Montagne altoatesine, il Cai lancia l'allarme per la bella stagione: "I turisti aumenteranno ancora. Sarà un'estate molto difficile"
Secondo il presidente Zanella le crisi internazionali porteranno ancora più persone in quota. Con tutti i rischi del caso tra sentieri trasformati in discariche, code infinite e escursionisti in infradito

BOLZANO. "Sarà un'estate difficile per le nostre montagne". A dirlo è il Presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella che nel corso dell'assemblea provinciale dei delegati del Club Alpino Italiano, guarda con timore alla bella stagione.
“Stiamo allerta – spiega Zanella – ma siamo quasi certi che l'estate 2026 sarà peggiore della precedente. La guerra, il caro carburanti e i conflitti attuali porteranno tanti viaggiatori a scegliere il corto raggio e siamo convinti che questo porterà ancora più turisti sulle nostre montagne”.
E si parla non solo di chi ama le vette altoatesine e le frequenta spesso, ma di un modello di turismo che il CAI contesta apertamente da tempo.
Il cuore della critica mossa durante l'assemblea riguarda infatti la mutazione del turismo montano, ormai spesso distante dai valori di rispetto e conoscenza che dovrebbero contraddistinguere chi si avvicina alle alte quote.
Zanella ha denunciato in passato apertamente l'invasione di quei turisti che, alloggiando in hotel a cinque stelle, cercano in montagna una sorta di discoteca d'alta quota tra rifugi trasformati in locali mondani, musica a tutto volume, alcol e un'ostentazione che nulla ha a che fare con la cultura alpina.
Questo clima di "caos" generalizzato sta producendo un effetto espulsivo verso i frequentatori storici: molti veri innamorati delle Dolomiti, stanchi del caos della Val Gardena o della Val Badia, stanno infatti migrando verso il bellunese, dove è ancora possibile riscoprire il vecchio modo di vivere la montagna, fatto di silenzio, cammino e contemplazione della natura.
“Purtroppo c'è tanta ignoranza e poco rispetto sulle vette – sottolinea Zanella – le bellezze delle nostre montagne vanno conservate e tutelate. Temiamo i turisti che gettano i rifiuti, che si addentrano in zone vietate, che non rispettano la natura che li circonda. Ma anche i turisti che non rispettano loro stessi e che vanno in montagna con attrezzatura e abbigliamento non adeguati”.
Il messaggio finale emerso dall'assemblea è quindi un appello accorato all'educazione e alla consapevolezza: la montagna non è un bene illimitato e la provincia deve decidere se inseguire l'ingordigia dei numeri o salvare ciò che ancora resiste.
Nonostante queste sfide, l'associazione continua a mostrare una vitalità straordinaria, superando la soglia dei 7.000 soci e registrando un significativo ricambio generazionale grazie a una sezione dedicata agli under 35, popolata da giovani preparati che avvertono il bisogno di impegnarsi in battaglie concrete per la tutela del territorio, come quelle contro il proliferare di nuovi impianti di risalita e piste da sci.












