"Il devastante incendio è arrivato vicinissimo alla stalla. Ora le vacche producono meno latte e da cinque quintali al giorno siamo scesi a uno: una batosta”
L'allevatore Matteo Adami racconta gli effetti del devastante incendio sull' Amariana: le ottanta vacche sono tornate nella stalla di Pissebus dopo quattro giorni di evacuazione, ma “la produzione di latte è crollata ”. Ora si contano le conseguenze economiche e si ragiona su quelle che potrebbero essere nuove misure di prevenzione

TOLMEZZO. “Stiamo tornando alla normalità, ma da cinque quintali di latte al giorno siamo arrivati ad averne uno”. L’incendio del Monte Amariana è stato spento, ma per Matteo e Luca Adami, giovani allevatori con un’azienda agricola a Pissebus, nel comune di Tolmezzo, le difficoltà non si sono concluse insieme alle fiamme.
Le ottanta vacche dell’azienda sono finalmente tornate nella loro stalla dopo essere state evacuate per quattro giorni: il fuoco era arrivato a circa cinquanta metri dalla struttura e solamente la realizzazione di una linea di protezione ha permesso di difendere l’azienda, il tendone contenente le molteplici balle di fieno e l’impianto a biogas da 50 kW.
“Il fuoco era talmente vicino che i vigili del fuoco hanno deciso di realizzare una linea tagliafuoco per prevenire ogni possibile danno - racconta Matteo Adami a Il Dolomiti - . La maggior parte dell’area bruciata attorno a noi è costituita da bosco e pareti rocciose che non utilizzavamo. Quello che è stato danneggiato direttamente è soprattutto il prato dietro la stalla”.
L’evacuazione ha avuto conseguenze importanti prevalentemente sugli animali. Le vacche da latte sono fortemente legate alla propria routine e, nel giro di poche ore, si sono trovate a essere trasferite in una struttura completamente diversa mentre il fumo dell’incendio si faceva sempre più intenso: “È stato una sorta di trauma mandarle via, caricarle e poi riportarle a casa dopo quattro giorni - spiega Adami- . Quando vengono trasferite in malga restano lì per tre mesi e hanno il tempo di abituarsi al nuovo ambiente. Questa volta ovviamente non c’è stato modo. La struttura che le ha accolte non era pronta e adatta alla situazione. Faceva molto caldo e hanno indubbiamente sofferto e patito la situazione”.
Nella stalla di Pissebus gli animali sono abituati ai cosiddetti 'materassi' e soprattutto alla mungitura automatizzata attraverso il robot, che scandisce la loro giornata: “Sono vacche abituate al loro ritmo, al suono del robot e a essere munte anche tre volte al giorno. Durante quei giorni siamo arrivati a una sola mungitura, anche perché di fatto non davano più latte” evidenzia l'allevatore.
Per questo motivo, il ritorno nella stalla, non significa che gli effetti dello stress siano già stati automaticamente superati: “Abbiamo fatto le visite ginecologiche per valutare il livello di benessere delle vacche. Qualcuna è tornata un po’ malconcia, mentre il resto, a livello di salute generale, sta abbastanza bene. La salute della mammella, invece, sarà da approfondire ulteriormente” sottolinea sempre il giovane friulano.
A pesare sull’azienda è dunque il drastico calo della produzione: prima dell’incendio si arrivava a circa cinque quintali di latte al giorno, mentre durante e subito dopo l’emergenza la quantità è precipitata fino a circa un quintale. Una riduzione che si traduce inevitabilmente in una perdita economica decisamente significativa: "Mi hanno fatto chiudere l’azienda per evacuarla e, a livello di produzione di latte, ho avuto una batosta non indifferente - sottolinea Adami -. Le vacche più fresche probabilmente riprenderanno a produrre, ma sarà necessario mettere mano al portafoglio per acquistare integratori che ridiano energia agli animali".
Durante i giorni più difficili, del resto, la produzione non poteva essere la priorità: "Per quattro o cinque giorni hanno mangiato poco e noi dovevamo stare dietro all’incendio. L’importante era che gli animali fossero salvi quindi il fattore produttivo è passato in secondo piano" continua Adami.
Fondamentale è stato il lavoro delle squadre impegnate nello spegnimento. Durante l’emergenza sopra l’azienda agricola hanno operato Canadair, Air Tractor ed elicotteri, mentre a terra i vigili del fuoco hanno mantenuto un presidio costante: "È stato un presidio necessario, senza il quale non sappiamo come sarebbe potuta andare" racconta Adami. I vigili del fuoco hanno inoltre sorvegliato costantemente la stalla e le strutture dell’azienda, continuando a percorrere la strada con le autobotti durante le operazioni.
L’incendio dell’Amariana, complessivamente, ha interessato circa 800 ettari: per domare le fiamme sono stati sganciati dal cielo quasi tre milioni di litri d’acqua, in un’attività di spegnimento che ha richiesto anche il supporto transfrontaliero della Slovenia.
Ora, con l’emergenza terminata, per i fratelli Adami è arrivato il momento di ripartire: "Bene o male devi tornare alla normalità. Sul momento ci siamo spaventati, ma dopo un po’ ti abitui anche. Chiaro che rimane la preoccupazione. Spero che non accada più" dichiara l'allevatore.
Durante i giorni dell’incendio non è mancato il sostegno della comunità e numerose persone hanno raggiunto l’azienda per conoscere direttamente quanto accaduto. Si tratta però di un’emergenza che, secondo Adami, deve diventare anche l’occasione per ragionare sulla 'questione prevenzione'.
"Per quanto riguarda quello che abbiamo pensato noi, ne abbiamo parlato anche con il vicesindaco di Tolmezzo. Nel post-incendio si vorrebbe fare una bonifica dell’area circostante la stalla" spiega. Si tratta di circa dieci ettari di terreni comunali in stato di abbandono, interessati e colpiti dalle fiamme per questo "l’idea sarebbe quella di creare delle zone cuscinetto" continua Adami.
Più in generale, quanto accaduto, ha fatto emergere la necessità di aggiornare gli strumenti di prevenzione degli incendi boschivi, valutando anche l’impiego di telecamere, sistemi di rilevamento e tecnologie più avanzate. C’è poi un’altra questione evidenziata dall’evacuazione: la necessità di avere a disposizione una struttura pronta ad accogliere gli animali in caso di emergenza. Le vacche degli Adami sono state trasferite al centro aste di Tolmezzo, ma l’esperienza ha mostrato la necessità di rendere questi spazi maggiormente funzionali.
Si è trattata dunque di una calamità che ha colpito pesantemente l’attività nonostante le fiamme non abbiano raggiunto direttamente gli edifici dell’azienda: restano il crollo della produzione di latte, lo stress subito dagli animali, i danni ai terreni e la necessità di nuovi investimenti (anche piuttosto ingenti) per riportare l’attività alla piena normalità.
Adesso sarà da comprendere quali forme di sostegno e di risarcimento potranno essere previste dalla Regione e, soprattutto, quali misure verranno adottate sul fronte della prevenzione (Qui l'articolo con i primi bilanci). Per Matteo e Luca Adami, intanto, il lavoro è già ricominciato. Le vacche sono nuovamente nella loro stalla e la quotidianità sta lentamente tornando, ma in quei circa cinquanta metri che nei giorni dell’incendio separavano le fiamme dall’azienda restano la misura concreta di quanto il pericolo sia arrivato vicino.














