"Senza parcheggi la gente non va nei negozi". Affitti alti e costi insostenibili e anche il centro di Trento soffre. Piffer: "Servono presenze e scelte concrete"
Tescoma, Doppelgänger, Deichmann sono le catene che negli ultimi mesi hanno lasciato la città di Trento. Per non parlare dei piccoli negozi. In città le vetrine vuote e le serrande abbassate sono in continuo aumento anche nel ''salotto buono'' di via Mazzini. Il tema dei parcheggi continua a tenere banco. Tra i commercianti c'è chi chiede addirittura maggiori autobus in centro. Piffer: "Non è un visionario chi lo propone"

TRENTO. Affitto, affittasi e ancora affitto. La scritta accompagna purtroppo sempre più spesso il percorso di chi attraversa le vie del centro di Trento. La crisi del commercio non arretra e negozi scompaiono da un giorno all'altra. La merce viene portata via, i mobili dentro smontati in poche ore.
Basta girare il centro del capoluogo per accorgersi che sono davvero tante le serrande abbassate, le vetrine ricoperte da pezzi di carta e i cartelli appesi sui vetri che rimangono lì per settimane, a volte addirittura per mesi.
Non si tratta, ovviamente, soltanto della chiusura di singoli esercizi. Il problema riguarda la capacità del commercio di resistere a un insieme di pressioni sempre più difficili da sostenere: costi di gestione elevati, affitti, concorrenza della grande distribuzione e del commercio online e anche cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.
Da via San Pietro, via Suffragio, via Manci, via Mazzini solo per citare alcune zone della città dove di recente negozi conosciuti hanno chiuso. Tescoma, la catena che di utensili per la cucina e oggetti per la casa ha chiuso nei mesi scorsi, Doppelgänger ha lasciato spazio a Ovs, chiuderà la Cartoleria Valentini e chiederà i battenti anche il punto vendita Deichmann.
In via Mazzini, una delle vie più frequentate della città, che tra pochi mesi sarà attraversata da migliaia di turisti per raggiungere il mercatino di Natale, ci sono ad oggi almeno tre o quattro negozi vuoti.
Una lenta erosione del tessuto commerciale. C'è chi ha deciso di cessare l'attività dopo decenni di lavoro, chi non è riuscito a sostenere i cost e chi non trova personale e clienti. “Noi non abbiamo nessuno che intende portare avanti la nostra attività e quindi prossimamente chiuderemo anche noi” ci dice Mariagrazia Candotti, dell'ormai storico punto vendita Candotti che si trova in via San Pietro. “Nessuna fretta – spiega Mariagrazia – non siamo con l'acqua alla gola. Lavoriamo ancora bene, ma più avanti ci sarà anche per noi la chiusura”.
Gli affitti elevati rappresentano una vera e propria spada di Damocle per moltissimi punti vendita. Ma non è il solo elemento critico. A spiegarlo è Massimo Piffer presidente dell'Associazione Commercianti al Dettaglio del Trentino di Confcommercio Trentino che fa riferimento a norme troppo rigide e adeguate a contesti passati.
“All'interno dei nuclei storici, dei borghi e dei paesi, la vitalità dei luoghi si è costruita nei secoli anche attorno al commercio. È una funzione che ha contribuito a dare forma alle nostre città e che ancora oggi rappresenta una parte importante della loro identità. Il problema – spiega - è che questi edifici sono stati costruiti secondo le esigenze e gli standard delle epoche in cui sono nati. Oggi, invece, le attività hanno necessità completamente diverse. Se il luogo non può essere modificato, adattato o ampliato, diventa difficile far convivere le esigenze di un'attività contemporanea”.
C'è poi il tema fiscale, il costo del lavoro, il costo dell'azienda e la carenza di personale. “La mancanza di personale nei negozi è legata anche al costo del lavoro. Se da noi un dipendente percepisce circa 1.400–1.500 euro al mese, per lui può essere un buon stipendio, ma per l’azienda il costo complessivo arriva a circa 3mila euro. Di conseguenza, molti lavoratori scelgono di andarsene, anche all'estero, dove magari ricevono 2mila euro al mese anche perché il costo per l’azienda è inferiore”.
Per poter vivere il commercio del centro storico ha poi bisogno di presenze e di vivibilità. E questo è legato ovviamente al tema dei parcheggi e alla possibilità data ai cittadini di avvicinarsi al centro. “Dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema senza ideologie” ha affermato Piffer. “Tutti vogliamo città più belle, più vivibili e più sostenibili, ma non possiamo contemporaneamente dichiarare di voler difendere il commercio di prossimità e rendere sempre più difficile raggiungere i negozi. Accessi, parcheggi, mobilità e attività economiche devono essere governati insieme. Su questo chiediamo alla politica provinciale e alle amministrazioni locali una riflessione seria e pragmatica”.
Per Piffer non è possibile “dover parcheggiare a Piedicastello per venire in centro in un negozio di sartoria a prendere dei bottoni. E' stato nobile il pensiero fatto negli ultimi decenni di liberare il centro dalla macchina ma non possiamo privarcene”. Tra i commercianti c'è anche chi pensa alla necessità del ritorno di qualche autobus per le vie del centro. “Chi lo pensa non è un visionario – conclude Piffer - mi pare una cosa logica”.
Il commercio del centro di Trento si trova quindi davanti a delle scelte da fare. C'è da una parte la necessità di cambiare, di adattarsi a nuovi consumi, ad un nuovo tipo di clientela e a un mercato profondamente diverso rispetto al passato. Dall'altra quella di non perdere la funzione che i negozi hanno sempre avuto nella vita dei centri urbani e che si è costruita negli anni. E su questo anche la politica deve dire qualcosa.














