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FVG
27 gennaio | 16:07

''Il Giorno della Memoria oggi è stato un fallimento'', il rabbino di Trieste in una Riseria di San Sabba semivuota: ''Emblematica l'assenza delle scuole''

Il comune aveva predisposto 2.200 posti ma i presenti erano 270. Lo sconcerto del rabbino Alexander Meloni: ''Quello che ha provocato il genocidio non è solo l'atto bellico ma una partecipazione di tutta la società. Il meccanismo è sempre lo stesso, si comincia a fare delle versioni “vittimiste” e fantasticare su un gruppo di persone per poterlo discriminare e poi combatterlo. L'ebreo che piace è l'ebreo morto, l'ebreo che cerca di sopravvivere dà fastidio, questo è quello che sta tornando''

TRIESTE.Il giorno della Memoria è un fallimento”. Sembra quasi una sentenza questa frase perentoria, scandita dal rabbino di Trieste Alexander Meloni durante le celebrazioni nella Risiera di San Sabba, che fa da titolo ad una cerimonia dai toni mesti, non tanto a fronte di un tema, quello della Shoah, che si riconduce al genocidio e al massacro spregiudicato compiuto ottant'anni fa nei confronti del popolo ebraico, quanto per la scarsa partecipazione percepita anche dalle istituzioni civili e religiose riguardo un appuntamento che quest'anno ha visto un preoccupante decremento nei numeri del pubblico presente.

 

Basti pensare che se, per ragioni di sicurezza, in occasione delle celebrazioni del 27 gennaio all'interno della Risiera il comune predispone 2.200 posti totali, comprensivi quindi delle autorità e degli organi di stampa, il pubblico di quest'anno era composto da 270 persone. Un dato eloquente, in cui spicca l'elemento più emblematico: la totale assenza, a differenza degli anni passati, delle scuole. Un'assenza pesante, che non è passata inosservata al rabbino, che a Il Dolomiti ha dichiarato: “Questo è un giorno in cui certi valori si dovrebbero trasmettere, ma senza le scuole a chi li trasmettiamo? Se dobbiamo creare una consapevolezza e combattere l'anonimato che si è creato bisogna cominciare dai più giovani. Capisco chi lavora e non può venire, capisco un po' meno l'assenza delle scuole”.

 

 

Verosimilmente su quello che ormai può essere considerato apertamente un “netto calo di popolarità” del Giorno della Memoria pesa come un macigno l'attuale, drammatica, situazione internazionale, in cui le guerre si moltiplicano e il giudizio di coscienza nelle persone appare rarefarsi, concetto che è stato ripreso dal rabbino Meloni per tracciare alcuni ricorsi storici e sociali considerati simili a quelli di ottant'anni fa e in tal senso prodromici a una successiva fase di sterminio. “Quello che ha provocato il genocidio non è solo l'atto bellico ma una partecipazione di tutta la società – ha concluso Alexander Meloni –. Il meccanismo è sempre lo stesso, si comincia a fare delle versioni “vittimiste” e fantasticare su un gruppo di persone per poterlo discriminare e poi combatterlo. L'ebreo che piace è l'ebreo morto, l'ebreo che cerca di sopravvivere dà fastidio, questo è quello che sta tornando”.

 

Parole che stridono con la volontà di coesione e di unione di tutti attorno a questa memoria, come espresso dal discorso del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il quale si è invece appellato a Primo Levi e al monito “se è successo una volta, può succedere di nuovo”. Che queste parole trovino ascolto e non cadano nel vuoto, oggi appare sempre più una speranza e sempre meno un fatto consolidato, e quindi ecco che fanno particolarmente breccia le parole rilasciate alla platea dal vescovo di Trieste monsignor Enrico Trevisi, quando ha detto della “vergogna che ci provoca la strumentalizzazione delle religioni e del nome di Dio che porta a giustificare le sopraffazioni” e di quanto “siamo umiliati per il sangue innocente versato dal narcisismo, l'avidità e il potere spargono in ogni angolo della terra” e di quanto sia “audace” oggi essere portatori di pace.

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