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Scritte "Daspo" sopra i negozi gestiti da stranieri e vicino al Punto d'Incontro. Brutti ricordi e pessimi segnali

La scritta è stata fatta vicino al Kebab di piazza Garzetti e al calzolaio di vicolo seconda androna e poi in via Travai. Il calzolaio Belhassen: "Meglio dirlo alle forze dell'ordine. Non si sa mai. Lo hanno fatto perché sanno che sono praticamente l'unico straniero qui" 

Di Luca Pianesi e Giuseppe Fin - 31 July 2017 - 06:14

TRENTO. Le scritte sopra le vetrine e sui muri delle attività commerciali non sono mai un bel segnale, anzi. Rievocano ricordi orribili, momenti bui, paura. Raccontano di razzismi sopiti, nascosti nella brace dell'odio, che esplodono all'ombra della notte e incendiano le vite di chi al mattino si trova "marchiato", segnato in ciò che lo rappresenta di più: il suo lavoro. Forse è un caso, vogliamo sperarlo. Però la scritta nera "Daspo" sotto l'insegna "Calzolaio" o sul muro a fianco a quella di "Kebab" nella stessa via (vicolo della Seconda Androna) in pieno centro, tra piazza Garzetti e viale Mazzini non sembrano un caso. Sono le uniche due attività gestite da stranieri nella zona. E la scritta si ripete con violenta insistenza in via Travai, la via del Punto d'Incontro (la struttura che aiuta i senza tetto, chi ha bisogno di accoglienza, di un pasto caldo) sugli specchi segnaletici, sui bidoni, sui muri (proprio sotto il nome della via) ma anche sull'insegna dell'Istanbul Kebap Pizza.

 

Parlando con Belhassen, il gestore del negozio da calzolaio di vicolo della Seconda Androna, si nota sul suo volto un misto di stupore e agitazione. Gli indichiamo la scritta. "Ho visto - ci dice - ma cosa vuol dire?". E' il provvedimento con il quale si allontana chi fa 'casino' in città, gli spieghiamo, e in questo momento è indubbiamente associato agli immigrati, ai profughi, agli stranieri (vallo a spiegare a Belhassen che serve anche per allontanare chi deturpa la città e che quindi chi lascia questi squallidi graffiti dovrebbe essere il primo a riceverlo).

 

Lui resta in silenzio per un po', pensa mentre guarda la scritta. Poi le rughe del viso, tipiche di chi riflette, si allentano, il volto si apre e dice: "Meglio che lo segnalo alle forze dell'ordine. Non si sa mai. Se lo hanno fatto a me è perché sanno che sono praticamente l'unico straniero qui. Brutto, molto brutto. I primi tempi mi mettevano la colla Attack nella serratura. Mi facevano questi dispetti. Poi grazie alle forze dell'ordine siamo riusciti a farli smettere. Però non si sa mai".

Daspo, le scritte da via Travai ai negozi di vicolo seconda androna

 

Pipistrelli lui li chiama, perché agiscono nell'ombra, durante la notte. Stronzi, li definiamo noi e il perché non serve nemmeno spiegarlo. Nessuna giustificazione. Nessun se e nessun ma. Belhassen ha quattro figlie e tre sono anche nate in Italia (lui è qui da 23 anni). Abbiamo raccontato la sua storia in passato ed è una persona che lavora, si spacca la schiena e si impegna. Noi questo vediamo e questo sappiamo. E pensiamo vada aiutato, sostenuto soprattutto nella sua attività. "Però sai tira una brutta aria - conclude con una smorfia - sono qui da un quarto di secolo e adesso sento che c'è tanta rabbia, tanta cattiveria in giro. Non era così fino a pochi anni fa. Anche qui a Trento".

 

Intanto la polizia è stata allertata. La situazione verrà tenuta sotto controllo. Perché i pipistrelli, si sa, con il buio, riscappano fuori, se poi sono pure stronzi, non ne parliamo.          

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