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Trento
09 settembre | 22:26

L’agonia del commercio, in Trentino 565 negozi scomparsi in sei anni, 85 milioni persi. A Trento 126 serrande abbassate: i soldi finiscono nelle piattaforme online

A livello provinciale, tra il 2019 e il 2025, il numero di attività è sceso da 4419 a 3854, una riduzione del 12,8% che si traduce in una perdita economica quantificabile in 85 milioni di euro. A essere colpite tanto le valli quanto le città.  A Trento si sono abbassate 126 serrande (da 961 a 835), con una perdita di circa 19 milioni

L’agonia del commercio, in Trentino 565 negozi scomparsi in sei anni, 85 milioni persi

TRENTO. Ogni serranda che si abbassa significa per il territorio una perdita di servizi, di lavoro e anche di valore. Nei paesi delle valli o in centro città, la situazione è ormai grave. Lo testimoniano i dati che sono stati diffusi da Confesercenti che mostrano come la desertificazione commerciale in sei anni abbia fatto perdere al Trentino un valore quantificabile in 85 milioni di euro e nel capoluogo la situazione è sempre più pesante. 

 

Tra il 2019 e il 2025, spiega Confesercenti, la riduzione dei punti vendita fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, “delocalizzando” a livello nazionale circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. In sei anni si sono viste scomparire oltre 111mila imprese dal commercio al dettaglio in Italia.

 

Una crisi che ha riguardato da vicino anche il Trentino. Nel periodo preso in considerazione, a livello provinciale il numero di attività è sceso da 4419 a 3854, una riduzione del 12,8% che si traduce in una perdita economica quantificabile in 85 milioni di euro. A essere colpite tanto le valli quanto le città.  A Trento, sempre fra il 2019 e il 2025, si sono abbassate 126 serrande (da 961 a 835), con una perdita di circa 19 milioni (QUI L'ARTICOLO). 

 

“Ogni serranda che si abbassa - spiega il presidente di Confesercenti del Trentino Mauro Paissan - rende più fragile un quartiere, un centro storico o un paese e incide anche sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita. Il commercio digitale rappresenta un’opportunità, ma la competizione deve essere equilibrata e non può tradursi nel progressivo impoverimento dei territori”.

 

La chiusura dei negozi fisici non crea problemi solo perché le persone hanno meno negozi vicino casa, ma danneggia anche l’economia della zona. Lo spostamento degli acquisti dai negozi sotto casa alle piattaforme internazionali non è infatti neutro per le economie locali: secondo le stime Confesercenti, per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici circa 70 restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando invece la stessa spesa si sposta sui grandi marketplace online internazionali, circa 70 euro escono dal territorio. 

 

Guardando alle aree nazionali, a subire la maggior perdita di ricchezza è il Centro, dove la quota di consumi uscita dal circuito dell’economia locale tra il 2019 e il 2025 è stimata in oltre 5,3 miliardi di euro. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. I 16,7 miliardi totali di spesa dirottata rappresentano però soltanto la componente economicamente quantificabile della desertificazione: restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su presidio urbano, sicurezza, coesione sociale e qualità della vita. 

 

Per quanto riguarda la desertificazione commerciale è stata formulata una proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti attraverso una raccolta firme che ha già totalizzato quasi 40mila sottoscrizioni. Un’iniziativa che vedrà tra il 17 e 24 settembre, anche Confesercenti del Trentino scenderà in piazza con due gazebo a Trento per raccogliere nuove adesioni: perché il testo venga discusso in Parlamento a Roma, sono necessarie 50mila firme.

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