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Bolzano
11 settembre | 11:15

Trovato senza vita nel fiume: cosa è successo tra l'aggressione, il ricovero in ospedale e il ritrovamento del corpo? Disposta l'autopsia

Il 32enne Shahzeb Altaf, ha firmato di sua volontà le dimissioni dall'ospedale per poi rientrare brevemente a casa ed uscire di nuovo dichiarando che si sarebbe recato al lavoro

Trovato senza vita nel fiume: cosa è successo tra l'aggressione, il ricovero in ospedale e il ritrovamento del corpo?

BOLZANO. Sono ancora tantissime le domande senza risposta intorno alla morte di Shahzeb Altaf, il 32enne trovato senza vita nelle acque del fiume Isarco a Bolzano nella mattinata di lunedì.

Per cercare di ricostruire l'accaduto e per rispondere agli interrogativi ancora aperti è stata disposta l'autopsia sul corpo del giovane infermiere.

 

Un decesso che si inserisce in quadro ancora piuttosto confuso, in una vicenda iniziata nella notta tra domenica e lunedì: prima un'aggressione, poi ore di osservazione ospedaliera, e infine un buco temporale di circa un'ora che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire nel dettaglio.

 

Tutto ha avuto inizio domenica sera, intorno alle 23, all'interno del civico 83 di via Macello, dove Altaf avrebbe avuto un violento diverbio con un vicino di casa, un uomo di origini africane residente nello stabile.

 

Secondo la versione fornita dallo stesso aggressore agli inquirenti, il portone della sua abitazione era rimasto aperto per il caldo mentre lui stava pregando, e Altaf sarebbe così entrato a casa e si sarebbe seduto sul divano importunandolo.

 

La lite sarebbe degenerata rapidamente, con l'uomo che avrebbe trascinato il 32enne lungo le scale fino al parcheggio condominiale. Le urla del ragazzo hanno attirato alcuni vicini, che in seguito hanno riferito agli inquirenti di aver visto Altaf a terra, con il piede dell'aggressore sulla sua nuca.

 

Le chiamate al 118 hanno fatto scattare l'intervento di Croce Rossa, Polizia e Carabinieri. Shahzeb è stato trovato disteso sull'asfalto con una ferita alla testa. Non era in condizioni gravi, ma è stato comunque trasportato al San Maurizio a causa di un forte stato di agitazione.

 

In ospedale è rimasto per gran parte della notte, sottoposto a diversi accertamenti clinici. Alle 5.26 ha firmato di sua spontanea volontà le dimissioni, rifiutando la proposta di restare in osservazione per uno o due giorni, come confermato dalla direzione sanitaria dell'azienda sanitaria.

 

È da questo momento che la vicenda entra nella sua fase più oscura, quella su cui si concentrano ora le indagini della Procura.

 

Uscito dal pronto soccorso, Altaf sarebbe tornato verso casa, in via Macello, per poi dirigersi nuovamente verso ponte Loreto.

 

Secondo quanto riportato dai familiari, sarebbe uscito di casa alle 6.10 dichiarando che si sarebbe recato in stazione per raggiungere Bressanone e il suo posto di lavoro.

 

Il suo corpo senza vita è invece stato recuperato dai vigili del fuoco alle 6.34 tra le pietre in prossimità di ponte Palermo, sul lato di via Genova, anche se alcune fonti collocano il ritrovamento intorno alle 6.15.

 

Resta dunque da chiarire con precisione cosa sia accaduto in quell'ora scarsa trascorsa tra l'uscita dall'ospedale e il ritrovamento in acqua: un intervallo su cui le telecamere di sicurezza installate tra viale Trento e piazza Verdi potrebbero fare luce.

 

Gli ematomi rinvenuti sul corpo, in particolare su testa e cuoio capelluto, risultano compatibili con il pestaggio subito la sera precedente, ma non sciolgono il nodo principale dell'inchiesta, ovvero come Altaf sia finito nel fiume.

 

La Procura, attraverso la pm Anna Gasser, avrebbe escluso nei primi riscontri il coinvolgimento di terze persone nella caduta in acqua, lasciando aperte le ipotesi dell'incidente o del gesto volontario.

 

Una tesi, quest'ultima, respinta con fermezza dalla famiglia, che esclude categoricamente il suicidio: Altaf, riferiscono i parenti, aveva paura dell'acqua e non aveva mai dato segnali riconducibili a un gesto estremo.

 

A fare chiarezza quindi dovrà essere ora l'autopsia, il cui incarico alla patologa è atteso per martedì 15 settembre. L'esame dovrà stabilire con maggiore precisione la dinamica degli eventi e chiarire se le lesioni riscontrate sul corpo siano compatibili unicamente con quelle refertate al pronto soccorso nella notte tra domenica e lunedì, o se invece ve ne siano di nuove, maturate in quell'intervallo di tempo che è ancora da ricostruire.

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