Tragico incidente, ciclista ucciso da un'auto che aveva sorpassato con linea continua. La ricostruzione e l'appello dei familiari: “Le Dolomiti non sono un parco giochi”
A parlare sono i familiari di Norberto Nardelli, ciclista di 69 anni morto due anni fa (il 2 agosto 2024) in un tragico incidente avvenuto sul Passo Falzarego, fornendo delle precisazioni sull'esatta dinamica dell'accaduto e un appello: “Automobilisti, motociclisti e ciclisti hanno tutti diritto di muoversi in sicurezza e nel rispetto reciproco”

BELLUNO. “Le Dolomiti non sono un parco giochi, ma un territorio in cui automobilisti, motociclisti e ciclisti hanno tutti diritto di muoversi in sicurezza e nel rispetto reciproco”. Sono queste le parole dei familiari di Norberto Nardelli, ciclista di 69 anni morto due anni fa in un tragico incidente avvenuto sul Passo Falzarego, nel riportare l'esatta dinamica della tragedia emersa nel corso delle indagini.
Al contrario di quanto inizialmente emerso dalle prime ricostruzioni, che avevano riportato una caduta autonoma della vittima nel tentativo di evitare un'automobile in manovra proveniente da un parcheggio, nel corso del procedimento giudiziario, dicono i familiari del 69enne, è stato accertato che il ciclista “è stato investito da un'autovettura condotta da un automobilista di origine tedesca, che avrebbe effettuato un sorpasso oltrepassando la linea continua per poi rientrare bruscamente nella propria corsia, entrando in collisione con il ciclista e provocandogli gravissime lesioni”.
Il controllo della bicicletta, continuano, non è stato quindi perso a causa di una presunta manovra per evitare un veicolo: “Ma come conseguenza diretta dell'impatto subito. Le ferite riportate hanno costretto Nardelli a un lungo ricovero ospedaliero, protrattosi per quasi un mese, prima del successivo decesso. Il procedimento giudiziario si è successivamente concluso con il patteggiamento della pena da parte dell'imputato all'udienza del 15 luglio 2026”.
L'auspicio, concludono i familiari della vittima, è che “questa tragedia possa contribuire ad accendere l'attenzione su un problema troppo spesso sottovalutato: quello di chi percorre le strade di montagna ad alta velocità, trasformandole in percorsi per guida sportiva anziché in luoghi condivisi da tutti gli utenti della strada”.


















