e lui si mette in gioco. E quella del solidazio di Trento Sud sarà la terza e ultima maglia indossata da Lollo, che adesso però ha deciso di dire basta e di chiudere alla veneranda età di 45 anni.

 

E adesso cosa farà? Tornerà in campo per fare l'allenatore o si limiterà a fare lo spettatore? Ovviamente dovrà dividersi, tra Virtus, Aquila e Bolghera gli unici suoi grandi amori di una vita passata a tirare "bombe" da quaranta metri. Per la gioia dei portieri avversari che, quando giocavano contro di lui, non potevano stare tranquilli nemmeno se la punizione era nel cerchio di centrocampo.

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