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Operazioni antibracconaggio, sequestrati 350 volatili e segnalate una ventina di persone all'autorità giudiziaria

Hanno preso parte ai controlli 3 Distretti forestali (le aree maggiormente interessate dai controlli sono state la valle dell'Adige, la valle di Non e la bassa val di Sole) per complessive 12 Stazioni forestali

Pubblicato il - 10 July 2017 - 08:26

TRENTO. Sono una ventina le persone segnalate all’autorità giudiziaria a seguito di 9 diverse operazioni svolte anche fuori dal territorio provinciale da parte del Corpo Forestale della Provincia che hanno potato al sequestro di circa 350 turdidi i quali sono stati poi accuditi dal personale forestale secondo le indicazioni fornite dai volontari della Lipu.

 

L’intervento  stato portato avanti assieme ad alcune associazioni ambientaliste. L’attività di controllo è partita già a fine marzo e si è protratta per oltre tre mesi coprendo di fatto tutta la primavera.

Nelle campagne e in alcune nelle aree forestali sono attive in questo periodo le coppie di uccelli dedite alla preparazione del nido, successivamente alla cova delle uova ed infine all’accudimento della prole.

Tra queste sono comuni quelle appartenenti alla famiglia dei turdidi, tordi bottacci (Turdus philomelos) soprattutto, i cui nidiacei vengono utilizzati illegalmente quali uccelli da richiamo per la caccia. Sul mercato nero un singolo uccello da richiamo può arrivare a valere alcune centinaia di euro.


In queste delicate fasi riproduttive gli uccelli  oltre a dover  fare i conti con la predazione naturale, sono presi di mira anche dai bracconieri che sottraggono dal nido i nidiacei per allevarli e venderli poi quali uccelli da richiamo.

 

Il nido, una volta prelevato, viene riposto sommariamente in zaini, borse, o scatoloni per uno stoccaggio temporaneo. Una volta lontano dai siti di prelievo, i nidi vengono posti in scatole o contenitori definitivi, atti al trasporto anche prolungato per centinaia di chilometri con macchine o con furgoni appositamente allestiti.


Scopo dei bracconieri è quello di cercare di tenere in vita nel modo migliore possibile i nidiacei, ben sapendo che la sottrazione alle cure parentali in queste prime settimane di vita causa agli sfortunati volatili stress e difficoltà considerevoli.

Durante le complesse fasi dei controlli effettuati dal personale forestale e di custodia forestale sono stati spesso trovati dispositivi rudimentali per effettuare l'alimentazione forzata dei pulli con impasti di mangimi e qualche larva del tipo impiegato nella pesca, nonché siringhe utilizzate senza l'ago per imbeccare gli uccelli e fornire l'apporto idrico necessario per evitarne la disidratazione. Questo per evitare che i preziosi nidiacei soccombano per fame o sete.


L’operazione messa in campo dal Corpo Forestale della Provincia ha visto la creazione di un sistema di controllo mirato e coordinato che ha permesso di condividere istantaneamente informazioni sull’operato di persone già note per reati analoghi, commessi negli anni precedenti, informazioni anche sull'utilizzo di mezzi e modus operandi dei bracconieri. Hanno preso parte ai controlli 3 Distretti forestali (le aree maggiormente interessate dai controlli sono state la valle dell'Adige, la valle di Non e la bassa val di Sole) per complessive 12 Stazioni forestali. Altri tre Distretti forestali sono stati coinvolti come supporto in aree in cui il fenomeno è più marginale.

 

Come già detto, oltre alla segnalazione all’autorità giudiziaria di una ventina di persone, sono stati sequestrati anche circa 350 turdidi che, poche ore dopo le delicate fasi del sequestro, sono stati consegnati al Cras (Centro recupero avifauna selvatica della Provincia autonoma di Trento, gestito dalla Lipu) di San Rocco di Villazzano.

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