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Trento
15 maggio | 15:40

“Dolomiti Energia in borsa? Il Trentino scelga la crescita, non la paura: sì alla quotazione con controllo pubblico”

Sulla questione si sta dibattendo da tempo in Provincia: per Ora! si tratta di una “scelta industriale necessaria per attrarre capitali, rafforzare il territorio e sostenere lo sviluppo”

“Dolomiti Energia in borsa?

TRENTO. “Il Trentino scelga la crescita, non la paura”. Sono queste le parole con le quali i rappresentanti trentini di Ora! – il movimento politico fondato da Michele Boldrin e Alberto Forchielli – si schierano convintamente a favore della quotazione in borsa di Dolomiti Energia, uno dei temi centrali oggi – se non il più importante – nella discussione politica trentina.

 

“Di fronte al dibattito sulla possibile quotazione in borsa di Dolomiti Energia – scrivono – Ora! prende una posizione chiara e pragmatica: lo sbarco a Piazza Affari rappresenta un passaggio importante per rafforzare la principale multiutiliy del territorio e sostenere lo sviluppo strategico del Trentino”.

 

“Mentre una parte della politica trentina – scrive poi Ora! – continua a tentennare e ad alimentare timori ideologici sulla presunta 'privatizzazione strisciante', noi crediamo nel coraggio dell'ovvio: per competere in un mercato energetico sempre più complesso servono capitali, innovazione e adeguata massa industriale. La quotazione non significa svendere un patrimonio pubblico, ma valorizzarlo e renderlo più solido”.

 

A maggior ragione se l'ipotesi di quotazione, continuano: “Per come è stata prospettata nel dibattito pubblico prevede il mantenimento di un saldo controllo da parte degli enti pubblici. Non siamo quindi di fronte a una cessione degli asset strategici, ma a un'operazione che può rafforzare Dolomiti Energia e metterla nelle condizioni di investire, crescere e competere”.

 

L'invito al presidente della Provincia, ai sindaci e alle forze politiche è quindi di “smettere di frenare lo sviluppo dell'economia provinciale per scelte ideologiche o di mero calcolo elettorale. Il territorio ha bisogno di infrastrutture moderne, investimenti e imprese capaci di stare sul mercato. Il protezionismo locale non difende né il lavoro né la qualità dei servizi: lo fanno visione industriale, efficienza e capacità di attrarre risorse”.

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