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La Protezione civile: "Vallotomo monitorato h24". Ma un geologo della Provincia: "Potrebbe cadere all'istante, non c'è tempo per l'allarme"

Confronto tra le minoranze del Consiglio comunale di Mori e il Consiglio provinciale. Rossi e Mellarini "Vallotomo unica soluzione, monitoraggio permette evacuazione". Ma un geologo dice che "in pochi secondi il masso arriverebbe sulle case". Senza preavviso

Di Donatello Baldo - 03 febbraio 2017 - 08:05

TRENTO. Nella sala delle commissioni del palazzo della Regione, a margine dei lavori del Consiglio provinciale, si sono riuniti i consiglieri di minoranza di Mori e i consiglieri provinciali. Presente anche il presidente Bruno Dorigatti, il governatore Ugo Rossi e l'assessore Tiziano Mellarini accompagnato dai vertici della Protezione civile e del Servizio geologico della Pat.

 

Il tema, ovviamente, il vallotomo. I consiglieri comunali hanno esposto le loro ragioni, chi soffermandosi sulla questione tecnica come Renzo Colpo, chi puntando di più l'attenzione sugli aspetti politici come Moiola e Depretto.

 

Ma gli interventi di consiglieri comunali e provinciali, del presidente Rossi e dell'assessore Mellarini, li trattiamo dopo. Partiamo dalla fine della riunione, da quando la parola, su richiesta di Colpo, è passata al capo della Protezione civile Stefano De Vigili e dalle dichiarazioni “sfuggite” al geologo della provincia.

 

Quell'ammasso è in equilibrio, seppur prossimo a quello limite – ha spiegato De Vigili – e quindi abbiamo ritenuto che seguire una procedura ordinaria (conferenze dei servizi, espropri, appalto, contratto) non sia compatibile con l'esigenza di messa in sicurezza che comunque c'è. Ma la preoccupazione rispetto a quel masso può sorgere con un evento dinamico molto importante, un grosso sisma per esempio. Questo non vuol dire che sottovalutiamo l'esigenza di intervenire velocemente”.

 

“Per quanto riguarda i monitoraggi – spiega – consentono di vedere spostamenti minimali e procedere se necessario con l'allertamento. Il controllo dei dati è h24”.

 

Nel momento in cui c'è la ragionevole indicazione di potenziali movimenti, in tempo reale, tramite la centrale dei Vigili del fuoco, viene allertato il Comune che, attraverso un piano condiviso con noi, provvede all'evacuazione”.

 

Ma alla domanda di Colpo che chiede a De Vigili “se abbia una ragionevole certezza che ci sia il tempo utile dall'allarme alla evacuazione che il masso non crolli sulla testa degli abitanti di via Teatro”, il capo della Protezione civile risponde così: “Io non ho niente, io ho i dati agli atti del dipartimento competente”.

 

Ma dal momento che si nota un movimento del diedro, c'è il tempo per dare l'allarme, avvertire i Vigili del Fuoco, il sindaco e sgomberare l'area? A questa domanda, finita la riunione, risponde un geologo della Pat seduto in seconda fila: “Allora – dice subito Ernesto Santuliana – quel tipo di ammasso roccioso lì potrebbe cadere all'istante”.

 

Quindi il tecnico che è lì a fare il monitoraggio... “Quando una frana si stacca dalla montagna non lo può sapere nessuno, non esiste il tempo dell'allarme”. Spiega che il monitoraggio serve solo per intercettare i sintomi, “e in quel caso si manda via la gente per tempo”.

 

De Vigili si accorge delle esternazioni del geologo e interviene per dirgli che non è compito suo relazionarsi con la stampa. Ma ormai l'ha detto. Ultima domanda: Ma quanto tempo impiega il masso a rotolare sulle abitazioni sottostanti? “Si prla di pochi secondi”.

 

 

Prima di questo “fuori programma” hanno parlato i politici, come abbiamo detto. Rossi ha detto e ribadito che il vallotomo è la soluzione migliore, che “il governo provinciale ha affrontato questa emergenza pensando esclusivamente alla sicurezza e all’interesse dei cittadini. L’istruttoria è stata più che seria, la voce di Barla è autorevolissima, la messa in sicurezza è già in corso d’opera e non c’è ragione di fermarla”.

 

Mellarini ha rassicurato tutti, ha detto che il diedro pericolante “è sottoposto a un doppio monitoraggio, con dati precisi prodotti ogni 20 secondi. E’ pronto un piano d’emergenza in caso di accelerazioni del dissesto”, ha spiegato.

 

Hanno parlato anche i consiglieri comunali di Mori. Hanno parlato prima di Rossi e Mellarini e prima dei tecnici della Pat. Colpo ha spiegato tecnicamente tutti gli aspetti contenuti nelle relazioni Barla e Giani, soffermandosi sulle incongruenze con le iniziative della Pat. Moiola e gli altri si sono addentrati nelle questioni politiche. “Se c'è anche una soluzione per salvare il paesaggio e la sicurezza – ha detto Paola Depretto – forse siamo ancora in tempo per metterla in atto”.

 

“E se siamo qui adesso – ha detto Moiola anche per rispondere a tutti quelli che hanno stigmatizzato le esagerazioni delle proteste – è anche grazie a chi si è mobilitato, al comitato daVicoloaVicolo e alla Tribù delle fratte. Non si guardi solo all'episodio di ieri – ha affermato Moiola – in cui il Patt non si riconosce, ma si guardi a questi ultimi otto mesi che hanno dato prova di democrazia”.

 

La tesi è sempre la stessa: “Se c'è il pericolo della caduta del diedro come detto da tutti i tecnici e come c'è scritto in tutte le relazioni – hanno affermato le minoranze di Mori – il vallotomo non è la soluzione. Si intervenga subito con la messa in sicurezza del diedro e poi ci sarà il tempo di valutare tutte le ipotesi, magari considerando anche quelle meno invasive proposte dal professor Giani a cui Comune e Provincia non hanno mai voluto dare ascolto”.

 

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