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Ludwig, il 26 febbraio 1983 a Trento venne ucciso don Armando Bison. Gli fu conficcato in testa uno scalpello con attaccata una croce

Il religioso si stava dirigendo presso il convento dei Venturini quando è stato aggredito da due uomini. A seguire la vicenda fin dal primo momento fu il  giornalista Carlo Martinelli 

Di Giuseppe Fin - 26 febbraio 2017 - 10:28

TRENTO. Alla fine dello scorso anno Wolfgang Abel è tornato ad essere a tutti gli effetti un uomo libero. Era stato condannato a 27 anni insieme al presunto complice Marco Furlan, per essere la “mente” del gruppo neonazista Ludwig, la sigla che in nome di una folle «crociata purificatrice» ammazzò 15 persone tra il 1977 e il 1984.

 

Ed è proprio questa scia di sangue che arrivò anche a Trento con un omicidio che segnò profondamente la città.

 

Stiamo parlando di quello che è accaduto la sera del 26 febbraio del 1983 quando il gruppo Ludwig ferì a morte don Armando Bison, 71 anni, residente nel convento dei padri Venturini.

 

Don Bison aveva appena celebrato la messa nella chiesa del Suffragio e stava ritornando in convento quando ad un certo punto poco prima di entrare, venne aggredito alle spalle da due uomini che gli fracassarono la testa utilizzando un punteruolo con attaccato un crocifisso. Il religioso portato immediatamente in ospedale, morì pochi giorni dopo.

Un omicidio che portò moltissimo sgomento nella comunità trentina anche perché seguiva, a pochi mesi, l'uccisione di altri due anziani religiosi, Gabriele Pigato e Giuseppe Lovato, che vennero massacrati a colpi di martello al rientro da una passeggiata nei pressi del convento di Monte Berico a Vicenza.

 

In servizio quella sera, come praticante all'allora quotidiano “Alto Adige”, redazione di Trento, c'era Carlo Martinelli, che attraverso il proprio blog “Palle di Carta” del gruppo Espresso, pochi anni fa ha raccontato quei primi momenti quando, durante un “giro di nera” venne a sapere quello che era successo.

 

“Al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara – racconta Martinelli nel blog - mi dicono che l’ambulanza ha portato un sacerdote ferito alla testa da dei balordi. No, non è morto. E’ grave, lo hanno colpito con un chiodo”.

 

Le modalità mettono subito in allerta il capocronista che manda Carlo Martinelli in via dei Giardini dove era avvenuta la violenta aggressione. Trafelato e portandosi dietro la macchina fotografica il giornalista arriva sul posto e riesce a passare lo sbarramento della polizia. Ecco cosa si trova davanti.

 

A terra, una borsa nera, un martello e un chiodo lungo, esageratamente lungo” racconta Martinelli. “Non credo a quel che sento: quella è la borsa del prete, gli è caduta. Lo hanno buttato a terra e poi mentre uno lo teneva fermo l’altro con il martello gli ha conficcato il chiodo in testa. Più che un chiodo, uno scalpello e in cima avevano attaccato una croce in legno”.

Padre Armando Bison, per le ferite riportate, morirà pochi giorni dopo, a Verona. L'aggressione venne rivendicata dal gruppo neo-nazista “Ludwig”. Il 28 febbraio 1983 all’Ansa di Milano arriva una lettera. C’è il lugubre simbolo dell’aquila con la svastica e una scritta: “Il potere di Ludwig non ha limiti. Il crocifisso porta la scritta Faba”. Il crocifisso incollato in cima allo scalpello portava quella scritta e solo gli inquirenti lo sapevano.

 

I due furono arrestati il 4 marzo 1984 per il tentativo di incendio alla discoteca Melamara, e indiziati non solo per l'uccisione dei religiosi ma anche per l'incendio al cinema “Eros" di Milano e di una discoteca a Liverpool. 

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