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| 25 ago 2017 | 07:05

Parto in analgesia, Commissione pari opportunità: "Siamo indietro", l'Apss: "Cles a pieno regime, Trento in forte crescita"

La Commissione pari opportunità chiede l'attuazione della legge provinciale 16/2000, modificata nel 2012. Il direttore dell'Azienda sanitaria: "Siamo già operativi. Numeri positivi, ma la strada è ancora lunga"

TRENTO. Botta e risposta tra la Commissione provinciale pari opportunità e l'Apss. "Denunciamo nuovamente il grave ritardo con cui la Sanità trentina affronta la questione del parto in analgesia, malgrado le sollecitazioni pervenute da parte di cittadine e cittadini, ma anche categorie professionali e diversi consigliere provinciali", spiega Simonetta Fedrizzi, presidente della Cpo.

 

Analgesia deriva dal greco e vuol dire 'senza dolore', una pratica che permette di partorire in modo naturale evitando dolore, la percezione e la tolleranza del quale e soprattutto la tolleranza sono fattori comunque estremamente variabili da persona a persona. 

 

"La possibilità di usufruire del parto in analgesia è attivo. Il piano - ribatte Claudio Dario, direttore sanitario dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari - è iniziato quest'anno e i dati confermano un incremento positivo. Chiaro, questo percorso deve essere ulteriormente implementato, ma per il momento siamo soddisfatti".

 

In Trentino il parto in analgesia è previsto nella legge provinciale 16/2000 per la tutela della salute, modificata già nel 2012 e che oggi prevede all'articolo 48bis il rispetto del diritto di libera scelta della donna sulle modalità e sullo svolgimento del parto, la Provincia promuove il parto fisiologico, al fine di favorire l'appropriatezza degli interventi, anche per ridurre il ricorso al taglio cesareo.

 

E dalla conoscenza della modalità di assistenza alle pratiche socio-sanitarie, dall'informazione sulle tecniche antalgiche ai consultori, sono tante le azioni in campo per promuovere questa pratica.

 

"Mentre però l’attenzione della politica resta altissima sui punti nascita - prosegue Fedrizzi - a fronte di stanziamenti cospicui, il tema del parto in analgesia ritorna ciclicamente da anni senza rilevanti variazioni in merito. Nonostante la norma di legge, il parto indolore è assicurato quasi esclusivamente all'ospedale di Cles. E' pratica comune alleviare il dolore per qualsiasi intervento medico, ma non si riesce a garantire tecniche antalgiche durante il parto. Un intervento che rappresenta un atto di civiltà".  

 

Pronta la replica dell'Apss: "La proiezione dei parti in analgesia per questo 2017 - evidenzia Dario - vede Trento chiudere tra i 165 e 180 parti, Cles tra i 110 e 120 e Rovereto tra i 30 e i 40, in quest'ultimo caso si arriva a una cinquantina se si considerano degli interventi tramite pratiche simili. A Cles siamo già a pieno regime, mentre attualmente il Santa Chiara registra circa 130 donne che hanno usufruito di questa modalità contro le 50 dell'anno scorso, mentre l'intenzione è arrivare intorno ai 200 parti nel 2018".

 

E se la Commissione provinciale pari opportunità chiede che venga data attuazione alla legge - anche in coerenza con le raccomandazioni dell’OMS per una tecnologia appropriata per la nascita - garantendo la libertà di scelta consapevole circa le modalità del parto attraverso una corretta, tempestiva e diffusa informazione alle gestanti e allo stesso personale sanitario, ma anche una riorganizzazione degli ospedali e un razionale utilizzo delle professionalità interne, l'Apss rassicura sulle procedure.

 

"La strada - conclude Dario - intrapresa è quella giusta, anche se sicuramente ancora lunga. Tanti sono gli interventi previsti per promuovere questa tipologia di parto, migliorando la formazione e i modelli organizzativi garantendo così la piena sicurezza di partorienti e nascituri. Mi preme però ricordare che ci sono alcuni passaggi che non si possono eludere, come attivare le unità preposte, la valutazione preliminare degli anestesisti e altre procedure che non sempre per si possono mettere in campo per scarso preavviso". 

 

 

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