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Era il custode della droga della banda, è stato sequestrato per aver perso 1 kg di marijuana. Arrestati in quattro

I carabinieri hanno arrestato tre albanesi e un italiano che avevano rapito un 22enne trentino "custode" per la banda (smantellata con 15 arresti e 18 denunce a marzo) della droga. Al giovane, però, a settembre era sparito un chilo di erba. In cinque lo hanno picchiato e poi sequestrato chiedendo un riscatto di 7.000 euro al padre

Di Luca Pianesi - 30 agosto 2017 - 13:26

TRENTO. Aveva "perso" 1 chilo di marijuana, per questo è stato sequestrato e suo padre ha dovuto pagare 7.000 euro di riscatto. E' successo a un ragazzo trentino di buona famiglia di Borgo Valsugana di 22 anni. Era lui il custode delle sostanze stupefacenti di una grossa banda composta da italiani ed albanesi e smantellata dai carabinieri a marzo di quest'anno. Diciotto le persone denunciate, quindici le arrestate, in quel caso, per associazione a delinquere armata e, ovviamente, per spaccio di droga: un giro d'affari di circa 50 mila euro al mese (a periodi anche ogni 15 giorni) e il sequestro da parte dei carabinieri di oltre 1 chilo e mezzo di cocaina e un paio di etti di altre sostanze.

 

Tra i quindici arrestati c'era anche un ragazzo trentino che durante gli interrogatori ha denunciato al Pm un sequestro di cui era stato vittima. Questi riferiva che il 23 settembre (dunque prima degli arresti, quando la banda era ancora pienamente in attività) era stato portato in un campo di Levico Terme perché aveva perso (il giovane aveva dichiarato che gli era stata rubata da altri spacciatori ma non si esclude che lo stesso giovane stesse cercando di mettere in piedi un suo giro personale) un chilo di marijuana e qui avevano cominciato a picchiarlo. Visto che dal ragazzo non usciva niente quattro uomini, coordinati da un quinto (probabilmente la "testa" del gruppo e ancora latitante), hanno caricato in auto il giovane e una volta arrivati a Trento lo hanno fatto chiamare il padre minacciandolo che avrebbero tenuto sotto sequestro il figlio finché non gli avesse ripagato l'equivalente di quanto gli aveva fatto perdere: 7.000 euro

 

Ma cos'era successo? Il giovane era stata incaricato di cedere qualche giorno dopo la droga, di proprietà del catturando M.A. e di Fetahu Enrik, ad un loro cliente rimasto sconosciuto, che l’avrebbe poi rivenduta al dettaglio. Tuttavia tale partita di droga, riferiva il giovane, gli era stata rubata da altri due spacciatori (per questo poi indagati dal Norm della Compagnia Carabinieri di Cavalese nell’ambito di un altro procedimento penale). Appreso della sparizione della droga, i compari del custode gli avevano intimato di pagarla, ma egli inizialmente non aveva ritenuto di sottostare a tale pretesa, non considerandosi colpevole. Ma il gioco era evidentemente molto più grande del ragazzo. I cinque non gli hanno creduto e lo hanno rapito.

 

Solo quando il padre del ragazzo ha confermato telefonicamente ai rapitori che avrebbe provveduto entro qualche giorno a pagare il riscatto (riscatto effettivamente poi pagato ai sequestratori), quest'ultimo è stato finalmente liberato nella frazione Selva di Levico. Nelle prime ore della mattina di oggi, i carabinieri della compagnia di Borgo Valsugana hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Trento Marco La Ganga, a carico di questi 5 soggetti (quattro albanesi ed un italiano, quattro dei quali residenti a Pergine Valsugana, ed uno già residente in Levico Terme e da qualche tempo resosi irreperibile), da arrestare e tradurre nelle carceri di Mantova e Verona, pienamente condividente la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Trento – D.D.A. (Dr. Davide Ognibene), per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione.

 

 

"Fondamentali per ricostruire la vicenda - ha spiegato il tenente colonnello Giovanni Cuccurullo - sono state le analisi delle intercettazioni telefoniche già registrate nell’ambito della precedente operazione denominata "Caffè Espresso" ed altri mirati accertamenti di polizia giudiziaria, susseguenti all’operazione del marzo scorso, oltre, ovviamente, la denuncia fatta dal giovane. All’atto dell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi nei confronti degli arrestati si è anche proceduto alla loro perquisizione personale, veicolare e locale, che ha permesso il rinvenimento e il sequestro di ulteriori fonti di prova, una modica quantità di sostanza stupefacente tipo marijuana, sequestrata in quanto costituente illecito amministrativo".

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