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Trento
18 febbraio | 20:19

Olimpiadi, Berruto: ''I trionfi delle azzurre esaltano l'Italia ma le donne sono escluse dalla governance. Il 97,2% dello sport italiano è in mano agli uomini. Ecco cosa cambiare''

Il motivo, secondo l'ex ct della Nazionale di pallavolo maschile e oggi deputato del Pd? "Retaggio culturale e ostracismo "di fondo": lo dicono i numeri che sono impietosi a riguardo. E vogliamo poi parlare dell'età media dei presidenti delle federazioni, del numero di mandati e dei meccanismi elettorali? Sono aspetti connessi alla questione di genere e problemi enormi che andrebbero affrontati e dovrebbero essere oggetto di una profonda riforma. Senza dimenticare quella "clava" che è la Giustizia Sportiva"

TRENTO. Sorelle d'Italia? Sì, ma sino ad un certo punto.

 

Sull'onda dell'entusiasmo, viste le straordinarie performance delle atlete azzurre, che stanno facendo incetta di medaglie alle Olimpiadi di Milano Cortina, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio si è sbilanciato. E non poco: "Lo sport dimostra di essere più avanti di tanti altri settori della società" ha dichiarato un'intervista andata in onda nel corso del programma "Notti Olimpiche".

 

"Naturalmente finché non pensano (riferito alle donne, ndr) di entrare nella governance dello sport, visto che l'ente pubblico che Buonfiglio presiede e che raccoglie 77 fra federazioni, enti di promozione sportiva e discipline associate conta il 97,5% di presidenti uomini" è stato il commento - riposta del deputato Mauro Berruto, che il mondo dello sport - anche quello olimpico e mondiale - lo conosce come pochi altri nei due rami del Parlamento, visti i suoi trascorsi da commissario tecnico delle nazionali finlandese e italiana di pallavolo.

 

E con quest'ultima, è bene ricordarlo, vinse anche la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012, alle spalle di Russia e Brasile.

 

Chi sono le uniche due donne, in Italia, a guidare di una Federazione sportiva nazionale affiliata al Coni? Maria Lorena Haz Paz, eletta a febbraio 2025, guida la Federazione Cricket Italiana e Laura Lunetta è, dal 2022, la presidentessa della Federazione Italiana Danza Sportiva.

 

"In queste giornate meravigliose - commenta Berruto a Il Dolomiti - tutti esultano per le imprese delle nostre fantastiche atlete, che stanno scrivendo pagine che resteranno indelebili nella storia dello sport non solamente italiano. Io mi sento di dire che vincono e stravincono nonostante un modello sportivo, quello italiano, assolutamente deficitario. Nel nostro Paese s'investe moltissimo - per scelta - su pochi. Il problema è politico, strutturale, di sistema. E lo stesso discorso vale per i ruoli dirigenziali: tra le 77 realtà affiliate al Coni, tra Federazioni Sportive Nazionali, Discipline Sportive Associate ed Enti di Promozione Sportiva, solamente due sono guidate da donne. Dunque il 97,2% dello sport italiano è in mano agli uomini. Il problema di genere è enorme, ma non è il solo".

 

A cosa è dovuto, secondo lei?

"Retaggio culturale e ostracismo "di fondo", senza dubbio: lo dicono i numeri che sono assolutamente impietosi a riguardo. E vogliamo poi parlare dell'età media dei presidenti delle federazioni, del numero di mandati e dei meccanismi elettorali? Sono aspetti connessi alla questione di genere e problemi enormi che andrebbero affrontati e dovrebbero essere oggetto di una profonda riforma. Senza dimenticare quella "clava" che è la Giustizia Sportiva".

 

Cosa non funziona nel meccanismo elettorale?

"E' un sistema inscalfibile, che rende quasi impossibile ogni tipo di cambiamento che non sia "desiderato". Lo definirei un sistema medievale, basato su valvassori, valvassini e vassalli, con tutto il rispetto per il Medioevo. Il presidente uscente tendenzialmente ricandida sé stesso e, quando non può più farlo, decide praticamente lui il proprio successore. Il sistema delle deleghe, che vengono raccolte dai presidenti regionali o provinciali, a seconda della federazione, porta inevitabilmente ad un'unica conclusione. Chi ha lo "scatolone" che contiene il maggior numero di deleghe vince. Sarebbe molto semplice renderlo democratico".

 

E come?

"Basterebbe permettere ad ogni singola società di esprimersi in modalità on line. Con pochi "clic" ogni realtà del territorio potrebbe esprimere la propria preferenza liberamente, in maniera segreta, senza "obblighi" o indicazioni. E, a quel punto, la base sarebbe completa e, a quel punto, automaticamente, ogni discussione riguardo il tema del numero dei mandati non avrebbe più senso di esistere. Se la maggioranza ti vuole puoi essere eletto. Questa sarebbe una consultazione democratica e libera".

 

Prima parlava anche della Giustizia Sportiva. Anche questa andrebbe riformata?

"Profondamente. Attualmente viene utilizzata come una "clava" per colpire i competitors. C'è un "bug" clamoroso: il presidente federale nomina lui stesso i giudici, che poi dovranno decidere i provvedimenti riguardanti eventuali altri candidati. Non c'è da stupirsi se poi arrivano squalifiche e radiazioni in quelli che sono esercizi di potere. Spesso procuratore e Giudice Sportivo lavorano nello stesso edificio. La Giustizia Sportiva serve per "randellare" i nemici".

 

Insomma, il sistema sportivo italiano andrebbe riformato profondamente.

"Sì, in tanti aspetti. E' giusto festeggiare le imprese e le medaglie conquistate dalle nostre atlete e dai nostri atleti, ma non dobbiamo dimenticarci che viviamo in un Paese dove non è previsto l'insegnante di educazione fisica nelle prime tre classi della scuola primaria. Siamo al terzultimo posto nella classifica europea per numero di abitanti che praticano sport mentre, e lo dico con cognizione di causa, in Finlandia il 70% delle persone fa attività sportiva. E quante medaglie hanno vinto alle Olimpiadi? Zero a Parigi 2024, appena quattro bronzi a quelle attuali. Certamente si faranno qualche domanda riguardo i risultati degli atleti "top" level, ma la politica non cambierà di una virgola e nessuno si sognerà di sottrarre nemmeno un euro alla risorse messe a disposizione per la promozione e lo sviluppo dello sport. Lo stato di salute non si misura a suon di vittorie, anche se qualcuno prova a "nascondersi" dietro i trionfi di atlete e atleti che, se non avessero avuto alle spalle federazioni attente, perché ci sono anche dirigenti bravissimi, e corpi militari forse avrebbero dovuto addirittura ritirarsi. In Italia, invece, si investe moltissimo e solamente per pochi, per quelli che emergono già in giovane età. Se un'atleta o un atleta non "rende" sin da subito allora o deve arrangiarsi o sperare in un colpo di fortuna. C'è ancora molta confusione: lo Stato deve occuparsi della diffusione sportiva, il Coni dello sport di vertice".

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