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Le suore danno in affitto la casa per 24 donne richiedenti protezione internazionale. Critico il sindaco: "Hanno concluso l'accordo con la Provincia senza dirci nulla"

A differenza dei locali dati gratuitamente dall'Arcidiocesi per l'ospitalità, le suore chiedono un affitto per ospitare i profughi. La madre superiora generale "Al momento, però, non abbiamo ancora firmato nulla"

Pubblicato il - 10 novembre 2016 - 16:22

LAVARONE. Ventiquattro donne richiedenti protezione internazionale provenienti dall'Africa subsahariana saranno ospitate presso l'istituto religioso "Casa di Santa Elisabetta" nella frazione Cappella di Lavarone.

 

La struttura era abitata dalle suore terziarie francescane elisabettine che da qualche mese, però, hanno deciso di lasciarla, dandola in affitto, per unirsi con le consorelle nella casa a Caldonazzo.

 

“Le richiedenti protezione – hanno spiega da Cinformi – sono arrivate da qualche giorno e a Lavarone saranno ospitate solo loro senza alcun uomo e senza ricongiungimenti. Non ci sono bambini e come avviane sempre, ad attenderle ci sarà una rete di accoglienza fatta di operatori e volontari”.

 

Pur essendo una struttura di proprietà di un ordine religioso, a differenza dei locali messi gratuitamente già da tempo a disposizione della Provincia da parte dell'Arcidiocesi per l'ospitalità dei profughi, “per questa struttura – spiegano sempre i responsabili di Cinformi – verrà pagato un affitto”.

 

La notizia dell'arrivo di una ventina di richiedenti protezione internazionale è stata appresa da poco tempo, secondo quanto dichiara, anche dal sindaco di Lavarone Isacco Corradi.

 

“Era stato chiesto ai comuni – ci spiega - di farsi portavoce e di trovare una soluzione. Di spazi pubblici noi non ne avevamo e cosi ci siamo prodigati per vedere se c'erano degli appartamenti tra i cittadini nei quali ospitare i profughi. Abbiamo fatto una proposta ma la Provincia, per tramite di Cinformi, ci ha fatto sapere che non era economicamente sostenibile”.

 

A proseguire i contatti in autonomia con la Provincia sono state le suore elisabettine che hanno concluso “l'accordo”, sembra, senza informare la comunità.

 

“Siamo venuti a sapere più tardi – ha spiegato il sindaco Corradi - che le suore erano in trattative. Ne siamo venuti a conoscenza quando le cose erano già concrete. Le suore poi se ne sono andate a Caldonazzo dimostrando di volersene lavare le mani. Se qualcuna di loro rimaneva avrebbero tutte fatto una migliore figura nei confronti della comunità”.

 

Quello che sta accendo a Lavarone è stata oggetto anche di una interrogazione provinciale a firma del consigliere Claudio Civettini.

 

Le suore terziarie francescane elisabettine, sono state fondate da Elisabetta Vendramini nel 1828, una congregazione religiosa presente in Italia e diffusa in Egitto, Sudan, Kenya, Israele, Argentina e Ecuador. Per ottenere dei chiarimenti abbiamo contattato la casa generalizia dell'ordine che si trova a Padova.

 

Io non sono autorizzata a rilasciare alcuna comunicazione – ha spiegato la madre superiora generale suor Maritilde Zenere - perché la cosa è stata gestita dalla Provincia. Posso dire solo che al momento noi non abbiamo ancora firmato nulla”. 

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