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Fecondazione eterologa, parte la 'Class Action' contro la Provincia per le spese sostenute fuori provincia

L'Azienda sanitaria è disponibile al riconoscimento di una cifra forfettaria. I Laici trentini: "La Provincia di Trento, caso isolato, ha per due anni e mezzo espressamente rifiutato di garantire la fecondazione eterologa alle coppie trentine bisognose"

Pubblicato il - 23 luglio 2017 - 12:16

TRENTO. "La Provincia di Trento, caso isolato, per due anni e mezzo ha espressamente rifiutato di garantire la fecondazione eterologa alle coppie trentine bisognose. Ci è voluta una sentenza di condanna del Tribunale perché finalmente l’assessore alla salute Luca Zeni cambiasse rotta".

 

Affermano questo i Laici del Trentino che oggi, con Alexander Schuster, comunicano l'intenzione di percorrere le vie legali per veder riconosciute le spese alle coppie che per la fecondazione eterologa si sono dovute rivolgere fuori provincia oppure in strutture private.

 

A breve sarà possibile accedere all'eterologa anche in Provincia di Trento, prima non era non si poteva. Ma molte coppie, in passato, hanno cercato altrove la realizzazione del desiderio di maternità e paternità. "C'è chi per trenta mesi si è visto costretto a rivolgersi a cliniche private in Italia o all’estero, e l’Azienda sanitaria non rimborsa di sua spontanea volontà i costi sostenuti da chi si è piegato al mercato privato".

 

"A chi chiede giustizia per essersi visto violato un diritto costituzionale per così tanto tempo l’Azienda sanitaria propone un rimborso forfettario che copre a malapena la metà dei costi regolarmente pagati e fatturati, senza considerare i danni ulteriori".

 

Troppo poco per un diritto, quello alla salute, negato nella nostra provincia. Quello che vogliono ottenere, in rappresentanza di tante coppie, è il riconoscimento pieno delle spese sostenute. "Ci faremo promotori di un’azione giudiziaria quanto più ampia possibile per chiedere nuovamente la condanna dell’Azienda sanitaria al risarcimento integrale dei danni causati alle coppie trentine con problemi di infertilità".

 

"Invitiamo sin da ora tutte le coppie a prendere contatti con il Comitato (laicitrentini@gmail.com) o con l'avvocato Alexander Schuster", sostengono i Laici, per poter così costituirsi contro la Provincia e chiedere il ristoro delle spese sostenute.

 

Una sorta di 'class action', quindi, presentata in una conferenza all'Hotel America alla quale ha partecipato anche la coppia che ha promosso il primo ricorso, quello che è stato vinto nel febbraio scorso e che obbliga la provincia a rifondare le spese da loro sostenute per la fecondazione eterologa a cui si sono sottoposti.

 

"Sarà un giudice a decidere - afferma Luca Zeni, assessore alla Sanità - e se deciderà favorevolmente ai ricorrenti ci adegueremo. Ma senza quella sentenza per noi è impossibile decidere autonomamente il riconoscimento delle spese sostenute".

 

E lo spiega meglio questo punto: "La fecondazione eterologa non era compresa, in quel periodo, nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), né in quelli nazionali né in quelli aggiuntivi sul piano provinciale. Se decidessimo di riconoscere le spese sostenute sarebbe una discrezionalità di cui la stessa Corte dei Conti potrebbe eccepire". 

 

Sul fronte della fecondazione eterologa, Zeni spiega che anche in Trentino sarà presto possibile accedere a tale pratica. "Il centro di Arco sarà pronto entro l'anno prossimo per questo metodo di inseminazione". Un po' in ritrado però, considerato che nella altre Regioni da tempo è garantita questa possibilità, e molte Regioni prevedevano il rimborso delle spese prima ancora della deliberazione nazionale. 

 

In Trentino l'assessorato alla Salute, ai tempi guidato da Donata Borgonovo Re, aveva deciso, forse per questioni di tipo etico, di non inserire nei LEA aggiuntivi questa pratica, caso quasi unico in Italia.

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