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Bolzano
26 maggio | 18:51

Nell'hotel a 5 stelle chiede una caraffa d'acqua ma si rifiutano e le danno la bottiglia da 10 euro. Lei fa causa ma la Cassazione dà ragione ai gestori

Una disputa nata sulle Dolomiti nel 2019 diventa un precedente nazionale per il settore alberghiero. Inutile la richiesta di risarcimento da parte della cliente: senza accordi preventivi, la scelta dell'acqua resta un affare privato del ristoratore

BOLZANO. L'acqua del rubinetto al ristorante non è un diritto acquisito del cliente e i ristoratori o gli albergatori che scelgono di non servirla non violano alcuna regola.

 

A mettere la parola fine a una discussione che da anni anima i tavoli di tutta Italia è la Corte di Cassazione, che ha chiuso una lunga e singolare battaglia legale nata nel cuore delle Dolomiti, a Corvara in Badia, tra una facoltosa turista e un noto hotel a cinque stelle della zona.

 

La vicenda ha inizio durante le festività natalizie del 2019. La cliente in questione si trovava in vacanza nella rinomata località turistica altoatesina dopo aver acquistato un pacchetto in mezza pensione dal valore di oltre 5.700 euro, che prevedeva la formula delle bevande escluse dal prezzo finale. Nel corso delle cene, la donna ha ripetutamente domandato al personale di sala di poter consumare una caraffa di acqua della rete idrica locale, specificando di essere disposta a pagare la richiesta come un normale costo di servizio sul conto finale. Di contro, la direzione dell'albergo ha sempre opposto un fermo rifiuto, applicando la propria rigida politica interna che prevedeva unicamente la somministrazione di bottiglie di acqua minerale al prezzo di circa 10 euro al litro.

 

Considerando il diniego come una violazione di un principio essenziale, la turista ha deciso di intraprendere le vie legali, citando in giudizio la struttura ricettiva e chiedendo un risarcimento danni complessivo di circa 2.700 euro per coprire il danno economico e il disagio personale patito durante il soggiorno. La linea difensiva della cliente si è basata sull'idea che l'accesso all'acqua rappresenti un diritto umano fondamentale, un concetto che tuttavia non ha fatto breccia nelle aule di giustizia.

 

La richiesta di risarcimento è stata infatti rigettata in ogni grado di giudizio, fino alla definitiva pronuncia della Suprema Corte che ha confermato che all'interno dell'ordinamento giuridico italiano non si rintraccia alcuna norma di legge che imponga agli operatori del settore della ristorazione o dell'alloggio l'obbligo di mettere a disposizione la comune acqua del rubinetto. In mancanza di un patto contrattuale stipulato in precedenza tra l'ospite e l'albergo al momento della prenotazione, la gestione della carta delle bevande e la scelta di vendere esclusivamente acque in bottiglia rientra nella totale e legittima libertà d'impresa della singola attività commerciale.

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