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Pompiere o piromane? Giovane vigile del fuoco accusato di aver appiccato tre incendi nella Rotaliana

Il pm chiede il rinvio a giudizio per il giovane di Roveré della Luna inquadrato nel Corpo dei Vigili del fuoco del Comune. Accusato anche del rogo che mise in pericolo la vita di una donna, estratta dalle fiamme in tempo per non subire conseguenze

Di Donatello Baldo - 02 giugno 2017 - 11:10

ROVERE' DELLA LUNA. Il 24 febbraio i carabinieri di Trento si erano presentati a casa di un giovane vigile del fuoco di Roveré della Luna con un mandato di perquisizione. Cercavano la prova del suo coinvolgimento nei ripetuti incendi che negli ultimi mesi si ripetevano nel Comune della Rotaliana.

 

Anche ilDolomiti ha dato notizia di questi roghi, quello della notte del 23 dicembre che mandò in fumo una catasta di legna, quello del 10 gennaio al cappotto di una casa Itea e quello di qualche giorno prima quando a bruciare fu il tetto di un'abitazione.

 

Ma l'attenzione della Procura della Repubblica si è concentrata inizialmente su quello del 9 febbraio, forse perché solo di questo aveva in mano prove certe (che dovranno poi essere ovviamente valutate dal giudice). Quel giorno, infatti le fiamme avvolsero un deposito di mezzi agricoli in località Pipelari.

 

Quando partirono le indagini, i carabinieri affermarono questo: “Al momento non emergono elementi per ritenere che l'uomo sia implicato nella serie di incendi che hanno colpito negli ultimi mesi l'abitato di Roverè della Luna mentre è indagato quale presunto autore dell’incendio avvenuto in data 09 Febbraio 2017 che ha distrutto un deposito di mezzi agricoli, causando ingenti danni"

 

Noi siamo a piena disposizione e vogliamo collaborare in tutto e per tutto – aveva affermato l'ispettore distrettuale del Corpo dei Vigili del Fuoco volontari della Rotaliana Matteo Cattani - anche perché se emergesse davvero  che la responsabilità è da ricollegare a uno dei nostri giovani potremmo pensare di costituirci come parte civile per il danno arrecato a tutto il corpo”.

 

Responsabilità che sembrano ormai acclarate, almeno per la Procura, che ha accusato formalmente il giovane pompiere di tre roghi. Quello del 9 febbraio, quello del 2 agosto e quello del 16 ottobre. Nel secondo caso fu messa in pericolo la vita di una donna che fu salvata dalle fiamme grazie alla prontezza e all'eroismo di un vicino.

 

Il giovane pompiere, la cui perquisizione aveva dato esito negativo, è stato immortalato nei pressi di una zona poi colpita dal piromane, fatto che ha portato i carabinieri a procedere con la segnalazione all'Autorità giudiziaria che ricostruendo la sequenza degli incendi ha formulato le accuse.

 

Un altro elemento che ha attirato l'attenzione degli inquirenti, il fatto che il giovane era sempre il primo a presentarsi sul posto quando scattava l'allarme, allarme che in più di un'occasione era lui stesso a lanciare. La difesa ovviante dimostra l'estraneità del suo assistito, affermando che lavorando nel paese, e con a disposizione il cicalino delle emergenze, fosse per lui estremamente più facile arrivare in caserma prima degli altri.

 

Ma la difesa arriva anche dagli stessi Vigili del fuoco: “Siamo una famiglia prima ancora che un corpo dei vigili del fuoco. Il ragazzo che è indagato è molto giovane, sempre puntuale e disponibile. Noi siamo convinti non c'entri niente e fino a prova contraria lo difenderemo sempre”, diceva al tempo delle prime indagini Matteo Cattani. Parole condivise anche al Corpo di Roveré della Luna.

Ora, con la richiesta di rinvio a giudizio, il giovane pompiere, indagato come piromane, dovrà difendersi in tribunale. Il Pm dovrà dimostrare il suo coinvolgimento, mentre il suo avvocato, Filippo Fedrizzi, dovrà difenderlo da ogni accusa. Sarà poi il giudice a decidere se questo giovane pompiere sia in realtà un vero e proprio piromane seriale. 

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