Contenuto sponsorizzato
FVG
16 aprile | 18:07

Oltre 30 scosse di terremoto in due giorni, l'ex presidente dell'Ingv: ''Area attiva geologicamente. In 40 anni in quel punto 2.741 sismi. Tenere alta l'attenzione''

Negli ultimi giorni le scosse in Friuli sono state molteplici, tra l'altro proprio a 50 anni dal terribile terremoto del '76 che costò la vita a 965 persone. Cosa sta succedendo lo abbiamo chiesto all'ex numero uno dell'Ingv: ''La crosta terrestre adriatica si avvicina alla crosta europea di circa due millimetri l’anno. L’energia che viene accumulata poi viene liberata con i terremoti, piccoli o grandi che siano. Per quanto riguarda il caso di Preone, non c’è modo di prevedere cosa accadrà, ma è utile tenere alta l’attenzione e non dimenticarsi di dove si vive''

di Margherita Tomadini

UDINE. In due giorni sono state percepite oltre trenta scosse a Preone (Qui l’articolo): dopo lo sciame sismico che aveva avuto epicentro nel territorio di Udine nella notte tra il 14 e il 15 aprile, nelle ultime ore anche oggi, 16 aprile, si sono susseguite varie scosse avvertite anche dalla popolazione (la più forte di 2,8 di magnitudo). Episodi di modesta entità, ma utili a ricordare quanto il territorio friulano sia esposto ai fenomeni sismici.

 

Il professore Carlo Doglioni, ex presidente dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia (Ingv) e vicepresidente dell’accademia dei Lincei, spiega a Il Dolomiti ciò che sta avvenendo: “La zona colpita è un’area geologicamente attiva, perennemente in movimento e sequenze di questo tipo accadono regolarmente. La situazione di questi giorni ci rende più sensibili, ma negli ultimi quarant’anni, prendendo in considerazione come centro dell’analisi l’abitato di Preone e tracciando un raggio di trenta chilometri, i terremoti registrati sono stati 2.742. Stiamo assistendo ad una piccola sequenza e come questa evolverà non siamo in grado di prevederlo. Dalla statistica sappiamo però che nella maggioranza dei casi si esauriscono: non è da escludere del tutto il rischio che comunque possa arrivare qualcosa di più energetico”.

 

“Un terremoto - spiega ancora Doglioni - è il risultato del rilascio di energia accumulata all’interno delle rocce e in quest’area la crosta terrestre adriatica si avvicina alla crosta europea di circa due millimetri l’anno. Da un punto di vista più generale abbiamo venti centimetri di raccorciamento ogni secolo. Sembrano pochi, ma l’energia accumulata nella crosta si libera con i terremoti, piccoli e grandi che siano e negli ultimi novanta giorni nella zona di Preone ci sono state settantatré scosse, dove solo una ha superato magnitudo tre. Questi terremoti leggeri e minori sono nell’ordine naturale della vita della crosta terrestre della nostra Nazione. Questo ci dice quanto è viva quest’area”.

 

A ridosso della data dell’anniversario del terremoto del 6 maggio 1976, ci si è anche chiesti se l’attuale situazione fosse in qualche modo collegata a ciò che è accaduto in passato: “Si tratta certamente della stessa compressione che rilascia l’energia in diverse zone. Però fare un confronto con la situazione odierna è difficile perché al tempo non c’era una registrazione affidabile. Erano anni in cui non c’era una rete sismica come quella di oggi – chiarisce l'ex presidente dell’Ingv -. Sono tanti i terremoti che avvengono senza che prima ci siano delle avvisaglie o dei piccoli terremoti. Ci sono delle sequenze che partono con un mainshock, ovvero un terremoto forte di magnitudo elevato e altre che possono iniziare con sequenze piccole ed evolvere in qualcosa di più grande. Sappiamo però che questi piccoli terremoti ci sono spesso e che queste piccole sequenze nel 99% dei casi esauriscono in niente. Le statistiche, comunque, non ci autorizzano a dire con certezza assoluta che non ci sia il pericolo di una scossa più importante”.

 

Il fatto che queste scosse non provochino danni significativi e non siano ritenute pericolose rappresenta comunque un’occasione per riflettere: “Questi eventi sono utili per la popolazione, perché la gente si risveglia e ricorda di vivere in una zona sismica. La mia casa è sicura? È robusta e sufficientemente in grado di resistere ad un terremoto più forte? Queste sono le domande che ci si deve porre in queste situazioni. È un aspetto da non sottovalutare – conclude l’esperto Doglioni -. I terremoti più forti torneranno in futuro. E questi piccoli movimenti della crosta segnano il momento giusto per considerare le condizioni della propria casa e agire. Bisogna essere informati sulle caratteristiche di adeguamento sismico della propria casa. Servono kit classici per essere pronti in caso di evento per riuscire ad uscire di casa nel tempo più rapido possibile. È fondamentale che ci sia consapevolezza su questo punto”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 04 giugno | 20:08
Il grave episodio è avvenuto mercoledì mattina. La dottoressa ha spiegato a Il Dolomiti che segnalerà l'accaduto alle forze dell'ordine. [...]
Cronaca
| 04 giugno | 18:39
Le zanzare si combattono con altre zanzare, al via il progetto pilota del comune per contenere la proliferazione degli insetti: non prevede [...]
Cronaca
| 04 giugno | 18:28
Il grave episodio è avvenuto a Pergine il 30 maggio scorso. Un uomo è stato ferito con un'accetta e sono stati danneggiati anche alcuni [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato