Contenuto sponsorizzato
Trento
13 marzo | 13:06

Pesca in Trentino, i fiumi tra cambiamenti climatici e depuratori insufficienti. I pescatori: “Costi in crescita per la gestione delle acque, serve più aiuto dalla Pat”

A parlare è Christian Tomasi, presidente dell'Associazione Pescatori Dilettanti Trentini. Sulla struttura dei corsi d'acqua spiega: "Per molti anni gli interventi si sono concentrati quasi esclusivamente sulla messa in sicurezza idraulica, con opere che hanno banalizzato molto l’habitat fluviale. Oggi l’approccio sta cambiando e si parla sempre più di rinaturalizzazione, ma c’è ancora molto lavoro da fare per recuperare ambienti troppo artificializzati"

TRENTO. Con la primavera alle porte riparte anche in Trentino la stagione della pesca. Le prime giornate miti hanno già regalato segnali incoraggianti per gli appassionati. A confermarcelo è Christian Tomasi, presidente dell'Associazione Pescatori Dilettanti Trentini.

 

Un impegno, quello messo in  campo da diverse migliaia di pescatori che è fatto anche di tutela ambientale, monitoraggio dei fiumi e programmi di conservazione delle specie autoctone, come la trota marmorata. Da un lato, spiega il presidente la qualità dei corsi d'acqua è migliorata negli anni dall'altro rimane ancora il problema dei depuratori in diversi territori spesso non adatti a svolgere pienamente la loro funzione. 

 

A riflettersi sui corsi d'acqua e sulla pesca sono anche, purtroppo, i cambiamenti climatici, spiega Tomasi. “Stiamo osservando periodi di siccità prolungata alternati a piogge molto intense e improvvise. Inoltre negli ultimi anni è diminuita la neve in inverno, e questo sta modificando il regime tipico dei corsi d’acqua alpini” spiega.

 

C'è poi il tema importante del ricambio generazionale dei pescatori e quello, altrettanto fondamentale della formazione. 

 

Che stagione di pesca vi aspettate quest’anno? Ci sono novità rispetto allo scorso anno?
La stagione è partita abbastanza bene. Dopo il periodo di freddo iniziale, con l’arrivo delle prime giornate più miti si sono viste diverse belle catture e in molte zone i corsi d’acqua stanno rispondendo bene. 

Per noi l’inizio della stagione coincide anche con un momento molto importante: la campagna ittiogenica della trota marmorata. Anche quest’anno i risultati sono stati positivi, con buoni numeri e con un lavoro di analisi genetica ormai consolidato. Molti volontari partecipano attivamente al recupero dei riproduttori, alla posa delle uova e successivamente alla semina degli avannotti nei corsi d’acqua. È un’attività che richiede impegno ma che dimostra quanto il mondo della pesca dilettantistica sia coinvolto nella tutela dell’ambiente.

Per quanto riguarda i pescatori associati, dopo il calo registrato alcuni anni fa — dovuto in gran parte al decreto che ha vietato l’immissione di specie alloctone — i tesseramenti si sono stabilizzati. È stato un cambiamento che ci ha costretti a riorganizzarci e ad adattarci a un nuovo contesto gestionale. Oggi l’associazione ha ritrovato un certo equilibrio, anche se gli effetti di quella transizione si fanno ancora sentire. 

 

Qual è lo stato di salute dei corsi d’acqua in Trentino?
Nel complesso la qualità delle acque è migliorata rispetto al passato, ma restano ancora diverse criticità. In alcuni casi i depuratori sono sottodimensionati o non funzionano in modo ottimale, con evidenti ricadute sugli ambienti acquatici.

Anche l’espansione delle aree agricole in alcune zone del territorio comporta pressioni aggiuntive sui corsi d’acqua, con effetti che possono riflettersi sugli equilibri degli ecosistemi fluviali.

Un altro aspetto riguarda la struttura dei corsi d’acqua. Per molti anni gli interventi si sono concentrati quasi esclusivamente sulla messa in sicurezza idraulica, con opere che hanno banalizzato molto l’habitat fluviale. Oggi l’approccio sta cambiando e si parla sempre più di rinaturalizzazione, ma c’è ancora molto lavoro da fare per recuperare ambienti troppo artificializzati.

 

Quanto stanno incidendo i cambiamenti climatici sulla pesca in Trentino?
Il cambiamento climatico è ormai evidente anche nei nostri fiumi. Si osservano periodi di siccità prolungata alternati a piogge molto intense e improvvise. Inoltre negli ultimi anni è diminuita la neve in inverno, e questo sta modificando il regime tipico dei corsi d’acqua alpini. Un tempo lo scioglimento primaverile della neve, tra aprile e maggio, era un evento ben riconoscibile che contribuiva a regolare la portata dei fiumi. Oggi questo fenomeno è molto meno evidente. In estate, invece, lo scioglimento dei ghiacciai porta spesso torbidità nei corsi d’acqua, cosa che in passato accadeva molto meno.

 

Siccità e piene degli ultimi anni hanno creato problemi alla fauna ittica?
Sì, queste oscillazioni possono creare situazioni difficili. I periodi di magra riducono gli habitat disponibili per i pesci, mentre le piene improvvise possono disturbare la riproduzione e alterare l’ambiente fluviale in modo troppo repentino. Per questo la gestione dei corsi d’acqua deve essere sempre più attenta agli equilibri naturali e alla qualità dell’ambiente.

 

Ci sono specie in difficoltà?
Le specie più delicate restano la trota marmorata e il temolo, che infatti ricevono una particolare attenzione gestionale. In tutte le nostre acque è vietato il prelievo e queste specie vengono sostenute con programmi di riproduzione artificiale con attività di conservazione genetica. Un’altra criticità riguarda la predazione da parte del cormorano, tema molto discusso negli ultimi mesi. Il nuovo piano di contenimento è un passo nella giusta direzione, ma probabilmente può essere migliorato, ad esempio intervenendo in modo più mirato sui cormorani stanziali, che sono quelli che arrecano i danni maggiori ai popolamenti ittici.

 

C’è abbastanza attenzione verso le specie autoctone? Cosa servirebbe ancora?
Negli ultimi anni l’attenzione verso le specie autoctone è cresciuta molto. Anche il mondo della pesca è cambiato: un tempo si cercava di compensare il calo naturale delle popolazioni con immissioni di pesce adulto proveniente dalle pescicolture commerciali, spesso per soddisfare le aspettative dei pescatori. Oggi l’approccio è diverso e più sostenibile. Si lavora molto di più sulla qualità degli ambienti e sulla conservazione delle specie locali. Le immissioni di adulto vengono limitate e concentrate in ambienti come i bacini artificiali, dove possono soddisfare chi desidera trattenere il pesce senza interferire con gli equilibri naturali dei torrenti.

Le nuove generazioni di pescatori, tra l’altro, sono sempre più orientate verso una pesca senza trattenimento, interessata soprattutto all’esperienza del fiume.

 

Quanti sono i pescatori dilettanti in Trentino?
In Trentino i pescatori dilettanti sono diverse migliaia, distribuiti nelle varie associazioni del territorio. Dopo il calo registrato alcuni anni fa, oggi la situazione si è stabilizzata.

Un tema importante riguarda però il ricambio generazionale. Bambini e ragazzi che non hanno genitori pescatori spesso fanno più fatica ad avvicinarsi a questo mondo, perché si trovano con una canna in mano ma senza conoscere davvero il territorio, i regolamenti o gli ambienti fluviali. Per questo stiamo ragionando insieme all’Accademia delle Foreste e della Fauna, che gestisce i corsi di abilitazione, su possibili soluzioni per migliorare la formazione dei nuovi pescatori. Come associazioni organizziamo anche eventi e giornate dedicate ai giovani, proprio per trasmettere questa passione e la cultura del rispetto dell’ambiente.

 

Cosa chiedete alla Provincia?
Il supporto della Provincia è importante, ma probabilmente avrebbe bisogno di essere aggiornato. Negli anni il ruolo delle associazioni di pescatori è cambiato molto.

Per esempio i guardiapesca non si occupano solo di controllare i pescatori: intervengono anche in caso di inquinamenti, collaborano al monitoraggio ambientale, partecipano ad attività di educazione e formazione. Allo stesso tempo le associazioni sostengono costi sempre più elevati per attrezzature, gestione delle acque e attività di tutela.

Inoltre gestiamo anche i pescatori ospiti che arrivano da tutta Europa. Questo porta un indotto economico significativo al territorio e, in parte, aiuta anche le associazioni a sostenere i costi di gestione. Senza queste entrate sarebbe sempre più difficile mantenere un sistema di gestione delle acque come quello trentino.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 26 maggio | 16:51
La donna era uscita per un giro in bici con il marito quando è avvenuta la tragedia. Inutili purtroppo i soccorsi 
Sport
| 26 maggio | 16:21
Il fuoriclasse di Sesto, vice campione uscente, è il grandissimo favorito dell'edizione 2026, vista anche l'assenza del suo grande (e unico) [...]
Cronaca
| 26 maggio | 16:00
A rimanere danneggiata è stata anche la barriera antirumore presente lungo il tratto autostradale interessato a causa dell’elevato calore [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato