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Lettera di un'insegnante precaria da 15 anni con laurea, specializzazioni e un'ordinanza del Consiglio di Stato che le dà ragione

Mentre Delsa chiede le dimissioni di Rossi da assessore all'istruzione e la polemica sulla scuola non accenna a placarsi, pubblichiamo la lettera di una maestra che si appella alla Provincia: "Perché non c'è mai stata data la possibilità di stabilizzarci? Io sono andata in Veneto e ho superato due concorsi. Il Trentino rischia di perdere insegnanti meritevoli"

Pubblicato il - 06 novembre 2016 - 18:21

TRENTO. "Se 164 docenti perderanno il posto non sarà per via del ricorso, ma solo ed esclusivamente a causa dell'inspiegabile scelta del presidente Rossi di proseguire come nulla fosse sulla sua strada ignorando i segnali che a più riprese lo invitavano a fermarsi". Così il sindacato Delsa in replica alle parole di Rossi dette in aula venerdì. Non si placa, dunque, la polemica sulla scuola trentina dopo che il Consiglio di Stato è intervenuto per disporre che se entro 30 giorni la Provincia non adempirà all'ordinanza cautelare già emessa il 5 agosto 2016, che disponeva l'inserimento con riserva dei 164 insegnanti ricorrenti (quelli con diploma magistrale conseguito ante 2002) nella graduatoria per titoli trentina si procederà al commissariamento dell'ufficio scolastico guidato da Livia Ferrario. 

 

Il presidente della Provincia (che ha la delega anche sull'istruzione) negli scorsi giorni ha garantito che "non ci sarà nessun commissariamento" perché la Provincia "è già pronta ad adempiere all'ordinanza". E in aggiunta si è detto dispiaciuto perché dovrà "chiamare 164 insegnanti e dire loro che dovranno lasciare il posto ai ricorrenti".  "La verità - commenta invece Delsa, il sindacato che ha fatto ricorso con i 164 maestri - è che tutto questo caos è la diretta conseguenza delle sue stesse decisioni. Del resto, la stessa decisione di affidare ai docenti (laureati e non) gli incarichi con riserva a inizio anno, è la prova provata che l’assessore sapeva bene che sarebbe potuta sopraggiungere in corso d’anno una ordinanza che avrebbe ribaltato tutto. All’opposto, se invece l’ordinanza fosse stata eseguita nella  sua limpida chiarezza, inserendo i docenti con riserva, tutti sarebbero rimasti al loro posto. Questo, anche nell’interesse dei ragazzi nelle scuole oltre che in quello dei lavoratori. Se davvero come dice “le responsabilità sono mie come assessore e Presidente” prendiamo atto della sua dichiarazione e lo invitiamo a seguito della stessa a considerare caldamente l’ipotesi di dimissioni dall’assessorato all’istruzione".

 

E la falla potrebbe ancora allargarsi visto che dopo l'ordinanza di qualche giorno fa anche i precari delle scuole superiori con titoli Tfa (tirocinio formativo attivo) e Pas (percorsi abilitanti speciali) sarebbero pronti a loro volta a fare ricorso (sarebbero altri 130 insegnanti) visto che la loro "esclusione" è dovuta al regolamento che aveva escluso i diplomati magistrali ante 2002.

 

Intanto, ieri, una lettrice ci ha scritto. E' una precaria trentina di scuola primaria, una delle 164 ricorrenti che ha vinto il ricorso al Consiglio di Stato ma che attualmente non è ancora stata inserita nella quarta fascia provinciale. Riportiamo integralmente la sua lettera dove descrive la sua vicenda che dura da ben 15 anni.

 

 

Salve direttore,

le scrivo per esprimere il mio disappunto dopo aver letto una serie di articoli sui quotidiani locali rispetto alla situazione del precariato scolastico della scuola primaria nella provincia di Trento.

