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Il più vecchio aveva 25 anni, il più giovane 17. Fermata la "banda delle spaccate" di Trento

Al vertice del sodalizio si trovava Pablo Berto già fermato a febbraio dalla polizia per una serie di furti e rapine. Era lui "esempio" e "capo branco". L'indagine “Arancia Meccanica” condotta dai carabinieri ha portato a spiccare 6 provvedimenti cautelari. Smantellata associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine

Di Luca Pianesi ed Eugenio Calzolari - 16 giugno 2017 - 12:42

TRENTO. Una decina di baby criminali, una banda composta da ragazzi di tutte le età (il più anziano di 25 anni, il più giovane di 17) e di diversa origine (italiani, marocchini, romeni, afgani, serbi). Sono loro la "banda delle spaccate", quella che da settembre 2016 a febbraio 2017 ha imperversato per le vie e le strade di Trento, Rovereto e anche di Cavalese lasciando il "segno" su vetrine e porte di negozi e compiendo anche delle rapine a persone e in abitazione. Vetro sfondato, cristalli infranti, porte scardinate e una spiccata violenza quando decidevano di compiere degli scippi. Due figure apicali, Pablo Berto (nato a Trento 22 anni fa e già arrestato dalla polizia a febbraio per aver compiuto rapine e furti con l'aggravante delle spiccata violenza: spesso faceva volare i pugni e metteva le mani al collo ai danni delle sue vittime) che era "esempio" e "capo branco" per gli altri soci, ai quali proponeva e insieme ai quali realizza l’attività delittuosa, in particolare furti e rapine, e Rehhaline Abdelali (nato a Casablanca nel '94 residente a Trento anch'egli pluripregiudicato e al vertice di questo sottogruppo della stessa banda) e una decina di altri sodali, in totale.

 

Alla fine, però, la banda è stata smantellata dalla compagnia dei carabinieri di Cavalese, Trento e Borgo Valsugana che, mettendo in campo circa una cinquantina di militari, negli ultimi giorni hanno eseguito 6 provvedimenti cautelari (4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), emessi con ordinanza dal Gip del Tribunale di Trento che ha pienamente condiviso quanto richiesto dalla Dda di Trento, (pm Davide Ognibene) in relazione alle risultanze investigative dei carabinieri di Cavalese e di Trento, nonché nell’esecuzione di alcune perquisizioni con obiettivi dislocati in Trento, Borgo Valsugana e Milano.

 


 

"Sono quei reati che spesso vengono considerati minori - ha spiegato il tenente colonnello dei carabinieri di Trento Cuccurullo presentando l'operazione - ma dalla comunità, invece, sono vissuti con una grande apprensione. I bottini spesso erano piuttosto scarsi ma l'atto in sé lasciava danni e preoccupava la cittadinanza. I ragazzi, poi, erano tutti ragazzi normali di famiglie normali e che facevano le loro cose durante il giorno. Ogni tot tempo, però, si organizzavano e compivano questi atti, in maniera coordinata e strutturata. Infatti sono accusati di associazione a delinquere. E l'operazione è stata ribattezzata 'Arancia Meccanica' vista l'età dei giovani, le motivazioni spesso legate a noia e scarsa voglia di lavorare, e la violenza nel compiere le rapine a persone. Le volte che hanno sottratto cellulare e portafoglio a passanti, infatti, li bloccavano dal collo con una certa irruenza". 

 

I giovani abitano quasi tutti a Trento e sono ritenuti responsabili di 6 rapine, 16 furti in abitazione e ad attività ricettive e/o commerciali e di 5 tentati furti, perpetrati nella città di Trento e in provincia (a rovereto 1 furto e 2 tentati. A Trento 6 rapine, 13 furti e 2 tentati). L’indagine è nata dagli accertamenti fatti dai militari dopo una serie di rapine compiute in private abitazioni nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2016 nel comune di Cembra-Lisignago (furono consumati due furti e ne fu tentato un terzo). Dalle prime indagini fu immortalato dalle videocamere un gruppo di 4 malviventi che nella circostanza, partito da Trento si era diretto nella valle di Cembra proprio per compiere un’ampia azione delittuosa verso più obiettivi.

 

Infatti in quell’occasione, furono trafugati denaro, un Quad e una motosega di medio valore. Insomma l'obiettivo non era unico e i ragazzi tendevano ad arraffare, poi, un po' quel che trovavano. Da qui, comunque, è partita l’investigazione: si è partiti dall’esame delle immagini di videosorveglianza e dalle analisi dei tabulati telefonici nonché dai rapporti info-investigativo tenuti con l’aliquota operativa dei carabinieri di Trento e la squadra mobile della polizia di Trento. E' stato quindi individuato un primo gruppo di giovani che si era reso già responsabile di gravi fatti delittuosi commessi a Trento, fra i quali rapine perpetrate nel mese di ottobre e novembre 2016 ed alcuni furti a danno di esercizi commerciali del capoluogo compiuti fra il novembre e dicembre 2016, eventi che avevano creato all’epoca notevole allarme sociale in Trento.

 

Le successive attività tecniche di intercettazione telefonica permettevano di individuare ulteriori soggetti facenti parte dell’associazione criminale, che venivano pertanto colpiti dalle presenti misure cautelari. Il modus operandi utilizzato dagli associati della consorteria criminale era sempre lo stesso: dopo aver individuato l’obiettivo da colpire, veniva impiegata la forza e la spregiudicatezza dei sodali più determinati; gli esecutori materiali dopo aver asportato soprattutto denaro contante, telefoni e computer, monili in oro e argento e orologi di valore, si dileguavamo utilizzando o i veicoli rubati o le loro auto. 

 


 

I soggetti rientranti nell'associazione criminale, colpiti da provvedimenti restrittivi sono:

 

Berto Pablo, nato a Trento il 15.12.1995, ivi residente;

Dodu Titi Toader, nato Galati (Romania) il 16.02.1998, residente a Trento;

Iseni Arton, nato a Trento il 14.10.1993, ivi residente;

Rehhaline Abdelali, nato Casablanca (Marocco) il 29.11.1994, residente a Trento;

Rehhaline Youssef, nato in Marocco il 26.02.1996, residente a Trento;

Longo David, nato a Partinico (Pa) il 21.07.1997, residente a Trento.

 

Quattro dei sopracitati soggetti, sono stati associati alle Case Circondariali di Trento, Bolzano e Verona, mentre due collocati agli arresti domiciliari.

Sono state inoltre indagate a piede libero, nell’ambito della stessa indagine, ulteriori quattro persone:

 

S.E. classe 1998, di nazionalità moldava, domiciliato a Trento;

I.T. classe 1992, di nazionalità serba, domiciliato a Trento;

D.A. classe 1996, di nazionalità afghana, domiciliato a Levico Terme;

M.F. classe 1998, di nazionalità italiana, domiciliato a Milano. 

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