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Senza una gamba raggiunge anche la vetta dell'Aconcagua. Coradini, Pedranz, Massimiliano e Giovanni Gasperetti scalano "l'uomo nero"

"Ci siamo alzati alle 6.30 e dopo aver sciolto la neve per la colazione e per creare i liquidi da portarci dietro, siamo partiti alle 7.45. Intorno alle 15 è VETTA!!". I quattro trentini hanno domato i 6.962 metri della montagna più alta delle Americhe. Una grande avventura e una nuova impresa per l'alpinista disabile di Rallo

I quattro nonesi sulla cima dell'Aconcagua
Di Luca Pianesi - 24 febbraio 2017 - 12:02

MENDOZA. "VETTA!". Hanno festeggiato con questa esclamazione, postata su Facebook, i quattro nonesi che tre giorni fa sono riusciti ad arrivare in cima all'Aconcagua: 6962 metri, la montagna più alta di tutta la Cordigliera Argentina e delle Americhe. Un colosso che da sempre incute timore reverenziale in alpinisti e abitanti dalla zona protagonista, lo ricorderanno i più giovani (ma anche i meno giovani visto che il cartone era del 1944), di un celebre film Disney, "Saludos Amigos" dove il monte viene descritto come "il maestoso monarca, l'Aconcagua, l'uomo nero, il castiga aeroplani".  

 


 

Ebbene la montagna, che solo otto anni fa aveva inghiottito le vite di altri due alpinisti italiani, Elena Senin e la guida Federico Campanini, questa volta è stata domata dall'alpinista disabile Gianfranco Corradini (di Rallo), da Massimiliano Gasperetti (di Tuenno) atleti Montura, Stefano Pedranz (di Fondo) e Giovanni Gasperetti (di Tuenno).  "Dopo due giorni al campo base - questa la descrizione fatta dai quattro trentini su Facebook - venerdì (era il 17 ndr) nonostante il tempo non bello abbiamo deciso di salire al Campo2, 5500 metri. Arrivati in mezzo ad una bufera, ci siamo rifugiati nelle tende già piazzate (per fortuna) il martedì! Sabato mattina, nonostante ci fosse ancora vento, era sereno. Siamo quindi partiti alla volta del Campo3, m. 6.000! Arrivati verso le 11 abbiamo montato le tende. La nostra intenzione (se avessimo trascorso la notte discretamente), era quindi tentare la cima l'indomani, quando il meteo dava bello".

 

"Molti alpinisti - prosegue - sono partiti verso la vetta già alle 4.00 del mattino, ma noi abbiamo preferito evitare il freddo, ci siamo alzati alle 6.30 e dopo aver sciolto la neve per la colazione e per creare i liquidi da portarci dietro, siamo partiti alle 7.45. Giornata fantastica senza vento. Arrivati in cima poco prima delle 15.00. Probabilmente ci sarebbe servito qualche giorno di più per acclimatarci meglio, ma va bene così! Tutti in vetta, la cosa più bella! Siamo rimasti lì quasi un'ora, poi discesa. Arrivati al Campo 3 prima delle 19, abbiamo preparato cena e poi via in tenda. Lunedì siamo scesi al Campo base dove la Inka expedition ci ha festeggiato con spumante! Martedì poi partenza alle 10.00 e dopo 26 km di caldo e polvere, siamo usciti dal parco, dove un pulmino ci ha recuperato e riportati a Mendoza...".

 


 

"Ecco il gruppo al completo in vetta - ha scritto su Facebook Corradini -. Un ringraziamento speciale va a ai compagni di spedizione e amici Stefano, Massimiliano e Giovanni per avermi supportato (e sopportato) anche in questa avventura! Senza di voi nulla di tutto ciò sarebbe possibile, grazie!". Non sarebbe possibile perché Federico è senza una gamba. Lui stesso si descrive così sul sito Montura: "Nel 1977 ho avuto un incidente motociclistico nel quale ho perso interamente la gamba sinistra e subito fratture e lesioni agli altri arti. Da molti anni faccio parte del mondo dello sport, dapprincipio come dirigente e poi, con graduale inserimento nella società e l’esperienza acquisita, come atleta diversamente abile. Da oltre quindici anni pratico lo sci di fondo, sport nel quale ho già avuto buoni risultati vincendo sette titoli italiani e numerosi piazzamenti nella categoria disabili tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione del Centro Protesi Inail di Vigoroso di Budrio (BO) una delle cliniche più all’avanguardia d’Europa".

 

Ma non è tutto: Corradini pratica il ciclismo, usando sempre un arto artificiale specifico in via di sperimentazione, e, soprattutto l'alpinismo. "Dove ho avuto grandi soddisfazioni - prosegue - disciplina nella quale ho raggiunto risultati insperati compiendo numerose ascensioni con l’ausilio di protesi o stampelle, nella mia regione, in Italia e stati limitrofi raggiungendo diverse cime tra le più alte e impegnative d’Europa come: Monte Bianco, nel Gruppo del Rosa cima Gnifetti, in Svizzera Cima Bishorm,Cima Burnabye,Weissmies, in Austria Gross Lochner,Piz Buin, cima Ortles e Gran Zebru e extra-Europee in Perù Nevado Paria, Nevado Pisco e Alpamayo definita una delle più belle montagne al mondo, in Russia il monte Elbrus la più alta cima del Caucaso Russo, in Bolivia Huayna Potosy cima sud e cima nord e il Nevado Illimani. Con una protesi specifica per l’alpinismo ho compiuto diverse ascensioni per le vie nord ( pareti di ghiaccio e neve con pendenze che sfiorano il 70 %) Presanella, Cristallo, Marmolada, Pasquale e altre. Questi traguardi forse considerati impossibili per il mondo dell’handicap sono stati invece raggiunti con grande sacrificio e impegno, impiegando tecnologie innovative e materiale all’avanguardia".

 

E ora anche l'Aconcagua, l'uomo nero, il maestoso monarca, è stato conquistato dall'alpinista di Rallo e dai suoi tre amici. 

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