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Profughi, gli abitanti di Soraga dopo l'attentato incendiario: "Quel brutto gesto non ci rappresenta"

Nel piccolo paese della Val di Fassa sono indignati. "E' un gesto isolato, noi non siamo così, siamo pronti ad accogliere"

Di Donatello Baldo - 31 ottobre 2016 - 06:56

TRENTO. "Io l'ho saputo dal telegiornale - ci racconta Anna - e mi sono vergognata tantissimo. Questa non è Soraga, noi non siamo così, e mi dispiace che un'intera comunità debba pagare per il gesto sconsiderato di qualcuno". Nei confronti dell'incendio che ieri ha colpito il luogo dove avrebbero dovuto trovare rifugio alcuni profughi (donne e coppie soprattutto) la condanna è pressoché unanime. Non solo Anna, ma anche Paola, anche Massimo la pensano così. 

 

Sono gli abitanti del comune della Val di Fassa che ieri è stato teatro di un fatto grave, un gesto razzista che ha voluto dire chiaro e tondo che lì i rifugiati non avrebbero dovuto arrivare. "Ma un gesto isolato, l'azione malata di qualcuno senza tesata e senza cuore, perché nessuno che io conosca sarebbe capace di un atto simile", dice un'altra abitante di Soraga. Un gesto isolato che sottolineano tutti, anche Luca Zeni, assessore alle Politiche sociali: "E qui sta la differenza con altre situazioni italiane, dove ci sono gruppi che in modo organizzato si oppongono all'accoglienza. In Trentino abbiamo sempre accompagnato ogni inserimento in modo condiviso sia con gli amministratori che con i sindaci". 

 

Ma Massimo, un altro abitante di Soraga, pur condannando il gesto dice che dell'arrivo dei profughi l'ha saputo dai giornali, che trenta sono forse troppi e che sarebbe meglio distribuirli su tutto il territorio. "Non si è deciso niente, abbiamo soltanto risposto interessati ad una proposta, ad un progetto che ci è stato sottoposto - spiega Zeni - e siamo ancora nella fase preliminare. Si tratterebbe di donne e coppie, ci sarebbe una cooperativa che interagisce con loro e favorisce la relazione e l'integrazione". E anche sul coinvolgimento della popolazione l'assessore è chiaro: "Abbiamo già parlato con i sindaci della valle, abbiamo iniziato un ragionamento complessivo non soltanto riferito a Soraga. Il nostro modo di agire è proprio quello della condivisione e dell'informazione, per questo era nelle cose il coinvolgimento anche della popolazione". 

 

"Se poi ci sono preoccupazioni rispetto alla concentrazione in piccole realtà di numeri importanti di richiedenti asilo - sottolinea Luca Zeni - credo sia legittimo e anzi questa è un'opinione che condividiamo: siamo noi i primi a cercare soluzioni che permettano una distribuzione a piccoli nuclei con cui è più facile l'integrazione".

 

Ma torniamo al paese di Soraga, ai suoi abitanti. Paola è dispiaciuta: "Ne stavo parlando con mio marito e mio fratello, questa cosa dell'incendio non ci appartiene, voglio credere che non appartenga a nessuno sia del paese e nemmeno dell'intera valle. Certo - afferma la donna - possiamo essere anche preoccupati se in una realtà piccola, dall'oggi al domani, arrivano trenta stranieri, ma questo non giustifica in alcun modo quanto è successo - dice con forza - adesso è meglio che queste persone vengano, adesso dobbiamo accogliere questi profughi per dimostrare loro che non siamo tutti così, che noi siamo capaci di accoglierli con tutto il cuore". 

 

Nella comunità di Soraga, da anni, è presente un gruppo di Pachistani. "Ma sono integrati, lavorano tutti, portano i bambini a scuola - ci dicono gli abitanti. - non hanno mai dato problemi, hanno le loro usanze, ma sono gentili, sono bravi". Una ragazza di quattordici anni, alla semplice domanda se sia giusto accogliere i rifugiati risponde subito: "Se sono persone che hanno bisogno di aiuto mi sembra giusto". 

 

 

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