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Caso malaria, il Santa Chiara si smarca: "Abbiamo seguito tutte le procedure correttamente", anche Portogruaro: "Nessun sintomo di malattie infettive"

L'autopsia conferma che la piccola Sofia è morta per malaria. Gli ispettori hanno prelevato tutti i documenti e le cartelle cliniche negli ospedali di Trento e Portogruaro. Bordon: "Speriamo si arrivi alla verità, ma forse non si arriverà alla soluzione" 

Da sinistra Claudio Dario, Paolo Bordon e Annunziata Di Palma
Di Luca Andreazza - 08 settembre 2017 - 06:52

TRENTO. "Siamo davanti a un caso unico e stiamo cercando di stabilire la verità per la famiglia e per noi. Abbiamo consegnato la relazione, copia delle cartelle cliniche e tutte le documentazioni necessarie agli ispettori per arrivare a definire quanto successo. M escludiamo che il contagio sia avvenuto all'ospedale Santa Chiara di Trento, siamo fermamente convinti di questo", queste le parole di Paolo Bordon (direttore generale dell'Apss), mentre il procuratore capo di Trento, Marco Gallina riferisce che l'autopsia ha confermato il referto e la diagnosi ospedaliera di morte per malaria della piccola Sofia.

 

Questa comunicazione verbale ricevuta sull'autopsia effettuata a Brescia per la bambina di 4 anni morta domenica scorso, dopo i ricoveri anche a Portogruaro e nel capoluogo, consente alla Procura di Trento di inviare il nulla osta per la sepoltura, mentre gli ispettori del ministero e dell'Iss si sono recati nel pomeriggio di giovedì 7 settembre in ospedale per l'indagine nel reparto di pediatria e nel laboratorio di microbiologia del Santa Chiara. 

 

Appurato che si tratta di malaria, l'attenzione si sposta sul ceppo, che potrebbe delineare dove Sofia potrebbe aver contratto la malattia. "Tutto è a disposizione degli investigatori - spiega il direttore generale - oltre agli atti, abbiamo consegnato i campioni di sangue della bambina e degli altri pazienti che hanno avuto la malaria. Questi esami sono urgenti, ma complicati, delicati e condotti da terze parti e quindi ci vorrà un po' di tempo prima di poter ricevere i risultati".

 

Un'indagine molecolare molto complessa che dovrebbe portare alla verità. "La criticità maggiore - spiega Annunziata Di Palma, primaria del reparto di pediatria - è legata ai materiali biologici presenti sui vetrini, che speriamo siano sufficienti per consentire le dovute analisi: i pazienti sono stati trattati e dimessi, quindi non si può ripetere il prelievo. Per quanto riguarda la piccola Sofia, non presentava le infiammazioni e i sintomi della malaria: la famiglia non era stata all'estero nei paesi a rischio e l'emocromo evidenziava un lieve abbassamento dei globuli bianchi, compatibile con il diabete. L'altro caso di morte risale a gennaio 2014 in una casa a Rovereto: all'apparenza sembrava una morte bianca per una bambina di tre mesi e solo l'autopsia aveva chiarito che si trattava di malaria". 

 

Il ricovero a Trento di Sofia è stato dal 16 al 21 agosto (17 agosto il prelievo di sangue, mentre il 2 settembre il vetrino) in maniera non continuativa e il quadro si rende complesso in quanto, come noto, si inseriscono anche Bibione e Portogruaro:

 

"Non vogliamo parlare degli altri - spiega Bordon - ma ci preoccupiamo di quanto fatto da noi: gli ispettori hanno il compito di verificare e analizzare per arrivare alla verità. Per quanto ci riguarda, abbiamo ripercorso e simulato tutti i passaggi: utilizziamo materiali di nuova generazione e assolutamente mono-uso, oltre alle testimonianze medico-assistenziali e il fatto che l'altra paziente affetta da malaria è rimasta sempre a letto per un trattamento in vena. Queste le ragioni che ci portano a escludere un contagio diretto all'interno della nostra struttura".

 

Resterebbe in campo l'ipotesi del vettore: "Le finestre in pediatria rimangono sempre chiuse - aggiunge Bordon - le trappole inoltre non hanno rilevato la presenza della zanzara anopheles nel reparto. La speranza è ovviamente quella di giungere alla verità per la famiglia, che vive in estrema compostezza questo enorme dolore, ma la certezza è che il contagio non è avvenuto al Santa Chiara".

 

E non è la prima volta che il Santa Chiara si trova a curare casi di malaria. "In media dal 2000 a oggi - commenta Claudio Dario, direttore dell'Apss - registriamo tra i 5 e i 10 casi di malaria: 1/3 diagnosticata a italiani e i restanti 2/3 a cittadini stranieri. In tutti i casi parliamo di persone che si sono recate all'estero in paesi a rischio. Dobbiamo prendere inoltre in considerazione l'ipotesi che non si arriverà alla soluzione di questo caso per la sua complessità".

 

Dopo questo evento si cambieranno le procedure al Santa Chiara? "Ora è presto - conclude Bordon - il Santa Chiara si colloca ai primi posti a livello nazionale e la nostra costante tensione è quella di garantire la massima qualità e migliorare la nostra organizzazione. Non bisogna farsi prendere dall'emotività anche perché il percorso è ottimo e se si cambiano le procedure è solo per migliorare".   

 

Si smarca anche l'ospedale di Portogruaro: "Al momento della dimissione della bimba, non era presente alcun sintomo riconducibile a malaria o ad altre malattie infettive", dice il direttore generale dell'Usl 4 Carlo Bramezza. La struttura veneta ha accolto i carabinieri del Nas che hanno sequestrato la cartella clinica e tutta la documentazione sanitaria della piccola Sofia, ricoverata a Portogruaro dal 13 al 16 agosto dopo essersi ammalata durante una vacanza in campeggio a Bibione. I Nas sono arrivati anche i componenti della Commissione del Ministero della salute e personale dell'Istituto superiore di Sanità.

 

"In queste zone - evidenzia Bramezza - non c'è pericolo di contrarre la malaria. Sul fronte ambientale, i campionamenti del dipartimento di prevenzione hanno accertato che sul litorale, e nello specifico a Bibione, non c'è presenza della specie di zanzara che può trasmettere la malaria", ma per il capo degli ispettori del ministero della Salute: "I tempi fanno sospettare che la piccola Sofia sia stata infettata mentre era in campeggio".

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