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| 06 mag 2017 | 13:53

Esplosione a Miola di Pinè, a perdere la vita è Mauro Gessi. La casa è sventrata ma la famiglia vicina è miracolosamente salva

Dalle prime ricostruzioni l'esplosione sarebbe da ricondurre a una bombola di gas anche se uno dei proprietari dell'appartamento ci ha spiegato che la casa aveva solo sei anni e quindi "l'uso di bombole era vietato". Evacuata la famiglia Bonaccher: il sindaco ha trovato loro una sistemazione provvisoria

di Redazione

MIOLA DI PINE'. Si chiama Mauro Gessi, ferrarese trapiantato da alcuni anni in Trentino, la vittima dello scoppio che ha distrutto la sua abitazione di via Proidi a Miola di Pinè. La casa è l’ultima di un complesso moderno costruito sei anni fa ad un passo dal pala ghiaccio del borgo pinetano. Miracolosamente, all’alba, all’ora del boato che ha svegliato l’intero paese, uno solo dei cinque appartamenti affiancato l’uno all’altro era abitato. La famiglia proprietaria, Boneccher, è stata evacuata e il sindaco ha trovato subito una sistemazione provvisoria. L’intero complesso è stato dichiarato inagibile e lo sarà fino al termine di una serie di complesse verifiche di stabilità subito avviate.

 


 

La tragedia è avvenuta poco dopo le sei. Una deflagrazione tremenda. La casa sventrata per tutti i due piani, con una voragine nel tetto. Le fiamme alte. Il fumo che fiacca il respiro. La dinamica di tante, troppe, altre disgrazie che ha mobilitato immediatamente l’apparato dei pompieri di valle e di città. Una volta spento l’incendio e messa in sicurezza l’intera zona, a mezzo paese e a tanti curiosi accorsi sul posto si è offerto uno spettacolo di devastazione, preoccupazione e grande tristezza.

 

Della vittima si dice poco e quel che si dice è segnato soprattutto dalla paura per le conseguenze che sarebbero potute essere ancora più gravi. Mauro Gessi viene raccontato per accenni, impressioni. Un tipo solitario, schivo e qualche volta scontroso. “Parlava poco, quasi nulla – spiega uno dei proprietari degli appartamenti – non c’erano rapporti di vicinato”.

 

Nel capannello di abitanti che per tutta la mattinata ha seguito le operazioni dei vigili del fuoco e dei carabinieri, si sono evidenziate ipotesi che le indagini dovranno confermare o smentire. Certo la causa del devastante e mortale scoppio è con ogni probabilità il gas. Ma lo stabile dove abitava Mauro Gessi, da circa un anno e mezzo dopo aver vissuto in un’altra zona di Baselga di Pinè è una casa clima: efficienza energetica e sicurezza. “Qui è vietato – dice ancora un proprietario – l’uso di bombole”. E' per questo che si rincorrono sospetti e qualcuno pensa all'insano gesto. “Il primo piano – viene spiegato – era stato trasformato da Gessi in una specie di magazzino. A fare questo disastro è stato il gas di una bombola portata lì apposta. Non ci sono altre spiegazioni”.

 


 

Ma le spiegazioni, le uniche che contano davvero, dovranno darle gli inquirenti. Sono impegnati anche a ricostruire le cause e l’esatta dinamica della tragedia. Ma anche una storia meno approssimativa della vittima. Della sua personalità e dei problemi che eventualmente potrebbero averlo portato ad una scelta definitiva per se stesso e rischiosa per altri. Di lui ad ora si sa che aveva 56 anni. Che lavorava a Trento, intendenza di finanza. E che era separato. Ma adesso, di fronte al disastro, ogni particolare, ogni suo atteggiamento, viene trasformato – come sempre accade – in un’analisi psicologica.

 

A Miola si è precipitato fin da subito anche il sindaco di Baselga di Pinè. Ha provato a consolare e rassicurare i proprietari degli appartamenti danneggiati sull’impegno a limitare il più possibile il loro disagio. Ma al tempo stesso ha confermato, parlando con alcuni abitanti, che davvero quel che è successo sarebbe potuto diventare un dramma ancora più grande. Nel distruggere l’appartamento della vittima la violenza della deflagrazione ha cancellato il muro di separazione tra l’abitazione di Gessi e il soggiorno dell’abitazione adiacente. Alle sei del mattino quel soggiorno era vuoto.

 


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