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FVG
15 marzo | 19:42

Un stanza segreta di un bunker nazista riemerge dal sottosuolo: dentro proiettili, borracce, cibo e creme dei soldati (e uno stemma serbo) 'sigillati' dalla spazzatura

L'auspicio è quello di riuscire a rendere fruibile il complesso di bunker ad una platea sempre più estesa di persone, ma anche che il luogo venga messo in sicurezza. Il volontario: “La gente è entrata qui in passato a fare feste e sporcare tutto”

TRIESTE. “Siamo riusciti ad entrare in una stanza sotterranea del bunker tedesco risalente alla guerra che era rimasta chiusa per 70 anni senza che nessuno vi fosse più riuscito ad accedere. L'emozione è stata enorme”.

 

Sono queste le sensazioni a caldo di Furio Alessi, del “Gaast”, Gruppo Artistico Ambientale Storico Triestino, che da circa un decennio è impegnato assieme ad altri volontari in attività di recupero. 

 

L'obbiettivo è la pulizia, lo scavo e la riscoperta dei meandri sotterranei che costituiscono il sistema di bunker tedeschi risalenti alla seconda guerra mondiale di Opicina, nella sommità del costone del Carso triestino prospiciente al mare.

 

 

Un patrimonio storico e di archeologia bellica poco noto e sin qui non pienamente valorizzato, ma che grazie al lavoro di questi infaticabili esploratori sta mano a mano riemergendo, come nel caso della scoperta di oggi,
15 marzo, che ha portato all'apertura di una camera del bunker rimasta chiusa per sette decenni. 

 

“Da molto tempo sapevamo dell'esistenza di questa stanza sotterrata – spiega il volontario - ci è voluta un po' perché era preclusa da una quantità enorme di detriti e immondizia che abbiamo dovuto asportare. Una prima fase di scavo e pulizia è avvenuta lo scorso novembre, da li è riemerso di tutto: borracce del 1940, munizioni, perfino prodotti come creme o alimentari, tutto di matrice tedesca. C'era anche uno stemma serbo che non so cosa ci facesse lì - racconta Alessi - Quando finalmente siamo riusciti ad aprire la stanza ci si è parato davanti un ambiente enorme, ricavato nella roccia carsica, tant'è che ci aspettiamo che, una volta finito di rimuovere il materiale e l'immondizia, il percorso prosegua come grotta naturale. D'altronde i tedeschi erano ingegnosi e utilizzavano questi passaggi per spostarsi rapidamente da una parte all'altra del golfo”.

 

 

 

Un'altra sfida, come ha evidenziato lo stesso Furio Alessi, è ad oggi quella di valorizzare il percorso di questi bunker sotterranei (due grandi bunker nel complesso), rendendoli accessibili ad una platea sempre più
ampia di persone.

 

Purtroppo, sono luoghi che allo stato attuale non godono di cartellonistica, camminamenti o dispositivi di sicurezza, e sono fruibili unicamente grazie all'impegno e all'accompagnamento dei volontari del “Gaast”.

 

 

“I bunker ora sono visitabili quasi ovunque tranne in due uscite ancora ostruite dalla terra, dai detriti e dall'immondizia – ha precisato Alessi – Per il futuro auspichiamo l'implementazione di maggior sicurezza attraverso l'installazione di porte e grate poiché è già accaduto che ritrovassimo i bunker imbrattati da scritte sui muri o sporcizia. Noi puliamo, ma se poi entrano e ci fanno le feste diventa complicato. Infine - conclude Alessi - per "musealizzare" effettivamente l'area ci vorrà ancora del tempo. Siamo dieci volontari e facciamo quello che possiamo, però abbiamo fatto molto sin qui e questo ci sprona. Tutto questo è possibile grazie ai nostri volontari, tra cui Fulvio Benci e l'archeologo Gianni Fasano, oltre al supporto del Consorzio Insieme Opicina di Nadia Bellina che ci aiuta”.

 

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