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Ecco la rete della riabilitazione: "Una vera e propria riforma". Villa Rosa polo di riferimento provinciale

Un progetto sperimentale con 20 posti letto presso l’Apsp Beato de Tshiderer. Rossi: "Questa riorganizzazione farà risparmiare la spesa corrente e al contempo garantirà non solo il mantenimento del sevizio ma addirittura una sua innovazione"

Pubblicato il - 07 July 2017 - 13:33

TRENTO. "Questa è una vera e propria riforma della rete della riabilitazione", afferma l'assessore Luca Zeni nel presentare la decisione della Giunta presa in mattinata. Una rete appunto, fra le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private accreditate, la creazione di strutture sanitarie intermedie con posti letto riservati a pazienti che non possono ancora essere dimessi o accedere alla riabilitazione.  

 

In sintesi sono queste le novità: un progetto sperimentale con 20 posti letto presso l’Apsp Beato de Tshiderer, il ruolo centrale di Villa Rosa come struttura destinata alla riabilitazione intensiva ad alta specializzazione e la conferma del mandato riabilitativo dell’ospedale di Rovereto.

Per mettere a punto il sistema e costruire una rete in grado di "comunicare", essenziale sarà la dotazione informatica, con la creazione di un registro unico provinciale delle attività riabilitative nel quale vengano condivisi dati, informazioni e strumenti: a tal fine la deliberazione approvata oggi mette a disposizione dell'Apss 100.000 euro come infrastrutturazione informatica.

 

Stop infine alla "fuga" dei pazienti fuori dalla provincia, con ulteriori risorse messe a disposizione per le strutture private accreditate, alle quali la Giunta ha dato mandato di attivarsi per recuperare la mobilità passiva. "Oggi - Luca Zeni - stabiliamo un ruolo preciso per tutte le strutture coinvolte nel percorso riabilitativo ma, soprattutto, abbiamo iniziato a costruire una rete che fa dialogare ospedali, case di cura private, Rsa, strutture territoriali pubbliche e private".

 

"La logica che ci guida è quella dell'appropriatezza - prosegue Zeni - ovvero promuovere la qualità dell'assistenza e della sicurezza delle cure in modo adeguato al fabbisogno individuale che verrà delineato nel Progetti Individualizzato (PI), anche attraverso l'implementazione di forme alternative al ricovero ospedaliero, proprio per offrire ai pazienti la giusta cura per il loro quadro clinico”.

 

Cruciale, in tal senso, il livello di "cure intermedie", una modalità di assistenza delle persone in specifiche situazioni di complessità: "Non si tratta - spiega ancora l'assessore - di costruire nuovi luoghi di cura, quando piuttosto di individuare possibili soluzioni all'interno di strutture esistenti come le Rsa o gli stessi ospedali".

 

Strutture intermedie e il progetto sperimentale all’Apsp Beato de Tshiderer. Le strutture intermedie vengono attivate per il momento in forma sperimentale. In esse verranno presi in carico i pazienti con bisogno di sorveglianza infermieristica nelle 24 ore, con una prospettiva di rientro a domicilio: si tratta di un'assistenza intermedia fra il ricovero ospedaliero e l'assistenza domiciliare, con l'obiettivo di assicurare da un lato dimissioni protette, dall'altro di recuperare la maggiore autonomia possibile dei pazienti. 

 

In questo modo si potrà, ad esempio, ovviare alle dimissioni ritardate di alcuni pazienti, che avvengono ad esempio nei reparti di medicina interna e di geriatria dell’Ospedale Santa Chiara: questi pazienti, infatti, seppur clinicamente dimissibili, non possono essere inviati a domicilio per fattori dovuti alla loro condizione o alla situazione del sistema famiglia/domicilio.

Prima a partire sarà l'Apsp "Beato de Tshiderer": con una seconda deliberazione si dà infatti avvio al progetto sperimentale presentato dall'Azienda sanitaria, che prevede l’attivazione di 20 posti letto per 12 mesi, all’interno di un nucleo indipendente e funzionalmente autonomo nella gestione dei pazienti, assistiti da personale assistenziale (infermiere, OSS e fisioterapista) e medico dell’Apsp, nonché da un coordinatore infermieristico e un terapista occupazionale dell’Apss.

 

Villa Rosa e Rovereto. All’interno della rete riabilitativa, viene confermato il mandato istituzionale dell’Ospedale di Villa Rosa quale unica struttura ad alta specializzazione e polo riabilitativo di riferimento provinciale deputata a garantire riabilitazione intensiva ad alta specializzazione per mielolesioni e gravi cerebro lesioni, riabilitazione intensiva cardiologica, motoria e neuromotoria. 

 

Strutture sanitarie private accreditate. Le strutture sanitarie private accreditate del settore riabilitativo entrano a tutti gli effetti nella rete della riabilitazione. Il loro ruolo viene ulteriormente responsabilizzato coinvolgendole nel miglioramento del saldo negativo di mobilità sanitaria interregionale, sia attraverso l’incremento della mobilità attiva, sia attraverso il recupero della mobilità passiva riferita agli episodi di riabilitazione ospedaliera.

 

Il governatore Rossi ha sottolineato che l'Azienda sanitaria e l'assessorato alla Salute sono riusciti a mettere in pratica quello che "ormai è un mantra per noi: rigore sui conti senza tagliare i servizi". Rossi ha infatti spiegato che "questa riorganizzazione della riabilitazione farà risparmiare la spesa corrente e al contempo garantirà non solo il mantenimento del sevizio ma addirittura una sua innovazione". 

 

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