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Quasi cento anni di carcere, arriva la sentenza di primo grado per l'organizzazione di albanesi e tunisini arrestati l'anno scorso

L'intera operazione aveva visto l'intervento della squadra mobile della questura di Trento, la sezione di polizia giudiziaria della polizia di stato, la squadra mobile di Bolzano, Brescia, il reparto prevenzione crimine della Lombardia e le unità cinofile di Padova e ha condotto le forze dell'ordine al sequestro di 4 chili di sostanze stupefacenti tra cocaina e eroina

Pubblicato il - 01 ottobre 2017 - 12:13

TRENTO. Quasi cento anni di carcere: questa la somma delle condanne dopo la sentenza di primo grado che coinvolge un'organizzazione composta da albanesi e nordafricani che avevano un vasto giro di eroina e cocaina sull'asse Cristo Re-Gardolo.

 

Sedici misure cautelari, quindici delle quali in carcere, una agli arresti domiciliari e sei perquisizioni locali per circa una trentina di equipaggi della polizia intervenuti. Erano questi i numeri del maxi blitz nell'operazione 'Ku-je' compiuto dalle forze dell'ordine tra Trento, Bolzano, Brescia e Brindisi a settembre dell'anno scorso.

 

Un'organizzazione composta da albanesi e tunisini, coordinati da Jakub Gjeci, Sajmir Korriku e Erjon Merhani, che avevano il loro asse di traffico tra Cristo Re e Gardolo e che gestiva il rifornimento di pusher e spacciatori di più basso livello.

 

L'intera operazione aveva visto l'intervento della squadra mobile della questura di Trento, la sezione di polizia giudiziaria della polizia di stato, la squadra mobile di Bolzano, Brescia, il reparto prevenzione crimine della Lombardia e le unità cinofile della polizia di stato di Padova e ha condotto le forze dell'ordine al sequestro di 4 chili di sostanze stupefacenti (1,7 di cocaina e 2,2 di eroina).

 

L'indagine era partita a giugno 2015 dal sequestro di alcune sostanze stupefacenti ad un tunisino in Piazza Dante. Da lì in poi era stata aperta l'indagine 'Winek' (dove sei in arabo) che a giugno 2016 aveva portato all'arresto di 14 persone. Da lì le indagini erano risalite a coloro che fungevano da rifornitori degli spacciatori, una rete composta essenzialmente da albanesi. Persone ben inserite nella società trentina, con famiglie, figli, lavori normali e che, per questo, destavano poca attenzione. Molti di loro erano piccoli artigiani o impiegati come autisti di pulmini. La droga, spesso, veniva smerciata in luoghi pubblici stratagemma che non è però bastato ad ingannare le forze dell'ordine.  

 

Al termine dell'indagine, coordinata dalla DDA di Trento, il sostituto Procuratore della Repubblica Davide Ognibene chiedeva ed otteneva 22 provvedimenti cautelari e 9 perquisizioni eseguiti nelle prime ore del 15 settembre da un centinaio di poliziotti, decisi a smantellare questa vasta organizzazione criminale che in poco tempo aveva fortemente inciso nelle dinamiche di spaccio delle sostanze stupefacenti nella città di Trento. Allo stato sono state arrestate 22 persone (6 tra ottobre 2015 e febbraio 2016), 15 denunce a piede libero e 9 perquisizioni personali per un totale di 52 persone coinvolte a vario titolo.

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