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Il sindaco di Mori: "Pericolo imminente solo se interviene una forza esterna". Ma rassicura: "E' il sasso più monitorato al mondo"

Dopo le dichiarazioni del geologo della Provincia (“Quell'ammasso roccioso potrebbe cadere da un momento all'altro”), parla il sindaco Barozzi. Non commenta il capo della Protezione civile De Vigili mentre l'Usb inoltra un esposto in Procura: "Evacuazione immediata"

Di Donatello Baldo - 04 febbraio 2017 - 09:20

MORI. L'effetto delle parole “sfuggite” al geologo Ernesto Santuliana, a margine della riunione in del Consiglio provinciale con gli esponenti della minoranza del Consiglio comunale di Mori, hanno confermato le preoccupazioni di una parte di popolazione. La frase “Quell'ammasso roccioso potrebbe cadere da un momento all'altro” ha spinto qualcuno a fare i bagagli pronto a passare la notte in macchina.

 

Mentre il sindacato di base Usb ha inoltrato alla Procura della repubblica un esposto con la richiesta di un "immediato sequestro del cantiere", per la tutela degli operai, e per "l'immediata evacuazione dei cittadini esposti al pericolo"

 

Il capo della Protezione civile Stefano De Vigili, raggiunto al telefono, non commenta: “Sono super impegnato e non ho nulla da dire”. Nemmeno dopo le parole del geologo Santuliana? “Non devo dire assolutamente nulla, non so cosa abbia detto il geologo. Sentirò cos'ha detto. Ma ora non ho nulla da confermare né da smentire. Non devo dirti nulla io, quello che dovevo dire l'ho già detto”.

 

Ma la Protezione civile si prende la responsabilità di dire agli abitanti di via Teatro 'Tranquilli, fino alla costruzione del vallotomo quel diedro dalla parete non si stacca'? “Io non ho niente da dire, se ci saranno comunicazioni le daremo ufficialmente”. Impossibile quindi insistere.

 

Risponde invece il sindaco Stefano Barozzi, tranquillizzando i suoi concittadini, spiegando che “quel diedro è il sasso più monitorato al mondo”. Nessun pericolo imminente, “se non per l'eventuale sopraggiungere di eventi esterni”.

 

Sindaco, è lo stesso professor Barla che elenca le forze che possono determinare la caduta del masso: la forza idraulica, quella di gravità, quella sismica.

Ma sono presenti anche forze stabilizzanti che impediscono il crollo. Poi c'è da capire se interviene una forza imprevista.

 

Quindi un grave sisma...

Una condizione esterna non prevista...

 

Comunque io non dormirei tranquillo se un geologo dicesse che il diedro “può cadere da un momento all'altro”.

Ma nel momento in cui si muove anche di qualche millimetro noi mettiamo in atto il piano di evacuazione... Poi è ovvio che se un sasso cade, da Ravazzone fino a Mori vecchio, parte e arriva in fondo senza nemmeno il tempo di dirgli ciao.

 

Mi spiega il perché della chiusura dei sentieri sotto il diedro? Non c'è contraddizione se invece lascia abitate le case di vicolo Prearua?

Quell'area è sottoposta a un piano di evacuazione, noi siamo pronti ad intervenire per mettere in sicurezza le 140 persone censite di cui conosciamo nome e cognome. Ma se non chiudiamo i sentieri, in caso di crollo non potremmo sapere se per caso ci sono cinque turisti tedeschi ignari che passeggiano nei boschi.

 

E' per la loro sicurezza...

Non sapremmo raggiungerli e metterli in salvo se non sappiamo le posizioni e se non siamo a conoscenza della loro presenza. Per questo i sentieri sono chiusi.

 

Chiarissimo. Ora torniamo alle parole di Santuliana: “Potrebbe cadere da un momento all'altro”. Perché questo non è sufficiente per evacuare? In fondo lo dice anche la relazione di Barla che il diedro è in equilibrio.

Barla dice che il sindaco deve informare la popolazione e poi valutare se è il caso di attuare lo sgombero dell'area. E noi siamo pronti per l'evacuazione. Io non la escludo, sono settimane che dico che è una possibilità concreta.

 

Quindi è stato rassicurato che il sasso cade solo dopo aver dato dei segnali che permettono di organizzare l'evacuazione...

Quel masso non ha mai dato segno di movimento da quando è monitorato. E l'esperienza trentennale di molti geologi sui sassi della provincia di Trento, in centinaia di casistiche, dice che una situazione così non dà il panico di dover evacuare. E poi un monitoraggio così attento non è mai stato fatto su nessun ammasso della Provincia. Quindi abbiamo tutte le possibilità di anticipare la caduta.

 

Come?

Abbiamo predisposto il monitoraggio, messo le soglie di allerta. La soglia minima che in tempo reale viene valutata e distinta da spostamenti fisiologici, e una soglia massima che automaticamente si trasforma in allarme.

 

E al minimo movimento si interviene.

Anche se si rivelasse poi un falso allarme darebbe l'avvio alla procedura di evacuazione.

 

E se si muove anche di qualche millimetro...

Si evacua, questo è sicuro.

 

Ma solo dopo che i tecnici daranno notizia di avvenuti spostamenti.

Diciamo che lo sgombero non lo faccio io di default...

 

E' stimato il tempo per mettere in salvo gli abitanti?

Il tempo tecnico non è stimato: la selettiva arriva sul posto, poi un quarto d'ora, venti minuti...

 

Scusi se ritorno sull'argomento, ma nemmeno dopo le dichiarazioni di Santuliana non crede sia necessario, nel dubbio, uno sgombero preventivo?

Ad oggi non abbiamo l'evacuazione preventiva. Ad oggi abbiamo il monitoraggio costante che potrebbe portare all'evacuazione da un momento all'altro. Siamo dotati di un piano di evacuazione che ha le sue procedure, il corpo dei Vigili del fuoco è allertato.

 

Come la Protezione civile.

La Protezione civile dà supporto. Ci ha dato supporto sia nel predisporre il piano che nel continuare a tenerlo aggiornato. Perché non c'è solo il monitoraggio sul diedro ma anche sulle sedi operative e sul piano di emergenza.

 

Quanto sarà pronto il vallotomo?

Il lavoro è stato velocizzato, il cantiere è aperto tutti i giorni della settimana. Ho firmato la deroga al lavoro nel fine settimana. Quindi tra la metà aprile e i primi di maggio.

 

E nel frattempo?

E nel frattempo rimane in piedi il piano di evacuazione, è una eventualità altamente possibile e probabile.

 

Possibile e probabile?

L'abbiamo approntato apposto, poi ovvio che speriamo tutti di non doverlo usare. Poi si distingue in evacuazione e delocalizzazione.

 

In che senso?

L'evacuazione prevede l'allontanamento dall'area di pericolo, e il punto di raccolta è previsto in piazza Cal di Ponte. Si attua anche in caso di falso allarme, per poi fare le verifiche e comunicare il cessato allarme.

 

E la delocalizzazione?

Se c'è conferma del pericolo e non è un falso allarme allora le persone si porteranno in strutture già individuate. Strutture alberghiere tra Rovereto e Mori. 

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