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"Il lupo è in pericolo anche in Trentino". Il futuro piano di tutela della specie non piace alle associazioni

Il piano che prevede l'abbattimento sarà approvato definitivamente il 2 febbraio, in sede politica, quando lo voteranno il ministro dell'Ambiente e i rappresentanti delle giunte regionali. Al momento il Trentino non si è espresso in maniera contraria

Di G. Fin - 29 gennaio 2017 - 08:35

TRENTO. “Anche in Trentino vogliono sterminare il lupo e ormai la strada sembra essere segnata perché l'assessore Dallapiccola ha già detto in passato che si sarebbe attenuto alle disposizioni ministeriali”.

 

Non si fermano le proteste delle associazioni animaliste trentine in merito al “Piano di conservazione e gestione per il lupo in Italia” che dopo un primo passaggio avvenuto nei giorni scorsi dai tecnici della Conferenza Stato-Regioni vedrà l'approvazione definitiva il 2 febbraio, in sede politica, quando lo voteranno il ministro dell'Ambiente e i rappresentanti delle giunte regionali.

 

Per quanto riguarda il Trentino, il lupo è tornato a popolare le nostre montagne a partire dal 2010. Una presenza che nel corso del tempo è aumentata arrivando a contare, secondo l'ultimo rapporto del 2015, un branco di lupi formato da 12 esemplari (in Lesinia) e 2 ulteriori individui solitari. (Dati Rapporto 2015)

 

L'aumento è avvenuto anche nel resto d'Italia e da qui l'esigenza di un “Piano di conversazione e gestione per il lupo” che ha coinvolto 70 persone tra i massimi esperti sul tema, oltre all'Istituto per la Prevenzione Ambientale (Ispra). Il piano prevede 22 azioni per la gestione della popolazione di lupo che vanno dai recinti elettrificati a procedure più rapide per i rimborsi agli allevatori nonché la lotta agli incroci tra cani e lupi. La misura più controversa che ha sollevato le polemiche di animalisti e protezionisti è la numero 22 che prevede un abbattimento controllato di un numero di lupi non superiore al 5% del numero complessivo presente nel nostro Paese, previo un piano regionale approvato dal Ministero dell’Ambiente.

 

Le associazioni, comprese le sezioni trentine, si sono immediatamente mobilitate. La Lav ha lanciato la campagna social #cacciaunNO, in cui chiede ai governatori delle Regioni di fare propria la dichiarazione “Viva il lupo” e votare contro l’uccisione dei lupi giovedì prossimo. L’Ente Nazionale Protezione Animali, attraverso i propri canali facebook e twitter, ha pensato a un “mail bombing” contro il Ministro dell’Ambiente e contro l’associazione agricola Coldiretti per dire no al prelievo selettivo dei lupi. Su Change.org c’è invece la petizione “Salva il lupo” sostenuta anche da Enpa, Lav, Leal, Lac, Oipa, Nala e Lndc.

 

“Questo piano varrà anche per il Trentino visto la decisione dell'assessore Dallapiccola di attenersi alle direttive ministeriali ma pur essendoci all'interno 22 azioni – hanno spiegato Francesco Mongioì e Caterina Rosa Marino delegati Lac (Lega Abilizione Caccia), portavoce della protesta da parte delle associazioni trentine – temiamo che l'unica azione portata avanti sia quella dell'uccisione dei lupi. Hanno tentato inizialmente di negare che si volesse procedere in questo modo ma la verità è ben diversa”.

 

Secondo i dati diffusi lo scorso settembre, dal 2013 sono stati registrati in tutta la provincia di Trento 36 danni attribuibili al lupo. Le relative pratiche di indennizzo sono state tutte definite, per circa 35 mila euro. A renderlo noto era stato l'assessore provinciale Michele Dallapiccola nella risposta ad una interrogazione presentata da Maurizio Fugatti. Dallapiccola specificava che la Provincia ha da tempo adottato provvedimenti per il controllo della popolazione e, "oltre al monitoraggio dei lupi attraverso la genetica ed altri sistemi, è stata tempestivamente adeguata la normativa provinciale per la prevenzione e l'indennizzo dei danni aggiungendo il lupo (oltre alla lince) tra le specie i cui danni sono indennizzabili nella misura del 100%".

 

“L'approvazione definitiva del piano nazionale – hanno spiegato i delegati Lac – per noi significa solamente che permetteranno di uccidere i lupi che danno fastidio. Si rischia di incrementare l'idea che questi animali si possono uccidere impunemente solo per dare un contentino a qualcuno”.

 

Sulla questione l'assessore provinciale Michele Dallapiccola ha risposto affermando di “non aver seguito la questione”. Ad intervenire sulla protesta a livello nazionale è stato invece il Ministero dell'Ambiente spiegando che “Non esiste nel piano alcuna ‘caccia al lupo’ indiscriminata, come paventato da alcune associazioni, ma di un insieme di azioni coerenti sotto il profilo scientifico mirate a migliorare lo stato di conservazione della specie e al contempo la pacifica convivenza con l’uomo”.

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