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Kj2, l'M5S denuncia la Provincia: "8 milioni di euro dalla Ue e alla fine uccidete gli orsi". Ma i numeri e i dati non reggono al fact checking

Il portavoce alla Camera Bernini aggiunge che sarà utile anche l'esposto alla corte dei conti dell'Unione europea. Ugo Rossi: "Il comunicato del Movimento 5 Stelle presenta gravi inesattezza e fa opera di disinformazione"

Di Luca Pianesi - 29 agosto 2017 - 18:08

ROMA. Il Movimento 5 Stelle denuncia la Provincia di Trento per l'uccisione della mamma orsa e per il maltrattamento dei suoi cuccioli. A comunicarlo il portavoce parlamentare alla Camera, dell'M5S, Paolo Bernini che aggiunge come "anche l'esposto alla corte dei conti dell'Unione europea sarà utile per sapere se uccidere le orse riproduttive sia uno degli obiettivi del progetto finanziato per oltre 8 milioni di euro". E quindi via di dati, numeri e frasi ad effetto. "Quanto accaduto anche all'orsa KJ2 - prosegue Bernini nel comunicato stampa - fucilata per volere del Presidente della provincia di Trento, è inaccettabile per un paese civile. Per altro, la provincia di Trento  ha ricevuto cospicue somme per la tutela degli orsi in Trentino. Crediamo che questo non sia il modo di tutelare gli orsi ne' i cittadini. È  un paradosso grottesco ed inaccettabile ricevere fondi e fucilare poi gli animali".

 

E Bernini prosegue snocciolando una serie di dati: "Ricordo che il progetto di reintrodurre gli orsi in Trentino ha esitato in drammatici dati visto che ad oggi gli orsi morti (accertati) sono 19 di cui 10 uccisi dall'uomo e tra questi 5 per mano della Provincia di Trento e della Forestale Provinciale in operazioni di cattura, 17 quelli non rilevati geneticamente, 2 emigrati e 2 ricatturati e costretti a vivere in cattività: tra tutte, ricordiamo Jurka, che ha pagato con la reclusione a vita e la sterilizzazione, il fatto di essersi comportata come è naturale che fosse, difendendo i suoi cuccioli dall'invasiva presenza umana, esattamente come Daniza e come Jk2".

 

Si prosegue citando il professor Marchesini. "Veterinario, zooantropologo ed etologo - viene scritto nel comunicato - ha infatti chiarito con estrema determinazione che i comportamenti manifestati dagli orsi in Trentino sono perfettamente normali, mentre ciò che non è normale, invece, è pretendere di reintrodurre specie come queste senza aver effettuato in precedenza una serie di valutazioni fondamentali e necessarie per prevenire i possibili conflitti. E' evidente che in Trentino non sono in grado di preservare una specie così importante e di proteggere gli orsi adeguatamente". 

 

Dicevamo dati, numeri e frasi ad effetto alcuni, francamente, nuovi per tutti noi de il Dolomiti e abbastanza straordinari per chi di questi argomenti si è occupato anche in passato, sempre cercando di mantenere un certo equilibrio. Abbiamo quindi fatto un piccolo fact checking con la Provincia. "Il comunicato stampa diffuso dal rappresentante parlamentare del Movimento Cinque stelle sulla gestione del orsi in Trentino presenta gravi inesattezze e fa opera di disinformazione" ha comunicato il presidente Ugo Rossi. "Come ben sanno tutti coloro che non si sono occupati solo occasionalmente del progetto - sottolinea Rossi - il ripopolamento in Trentino è stata un'esperienza di successo, considerato che oggi, a 20 anni dal suo inizio, abbiamo sul territorio, caso unico in tutto l'arco alpino, una popolazione di orsi bruni fra i 50 e i 60 esemplari. Anche a livello europeo il caso trentino è visto con grande favore ed è sorprendente che proprio in Italia qualcuno cerchi di sminuirne la portata o addirittura di mettere in dubbio la correttezza di chi fino ad oggi lo ha gestito, in gran parte con risorse umane e materiali proprie".
 

Venendo ad altre affermazioni contenute nella nota, anch'esse trovano puntuale smentita nella realtà dei fatti. In sintesi la Provincia osserva che: 

 

- viene detto che abbattere un orso problematico non è accettabile per un Paese civile: il controllo degli orsi anche mediante abbattimento nei casi di pericolosità per l'uomo è una prassi adottata proprio nei paesi "civili", qualsiasi cosa significhi questa espressione, Scandinavia e Nord America su tutti;

- i fondi europei che la Provincia ha ricevuto per la gestione degli orsi non sono pari a "8 milioni" ma, ad oggi, esattamente ad euro 211.995,85 (progetti Life Arctos e Life Dinalp, quest'ultimo ancora in corso); il Parco naturale Adamello Brenta ricevette invece circa 1,5 milioni in 8 anni (negli anni 1997-2004, ovvero durante il periodo di vita del progetto Life Ursus). Dunque la Provincia autonoma di Trento da sempre sostiene i costi della gestione dell'orso in modo assolutamente prevalente, cioè con fondi propri, coprendo oltre il 90% della spesa totale;

- il controllo degli orsi anche, in ultima istanza, attraverso la loro rimozione, è assolutamente conforme alla normativa UE (direttiva Habitat n. 92/43/CEE);

- il personale che gestisce l'orso in Trentino è preparato e competente; lavora da sempre in stretto raccordo con i maggiori esperti di orso in Europa e nel mondo e fa parte di autorevoli organi scientifici (Bear Specialist Group dell'IUCN, International Bear Association- IBA Large Carnivore Initiative for Europe - LCIE);

- ogni azione di rilievo nella gestione degli orsi in Trentino è stata, è, e sarà, presa sentiti anche i maggiori esperti in materia; è stato così anche nel caso della gestione di KJ2;

- infine, il progetto Life Ursus non è stato avviato senza le "valutazioni fondamentali e necessarie per prevenire i possibili conflitti"; è vero l'esatto contrario perché il progetto è partito solo dopo l'autorevole Studio di fattibilità di ISPRA (1997) che lo precedette e lo fondò.

 

Alla luce di quanto sopra riportato il presidente Rossi rileva come sarebbe utile assumere informazioni corrette prima di affrontare temi di questa delicatezza. E, francamente, questa volta ci sentiamo di unirci all'appello.

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