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"Le due sorelle del Burkina non c'entrano". Sul caso malaria a Trento interviene uno dei più grandi esperti mondiali: "Meglio studiare ricoveri precedenti"

Sul settimanale Oggi è stata pubblicata una lunga intervista a Peter Kremsner che di recente ha messo a punto un vaccino antimalarico (con risultati da Nobel). Il professore cita altri due ricoveri precedenti che abbiamo verificato essere avvenuti nelle date riportate

Il professor Kremsner
Di Luca Pianesi - 18 settembre 2017 - 07:25

TRENTO. "Le due sorelle del Burkina non c'entrano". Sembra non avere dubbi il professor Peter Kremsner, uno dei luminari nel campo delle malattie infettive e della malaria in particolare, nell'escludere quella che è stata ritenuta la causa più 'probabile' (se di probabilità si può parlare in questo caso visto che le indagini sono aperte a 360 gradi e praticamente non ci sono punti fermi) di contagio della piccola Sofia, la bimba morta tragicamente i primi di settembre dopo aver contratto la malaria. Subito, infatti, si era pensato ad un contagio legato alla presenza nello stesso reparto di pediatria di Trento, dove era stata ricoverata dal 16 al 20 agosto anche la piccola, di due bambine affette da malaria (che avevano contratto la malattia durante un viaggio nel paese di origine dei genitori, il Burkina Faso).

 

E ancora oggi, da molti, è ritenuta una coincidenza troppo grande per essere considerata un semplice caso. E, invece la verità sembra tutt'altra. La smentita arriva proprio da Peter Kremsner in un'intervista pubblicata questa settimana dalla rivista Oggi. Docente in malattie tropicali e parassitologia all'Università di Tübingen, in Germania, Kremsner nel febbraio scorso, sulle pagine di Nature, ha pubblicato la sua scoperta: un vaccino antimalarico che ad oggi ha ottenuto il risultato di rendere il 100% dei pazienti sottoposti a trattamento, immuni. Insomma l'intervista è notevole e il personaggio assolutamente accreditato.

 

Ebbene nell'articolo parla chiaro: "Le due sorelle del Burkina non c'entrano per una questione di tempi. Abbiamo chiesto e ottenuto le date esatte dei ricoveri. Sofia - si legge su Oggi - è stata in reparto dal 16 al 20 agosto, una bambina del Burkina dal 16 al 21 e la sorella dal 20, quando Sofia era già stata dimessa, fino al 24. Occorre un intervallo di almeno due settimane per lo sviluppo del parassita, mentre qui si gioca tutto su una concomitanza di pochi giorni". Il professore, infatti, spiega che la zanzara anofele quando succhia il sangue infetto non incorpora il plasmodium ma i suoi gameti sessuali maschili e femminili e il parassita si sviluppa nel suo stomaco che fa da incubatore. "Nell'arco di circa due settimane si completa il ciclo del plasmodium - prosegue Kremsner - che solo a partire da quel momento può essere iniettato e provocare nuove infezioni".

 

Insomma i tempi non coinciderebbero e non coinciderebbero di parecchio. L'ipotesi che Sofia sia stata contagiata da una zanzara che aveva prima punto le due sorelle del Burkina "non sta in piedi" è un'ipotesi "priva di qualsiasi fondamento scientifico". E allora quale pista andrebbe seguita per il professor Kremsner? "Bisogna guardare indietro - spiega sempre sul settimanale - e controllare le date dei ricoveri precedenti. Ce ne risultano due (e per essere sicuri abbiamo verificato anche noi de il Dolomiti ed abbiamo avuto la stessa risposta dall'Azienda sanitaria ndr). Uno dal 19 al 25 luglio in pediatria. L'altro dal 29 luglio al 4 agosto al reparto malattie infettive. Se una zanzara anofele avesse punto uno di questi due soggetti, avrebbe avuto il tempo di portare a maturazione il plasmodium e avrebbe potuto trasmetterlo a Sofia mentre era ricoverata. Dovendo fare un confronto sui ceppi genetici del parassita, lascerei perdere le sorelline del Burkina e mi concentrerei sugli altri due pazienti".

 

Ora, cercando di approfondire, c'è stato spiegato che il reparto malattie infettive è molto lontano da quello di pediatria. Si trova in una palazzina di recente costruzione ed è collegato al resto dell'ospedale ma il "viaggio" che avrebbe dovuto compiere l'ipotetica zanzara sarebbe dovuto essere davvero complicato. Il caso, invece, avvenuto in pediatria sembra avvenuto troppo in là nel tempo. La zanzara, infatti, si sarebbe dovuta "nascondere" per diversi giorni, forse troppi. Ma nessuna pista può essere esclusa. Forse, l'unica che davvero può essere abbandonata, a questo punto, è quella che tutti ritenevano la più probabile. Perché le coincidenze capitano.

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