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| 09 ott 2017 | 15:29

Garante dei detenuti, il primo giorno di lavoro: "Importante recuperare socialmente il condannato"

Accolta dal presidente del Consiglio Bruno Dorigatti, Antonia Menghini si è presa l'impegno di "centrare il cuore dell'attività sulle visite alle persone ristrette in modo da far percepire a tutti che ora c'è un prezioso punto di riferimento"

di Redazione

TRENTO. Fresca di nomina, la nuova garante dei diritti dei detenuti Antonia Menghini inizia a prendere confidenza con il palazzo che ospiterà il suo Ufficio. "Ha cominciato stamane il proprio lavoro - spiega una n ota della Presidenza del Consiglio - raggiungendo palazzo Trentini e incontrando il presidente Bruno Dorigatti".

 

Professoressa aggregata di diritto penale alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento, trentina di nascita e famiglia, la docente è stata chiamata dall'assemblea legislativa per il ruolo istituito dalla legge provinciale 5 del 2017, con nomina che è stata votata mercoledì scorso. 

 

Menghini si è subito messa in moto e oggi, nella sede del Consiglio provinciale, ha mosso i primi passi per l'avvio dell'ufficio e dell'attività, incontrando assieme a Dorigatti la dirigente generale Patrizia Gentile e tutti i dirigenti dei settori consiliari.

 

La garante ha potuto sedersi al tavolo anche con il difensore civico provinciale, Daniela Longo, nella cui struttura la legge ha collocato la figura del garante, assegnando al difensore un ruolo di coordinamento.

 

"Menghini ha assicurato al presidente Dorigatti che andrà presto in visita al carcere di Spini e cercherà di entrare rapidamente in contatto con tutte le realtà coinvolte – dentro e fuori - nel sistema penitenziario.

 

Fondamentale sarà, tra gli altri, il rapporto con il Tribunale di sorveglianza e con la direzione dell'Uepe, l'Ufficio ministeriale per l'esecuzione penale esterna. La garante, si apprende dalla nota, ha in animo di chiedere un incontro anche con il vescovo di Trento.

 

"L'intenzione è poi quella di centrare il cuore dell'attività sulle visite alle persone ristrette - continua il comunicato - in modo da far percepire a tutti che ora c'è un prezioso punto di riferimento. La docente s'è detta molto fiduciosa in un lavoro corale, che possa davvero servire ad avvicinare il mondo della detenzione alla nostra comunità trentina".

 

"Solo se c'è diretto contatto con la comunità e tra le persone – ha spiegato la garante - si riesce a recuperare socialmente il condannato e a sollevarlo da una condizione segnata molto spesso da solitudine e disperazione".

 

"Si tratta anche di un interesse economico della società, se si pensa che un detenuto costa allo Stato 250 euro al giorno e che attraverso un serio lavoro di supporto è possibile ridurre in grande parte le recidive e quindi il ritorno in carcere delle stesse persone".

 

"Per la stessa via - ha sottolineato - è anche possibile agire concretamente per deflazionare le carceri italiane, afflitte da un sovraffollamento che conduce spesso a condizioni detentive disumane e degradanti (come la riduzione dello spazio personale a meno di tre metri quadrati), tant'è che l'Italia è stata già condannata per questo dalla Corte di Strasburgo".

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