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Belluno
01 maggio | 08:30

Cosa c’è dietro un’analisi del sangue? “Non solo bottoni, ma professionisti e tecnologie all’avanguardia”. Nel 2025 a Belluno effettuati quasi 3,5 milioni di esami

Cosa c’è dietro le nostre analisi del sangue? L’Ulss 1 Dolomiti ha aperto le porte della medicina di laboratorio di Feltre, per spiegare cosa accade alla provetta tra il prelievo del sangue e il referto: molti professionisti, il primo laboratorio Pnrr del Veneto e le attività con gli studenti. In corso anche un innovativo progetto internazionale per migliorare la vita dei pazienti colpiti da encefalite da zecca

FELTRE. Cosa c’è dietro le nostre analisi del sangue? Che percorso fa la provetta tra il prelievo e un referto che ci svela ogni più piccola informazione sul nostro stato di salute?Non ci limitiamo a ‘schiacciare un bottone’: quella provetta passa attraverso tanti check di verifica a tutti i livelli, sia tecnico che di dirigenza”.

 

Nel 2025, la rete di laboratori bellunesi di analisi, divisa tra Feltre, Belluno e Pieve di Cadore, ha processato oltre un milione di campioni (1.155.422) per quasi 3,5 milioni di esami (3.484.276), 413.658 richieste e 121.986 pazienti. Per capire cosa c’è dietro, l’Ulss 1 Dolomiti apre le porte della medicina di laboratorio di Feltre con Chiara Boito, responsabile del laboratorio analisi. “La medicina di laboratorio - spiega - è il motore nascosto che guida tutti i percorsi di cura. Seguiamo tre fasi, dall’accettazione e il prelievo venoso alla produzione del referto, passando chiaramente per le analisi: l’obiettivo è rispondere al quesito del medico prescrittore, con il quale la continuità nel rapporto è fondamentale. Inoltre, è importante capire che siamo un unico grande laboratorio, connesso da una struttura informatica unica su tutto il territorio provinciale”.


Solo a Feltre, nel 2025 il centro prelievi ha lavorato al volume di circa 190 pazienti al giorno ma, aggiungendo le richieste ambulatoriali, dai reparti e dal pronto soccorso, sono stati circa 48 mila i pazienti serviti per 1,3 milioni di esami. “Dietro ogni referto - prosegue - ci sono 32 professionisti, tra infermieri, tecnici, amministrativi e dirigenti medici, più il supporto esterno di due ingegneri biomedico e informatico. Gli infermieri hanno il compito più delicato, anche di interazione con il paziente, poi la provetta è inviata in laboratorio e segue l’iter di smistamento, che la fa entrare nel sistema informatico così in ogni momento sappiamo dove si trova. I campioni sono poi caricati nella strumentazione relativa all’esame richiesto e c’è una prima verifica del dato da parte del tecnico, che lo invia infine ai dirigenti medici per il controllo finale e la firma”.

 

A supportare questo lavoro il primo laboratorio Pnrr del Veneto. “Siamo il primo in regione - spiega Boito - che si è allineato all’adeguamento Pnrr al sistema integrato di accettazione e presa in carico. Il percorso è iniziato nel 2023 e permette di dare piena visibilità ai referti anche in Primiero, dove abbiamo molti assistiti: questo garantisce piena interoperatività tra i fascicoli regionali”.

 

In tutto ciò entrano anche gli studenti. Nel 2026 sono stati ospitati 120 studenti della scuola media Rocca di Feltre, con un “viaggio” per vedere quello che gli altri non vedono, più diversi ragazzi degli istituti superiori Dal Piaz, Negrelli e Canossiano in progetti di orientamento alle biotecnologie e alle professioni sanitarie, e tirocini attivati con le università di Padova e Ferrara (28 tra il 2022 e il 2025).


Per il futuro, tra le principali novità c’è invece il progetto internazionale Oste per lo studio sullo stress ossidativo nell’encefalite da morso di zecca. A guidarlo la dottoressa Bruna Carnielli, che lo ha avviato dopo un incontro con il responsabile della rete globale GeoSentinel in Angola.

 

“Siamo ente capofila - spiega - e collaboriamo con l’università di Anversa e l’ospedale Sacro Cuore di Negrar. Si tratta di una ricerca di durata biennale, o fino al reclutamento di 35 casi e 15 controlli, che avrà impatti importanti per la prognosi di queste malattie, per le quali non esiste terapia ma solo il vaccino (qui). Noi in particolare vogliamo individuare i marcatori di stress, che sono indice di una peggiore risposta da parte del paziente, per somministrare a quest’ultimo antiossidanti evitando così prognosi più infauste: interveniamo quindi sulla qualità di vita della persona”. Lo studio sarà sviluppato anche ad altri centri per lo studio della West Nile e della Dengue.

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