Sono un’insegnante precaria dal 2001, mi sono diplomata presso il Liceo pedagogico ed ho iniziato sin da subito a lavorare nel mondo della scuola su supplenze molto brevi.

Per valorizzare il tempo libero a disposizione tra una supplenza e l’altra, oltre a lavorare part-time come educatrice per una cooperativa locale, mi sono laureata all’Università degli Studi di Trento come assistente sociale.

Le supplenze, col passare degli anni, hanno iniziato ad essere più corpose e meno lontane da casa così mi sono iscritta al Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria di Bressanone.

 

Quell’anno solo 17 persone, tra le quali io stessa, su centinaia di candidati hanno superato la selezione. Per colmare il vuoto di tutti i posti scoperti, chi non aveva superato il test è stato convocato l’anno successivo e reintegrato nel corso.

Continuando a lavorare su 9 classi e su più sedi, ho dato molti esami a Bressanone, con valutazioni comprese tra il 28 ed il 30. Lo scorso anno, dopo aver congelato la mia seconda carriera universitaria per potermi iscrivere al Corso di specializzazione sul sostegno organizzato dall’Università degli Studi di Trento, mi sono specializzata ottenendo 29/30esimi nella valutazione finale.

 

Nonostante i sacrifici lavorativi ed economici (nessuna borse di studio nonostante la media alta di voti poiché già in possesso di una laurea, 3000 euro per la specializzazione sul sostegno approvata dalla Provincia dopo una tripla selezione iniziale, due in itinere e una finale, corsi di aggiornamento seguiti ogni anno in provincia di Trento e fuori, soggiorni di studio all’estero di cui l’ultimo in Irlanda la scorsa estate) mi ritrovo ancora precaria nella mia provincia d’origine. Nella disperazione della precarietà più totale e con una figlia di 8 anni a carico, ho tentato la via del concorso fuori provincia.

 

In Veneto ho superato due concorsi ordinari (il cosiddetto Concorsone), quello su scuola comune e quello su sostegno. A Verona, a Treviso, a Mestre ho incontrato insegnanti avviliti come me che, seppur con la vittoria in mano di quello che per un insegnante è “ il concorso per eccellenza”, dovranno trasferirsi temporaneamente fuori sede per poi poter rientrare "in patria" con una stabilità lavorativa. C’è una Provincia, la nostra, che sta perdendo insegnanti meritevoli che verranno reclutati in Veneto e in Lombardia e che, invece di sedersi al tavolo per un dialogo costruttivo al fine di tentare di dipanare la matassa, crea sempre più barriere.

 

Ma quello che condisce il tutto è leggere alcune dichiarazioni o articoli di giornale in cui viene denigrato lo sforzo e il sacrificio individuale di chi, come me, si è sempre spesa nel mondo della scuola cercando di dare il meglio, di chi oltre ad insegnare, si è laureato (una o due volte), ha conseguito master o dottorati di ricerca e ha addirittura superato concorsi ordinari nazionali. Perché nella Provincia di Trento, in cui spesso si parla di merito, è dal 1999 che non viene bandito un concorso ordinario, né su scuola comune né su sostegno? Perché a queste centinaia di docenti precari che da anni lavorano alle dipendenze della Pat non è mai stata data nessuna chance per una stabilizzazione? Perché nella vicina Provincia di Bolzano è stata trovata un’intesa per stabilizzare gradualmente i docenti precari come me? Perché nel resto del territorio nazionale c’è chi, con i miei stessi titoli, è già in ruolo?

 

Ovviamente, se la possibilità di concorrere in tutti questi 17 anni mi fosse stata data, me la sarei giocata fino all’ultimo, evitando magari di “tentare la sorte della stabilizzazione” fuori regione e di uscire dalla porta del mio territorio d’origine e lavorativo per poi rientrare, tra un paio d’anni, dal portone principale.

 

Un’insegnante 34enne trentina precaria di scuola primaria 

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